martedì , 18 dicembre 2018
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I membri del Consiglio Direttivo della BCE, riuniti a Napoli il 2 ottobre (Photo by ECB on Flickr)

Draghi svaluta l’euro, i mercati puniscono l’Europa

Giovedì 2 ottobre 2014 è stata una giornata campale sui mercati europei. Più di 200 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati e la borsa di Milano che capitola con un -3,75%, con solo un piccolo recupero nella giornata di venerdì. Cerchiamo allora di capirne le ragioni.

La maggior parte della stampa si trova concorde nell’affermare che i mercati sono stati delusi dalle misure annunciate dal Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a termine del Consiglio Direttivo tenutosi eccezionalmente a Napoli. La verità è che la situazione è esattamente all’opposto: Draghi ha annunciato troppo.

Dopo il taglio dei tassi d’interesse  ai minimi storici in occasione delle precedenti riunioni del Consiglio Direttivo, l’avvio del primo round dei T-Ltro (prestiti alle banche vincolati all’utilizzo dei fondi per credito alle imprese) e l’annuncio degli acquisti di Abs e Covered Bond, si attendeva per la giornata di ieri che Draghi svelasse importi e orizzonti temporali delle operazioni. Gli annunci non sono mancati. Il bilancio della BCE dovrebbe gonfiarsi progressivamente dagli attuali 2.000 miliardi di euro di attivo fino a toccare i 3.000 miliardi. La BCE potrà inoltre acquistare ben il 70% dei Covered Bond e Abs ad alto rating ma solo il 30% di quelli a basso rating come quelli made in Grecia e Cipro.

Le politiche monetarie espansive di acquisto bond e Abs dureranno ben 2 anni, mentre l’ultimo T-Ltro quadriennale verrà lanciato nel giugno del 2016. Insomma, complessivamente sono state dispiegate misure espansive che avranno effetto fino al giugno 2020. Un orizzonte temporale veramente lungo.

Ma non è tutto. Se consideriamo che nello stesso periodo (2014-2020), la Federal Reserve americana e la Bank of England non solo termineranno il programma di acquisto titoli, ma alzeranno progressivamente i tassi di interesse, è chiaro che nei prossimi sei anni assisteremo a un boom dell’offerta di euro sui mercati finanziari insieme ad una contrazione dei bilanci di Fed e Boe. Tutto ciò significa che l’euro è destinato a svalutarsi progressivamente per un lungo periodo di tempo.

Il trend era chiaro già da alcuni mesi, durante i quali il tasso di cambio con il dollaro è sceso dagli 1,36-1,38 di questa primavera fino a 1,25, svalutandosi perfino in un arco temporale in cui la Fed aumentava la massa monetaria e la BCE prometteva misure future.

Ora che la situazione si è ribaltata e la banca centrale americana è pronta a ridurre l’offerta di dollari, è lecito aspettarsi un’ulteriore discesa, che potrebbe anche portare verso l’1,10 nel 2015 e perfino alla parità 1:1 nel 2016. Gli esportatori europei possono brindare e con loro le banche, che avranno accesso a liquidità praticamente infinita ancora a lungo.

Ma allora perché il crollo dei mercati? Gli investitori stranieri troveranno sempre meno attraente investire in asset in una valuta destinata a deprezzarsi e questo li conduce a spostare i propri capitali in lidi più sicuri. Contemporaneamente, gli investitori europei sono più incentivati a vendere asset delle proprie nazioni e spostare quote di capitale in valute dalla forza crescente. Proprio quello che è successo nell’ultimo anno, con la fuga dei fondi di investimento giapponesi verso l’Europa a seguito delle pesanti svalutazioni innescate dalla Abenomics.

Sta per iniziare quindi una sfida molto interessante per i Paesi e le imprese dell’eurozona. I primi dovranno riuscire a creare un clima favorevole agli investimenti, le seconde a realizzare progetti ad alto valore aggiunto. La svalutazione dell’euro e le possenti iniezioni di liquidità non basteranno senza adeguati piani di riforma dei sistemi economici, come per altro Draghi ripete da mesi ormai come un mantra.

Una sfida che anche l’Italia non può perdere, se non vuol trovarsi nei prossimi anni Venti a ragionare di un altro decennio perduto per il nostro Paese e per l’Europa.

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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