martedì , 20 novembre 2018
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Photo © Institute for Money, Technology and Finance, 2010, www.flickr.com

Hawala e rimesse: in bilico tra tradizione e illiceità

In un sistema economico governato dalle banche, appare inverosimile la permanenza di modalità di trasferimento del denaro legate alla fiducia. Eppure una di queste è l’hawala, istituto parte della finanza islamica, in cui sussiste il divieto di interessi sui prestiti.

Come funziona l’hawala

Nota anche come money trasfer without money movement, l’hawala ha un funzionamento quanto mai elementare: colui che vuole trasferire il denaro si rivolge ad un hawaladar che riceve i soldi; quest’ultimo ricorre ad un altro hawaladar che si trova nel luogo di destinazione e che liquiderà il denaro al beneficiario, quarto ed ultimo attore del sistema. Lo spostamento dei fondi avviene senza strumenti cambiari ed è garantito solo da una ricevuta, un simbolo che il primo hawaladar consegna all’ordinante affinché il beneficiario possa utilizzarlo per riscuotere il denaro dal secondo hawaladar.

Il guadagno per i mediatori consiste nella commissione concordata col cliente. È evidente come la rete dei broker hawala si fondi esclusivamente sull’onore e sulla compensazione con operazioni inverse tra gli operatori. Grazie alla sua informalità, l’hawala elude i controlli valutari e le tasse governative offrendo al cliente un servizio veloce e conveniente, che prescinde dalla distanza, non richiede documenti di identificazione ed è scevro dalle ingenti commissioni bancarie, essendo quella dovuta ai broker molto inferiore.

L’hawala in Somalia

La possibilità di aggirare il tasso di cambio ha indotto gli immigrati a fare dell’hawala il meccanismo prediletto per trasferire le risorse finanziarie alle proprie famiglie. Uno dei Paesi maggiormente sostenuto dalle rimesse è la Somalia. Dall’inizio della guerra civile nel 1991, si stima che circa 1 milione di cittadini somali abbia lasciato il proprio Paese, pur continuando a sostenerlo economicamente e politicamente. Le rimesse della diaspora somala rappresentano una grossa percentuale del PIL del Paese e in parte vengono veicolate tramite l’hawala, anche per costruire infrastrutture, avviare attività produttive o distribuire in termini più efficaci e capillari gli aiuti umanitari.

All’inizio del 2015 però, la Banca Commerciale della California ha deciso di chiudere tutti i rapporti con le compagnie private di trasferimento fondi verso la Somalia sferrando un duro colpo all’economia del Paese. Lo scopo è contrastare il terrorismo e il riciclaggio che hanno trasformato l’hawala da sistema atavico di trasferimento fondi in un meccanismo criminale e di sostentamento delle cellule terroristiche. Il “Black hawala” ha iniziato a preoccupare le Nazioni Unite sin dal 2001, quando la compagnia somala di rimesse Al-Barakaat è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche poiché ritenuta affiliata della cellula somala di Al-Qaeda, Al-Shabaab.

L’Europa

Reputata la cassaforte dell’organizzazione, in grado di girargli 25 milioni di dollari l’anno, il Consiglio dell’Unione Europea, in applicazione delle norme regolamentari settoriali, ha provveduto al congelamento dei beni di Al-Barakaat, ponendo il divieto di spostare, trasferire, alterare o utilizzare i capitali. Invero, l’ordinamento comunitario è apparso incapace di contemperare il rispetto dei diritti individuali e collettivi con la lotta al terrorismo. Al-Barakaat ha proposto un ricorso che è stato accolto dalla CGUE, la quale ha affermato la tutela dei diritti fondamentali alla vita, libertà ed integrità personale anche nelle procedure di listing, paventando, in caso contrario, un ingiusto danno materiale o morale.

Al contrario, nella sentenza di primo grado, il Tribunale aveva escluso la mancanza di garanzie nei criteri di formazione delle liste, affermando che le misure, seppur restrittive della proprietà privata, non potevano ledere i diritti fondamentali garantiti dalla CEDU. Già nel 2001, in risposta ad un’interrogazione, il Parlamento Europeo escludeva che l’hawala fosse di per sé illegale, tanto da essere regolarmente utilizzato dalle ONG umanitarie.

Eppure, in Europa, la sedimentazione della rete hawala pare aver superato il limite della liceità. Ad esempio, l’intelligence spagnola ha riscontrato che i 300 sportelli hawala sparsi tra Barcellona, Bilbao, Valencia e Madrid, trasferiscono ogni anno a favore dell’ISIS i risparmi di oltre 150.000 musulmani. La necessità di un intervento appare quindi evidente, anche se una totale interdizione dell’hawala rischierebbe di avere effetti negativi solo sulle popolazioni più povere, come quella somala, e non sulle organizzazioni terroriste. L’ideale sarebbe implementare la tracciabilità del denaro anche nell’hawala, senza per questo rinunciare del tutto alla sua flessibilità.

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L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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