lunedì , 17 dicembre 2018
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Photo © (Mick Baker)rooster - www.flickr.com, 2013

Grecia, le proposte di Tsipras sul debito

Martedì, durante la conferenza stampa a seguito dell’incontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il premier greco Alexis Tsipras, il capo di governo italiano ha scherzosamente regalato una cravatta al suo omologo ellenico. La sfida della cravatta prevede che il giorno in cui la Grecia uscirà definitivamente dalle tempeste della crisi economica e finanziaria, Tsipras si presenterà di fronte alle telecamere sfoggiando il capo di abbigliamento italiano.

Come è strutturato il debito greco

Il cuore della questione rimane la sostenibilità del debito greco. Paurosamente vicino alla soglia del 175% sul PIL, anche dopo il primo haircut (taglio selettivo) ammonta complessivamente a 315 miliardi di euro. Di questi, circa 60 miliardi di euro sono stati erogati da Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI).  190 miliardi circa invece provengono dal piano di aiuti degli Stati europei e da quelli erogati da EFSF ed ESM (i fondi Salva-Stati). Il resto sono bond emessi sul mercato e comprati da privati.

Secondo la piattaforma programmatica del premier Tsipras e del Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, allo stato attuale l’indebitamento greco è insostenibile e le misure imposte dalla Troika non aiutano il Paese a tornare su un sentiero di crescita, che alleggerirebbe il peso del debito. Di conseguenza, nella prima settimana di governo, è stato congelato il piano di privatizzazioni, la cui applicazione era tra le condizioni della Troika per l’erogazione dell’ultima tranche di aiuti entro il 28 febbraio.

Se da una parte il nuovo governo greco si rifiuta di applicare la ricetta di risanamento dei conti pubblici richiesta dai partner internazionali, dall’altra cerca di ottenere nuovi sconti sul debito pregresso. Ad oggi, i 250 miliardi di euro prestati alla Grecia da soggetti pubblici hanno un tasso di interesse bloccato fino al 2020. Dal 2021 inizierà a venire applicato un tasso dell’1,5% all’anno. La scadenza media del debito invece è situata in una fascia temporale di 32 anni. Tuttavia 11 miliardi di dollari dovranno essere restituiti al FMI già quest’anno in due rate con scadenza 15 marzo e 15 giugno. Oltre a questi, la Grecia dovrà restituire alla BCE 6,7 miliardi di euro in due tranche (20 luglio e 20 agosto).

Le proposte di Tsipras

L’offensiva di Tsipras e Varoufakis punta a trasformare i debiti verso i partner europei e internazionali in bond liberamente scambiabili sul mercato secondario. In particolare, tramutare quelli detenuti da FMI e BCE  in titoli perpetui (senza scadenza e senza rimborso delle quote in conto capitale) con un tasso di interesse molto basso. I bond in mano agli altri Stati europei, invece, prevederebbero la restituzione del capitale, legando il pagamento degli interessi al tasso di crescita del PIL greco (+0,6% di crescita equivarrebbe al pagamento dello 0,6% annuo). In questo modo, secondo il nuovo governo greco, si incentiverebbe l’UE a chiudere il capitolo dell’austerità e puntare su un piano di crescita e investimenti che gioverebbe sia alla Grecia che agli altri Stati.

I margini di manovra della trattativa sono però abbastanza stretti. Difficilmente la BCE potrà accettare la conversione del debito greco in bond perpetui, dal momento che la facilitazione potrebbe essere interpretata, secondo i Trattati, come finanziamento diretto del debito pubblico di uno Stato, ad oggi vietato. Anche per l’UE sarebbe complesso accettare una conversione del debito così innovativa, ma macchinosa.

Il compromesso possibile con la BCE

Inoltre, a sparigliare le carte, è arrivata la decisione della BCE di non accettare più i titoli greci come garanzia. Il punto di compromesso oggi più probabile, dati i tempi stretti, potrebbe quindi tradursi in un cosiddetto “calcio al barattolo”. I prestiti non verrebbero convertiti, ma le scadenze complessive verrebbero allungate, le principali tranche di restituzione spostate in avanti di alcuni mesi e l’applicazione degli interessi rimandata di qualche anno. Se un compromesso venisse raggiunto, molto probabilmente la BCE uscirebbe dalla Troika (le discussioni all’interno del Direttivo sono già iniziate) e potrebbe cominciare ad acquistare titoli greci sul mercato secondario nei programmi di Quantitative Easing e OMT.

Allo stesso tempo, Tsipras presenterebbe la vittoria al suo elettorato senza spaventare gli altri Stati europei con lo spauracchio del default. Nel frattempo, con il passare dei mesi, le politiche monetarie espansive della BCE e il piano di investimenti di Juncker potrebbero far veramente ripartire il PIL greco, archiviando così le ansie e le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito che hanno inquinato la stabilità dei mercati finanziari negli ultimi cinque anni.

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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