lunedì , 24 settembre 2018
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Jean-Claude Juncker, Li Keqiang © European Commission

Cina e UE, partner in cerca di opportunità

Lunedì 29 giugno Li Keqiang, Primo Ministro cinese, ha partecipato a Bruxelles all’annuale business summit tra UE e Cina. Nella conferenza stampa finale, il premier Li ha citato la Grecia, sottolineando come sia importante che il paese resti nell’area euro. Non si tratta di una dichiarazione disinteressata: nel 2008 la compagnia di stato cinese COSCO ha acquisito il controllo di parte del Pireo, quadruplicando il traffico di container in 4 anni. Il nuovo governo Tsipras ha frenato sulla privatizzazione di quella parte del porto che per adesso rimane pubblica, ma l’interesse cinese non e’ diminuito. In effetti, da quando Pechino ha iniziato a investire, il Pireo e’ riuscito a strappare qualche contratto ai grandi porti del nord Europa, Anversa e Rotterdam. La società informatica Americana Hewlett-Packard, per esempio, ha scelto il Pireo come porto di transito per le proprie spedizioni dall’Asia. Per rendere il porto davvero competitivo sarebbero però necessari ulteriori investimenti infrastrutturali, per migliorare il collegamento ferroviario con il resto dell’Europa. Anche su questo si gioca una parte della cooperazione tra Cina e Unione Europea.

Il Piano Juncker e la nuova via della seta

La Nuova Via della Seta, conosciuta anche come “One Belt, One Road” (OBOR), è un progetto del governo cinese per migliorare i collegamenti infrastrutturali tra le regioni più produttive della Cina e l’Europa, attraverso la realizzazione di due linee: una terrestre, che attraversa l’Asia centrale e arriva in Europa orientale, per passare in Germania e terminare ad Anversa, e una marittima, che passa dall’India e dal Mar Rosso per finire nel Mediterraneo e collegarsi a quella terrestre – una strada e una cintura, appunto. I finanziamenti per realizzare questo imponente progetto dovrebbero arrivare da un fondo di 40 miliardi di dollari istituito appositamente e chiamato Silk Road Fund, oltre che dalla nuova Asian Infrastructure Investment Bank – AIIB. Gli investimenti cinesi in infrastrutture arriveranno fino al cuore dell’Europa, incontrandosi così con un altro ambizioso piano di investimenti, il piano Juncker. Il premier Li, durante la conferenza stampa di lunedì scorso, ha annunciato che la Cina è pronta ad investire nel piano, magari sottoscrivendo una quota del capitale del Fondo Europeo degli Investimenti Strategici (EFSI, dalla sigla in inglese), il meccanismo approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio per mobilitare 315 miliardi di euro di investimenti nei prossimi tre anni. La partecipazione cinese nel piano potrebbe allora finanziare quelle opere utili a completare la Nuova Via della Seta, agganciandola all’Europa continentale. Un esempio è la linea ferroviaria tra Grecia (ovvero, tra il porto del Pireo) e Germania, che i cinesi avevano già annunciato di voler realizzare.

Il ruolo della AIIB

Infine, c’è la nuova Asian Infrastructure Investment Bank, AIIB, che proprio la scorsa settimana ha visto chiudere le negoziazioni per lo statuto. La banca, fortemente voluta dalla Cina in seguito al fallimento del processo di riforma della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale – la Cina che domandava più poteri di voto, proposta bocciata dal Congresso Americano – avrà un capitale di circa 100 miliardi di dollari e finanzierà progetti infrastrutturali in Asia. Secondo una stima della Asian Development Bank, l’Asia ha infatti bisogno di 8 triliardi di dollari di investimenti, fino al 2020, in infrastrutture. I cinesi non vogliono lasciarsi sfuggire questa possibilità, e con loro nemmeno gli Stati europei, che hanno scelto di partecipare al capitale della AIIB nonostante la richiesta di Washington di rimanerne fuori. Persino l’Australia, storico alleato statunitense, ha annunciato che sottoscriverà 700 milioni di dollari del capitale della AIIB, diventando così il quinto paese contributore. Il primo, neanche a dirlo, è la Cina, con circa 30 miliardi. Gli europei sperano che la banca possa essere un’occasione per finanziare grossi progetti in cui le imprese europee potranno partecipare, ma si sono mossi in maniera poco coordinata e divisa, senza coinvolgere le istituzioni dell’Unione. Forse perché l’UE e’ al momento indaffarata con ben altri problemi domestici. Una chiusura in sé stessa che ai cinesi non e’ sfuggita, nel corso del summit del 29, visto che Juncker non ha potuto presenziare la mattina, impegnato con la crisi Greca. “Non so come scusarmi”, ha esordito il Presidente della Commissione, nel pomeriggio, davanti a Li Keqiang.

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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