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I benefici economici dell’immigrazione

Le rimesse svolgono infatti un ruolo fondamentale nello sviluppo economico dei Paesi in via di sviluppo e contribuiscono all’ampliamento della ricchezza del mercato estero, tramite un arricchimento di parte dei suoi consumatori. Lo stesso mercato che in futuro potrebbe accogliere prodotti e servizi prodotti da imprese europee. Inoltre, secondo la Banca Mondiale, il sistema delle rimesse prevede, nella maggior parte dei casi, obblighi di trasparenza quali l’apertura di conti in banca sia da parte di chi invia denaro, sia da parte di chi lo riceve. Questo migliora l’integrazione e lo sviluppo dei servizi finanziari in entrambi i Paesi.

Un altro capitolo controverso riguarda la tendenza, nel sistema economico di destinazione, alla contrazione del costo del lavoro a seguito di intense ondate migratorie. In particolare, gli immigrati con scarse qualifiche professionali tendenzialmente sono disposti a lavorare ricevendo un salario più basso rispetto ai cittadini già residenti nel Paese di arrivo. Da una parte si crea un enorme vantaggio per le imprese (principalmente nel settore manifatturiero e del settore edile), che vedono scendere progressivamente il capitolo di spesa “costo del personale”. In una condizione di concorrenza, il circolo virtuoso permetterebbe di spingere al ribasso il tasso di inflazione e creare vantaggi per la collettività dei consumatori. D’altra parte però, il fenomeno erode reddito e occupazione dei cittadini nazionali con scarsa qualifica professionale.

Per limitare gli effetti deleteri dovrebbe quindi intervenire il legislatore con diverse misure. Fra queste, la più efficace consiste nello spostare il carico fiscale dal lavoro ai consumi e di conseguenza tagliare le tasse sui bassi redditi e inasprire quelle sul valore aggiunto. Grazie alle tendenze deflazionistiche in atto, una maggiore IVA non danneggerebbe enormemente la propensione all’acquisto dei consumatori, mentre una minore tassazione sui redditi bassi permetterebbe un aumento dell’occupazione, dei consumi da parte delle persone a basso reddito e sosterrebbe ancora più il circolo virtuoso del calo dei costi del lavoro per le imprese.

Infine, l’ultimo effetto sistemico dell’immigrazione sull’economia di uno Stato riguarda l’afflusso di lavoratori specializzati, con alta qualifica professionale o con la volontà di investire nel Paese in cui intendono stabilirsi. Per queste categorie di persone è sempre stata lasciata aperta una corsia preferenziale da parte degli Stati europei, il che è comprensibile. Le prime due figure in particolare sono in grado di elevare il potenziale innovativo del sistema economico ed agevolare la transizione verso attività ad alto valore aggiunto. La figura dell’investitore, invece, porta vantaggi immediati per l’intera economia. Aumenta infatti la liquidità del sistema finanziario e, se deciso ad investire nell’economia reale, agevola l’aumento dell’occupazione.

Insomma, dopo aver elencato tutte le conseguenze positive dell’immigrazione per l’economia dell’Europa, occorre cercare di capire a livello quantitativo a quanto ammontano questi benefici. Purtroppo la maggior parte degli studi sono stati portati avanti a livello di singolo Stato membro. Pur mancando un dato aggregato e uniforme, i dati sono comunque sufficienti per avere un’idea ben precisa del loro effetto cumulato, se trasposti a livello europeo. Per esempio, secondo uno studio dell’ILC (International Longevity Centre), l’Europa avrebbe bisogno, rispetto ai flussi attuali, di ulteriori 11 milioni di immigrati entro il 2020 per assicurare la sostenibilità dei sistemi pensionistici dei suoi vari Paesi.

Secondo una ricerca di Harvey Nash e del CEBR (Centre for Economics and Business Research), invece, se il Regno Unito mettesse un freno ai flussi migratori, il suo PIL calerebbe dal 2% al 6,7% in base all’asprezza delle politiche attuate. Lo stesso studio ha calcolato che se il Regno Unito uscisse dall’UE, diventerebbe una meta meno ambita per gli immigrati europei e il suo PIL calerebbe del 2%, mentre la sua popolazione in età lavorativa dell’1,9%.

L’immigrazione è dunque per l’Europa un’autentica miniera d’oro che purtroppo non è visibile da tutti i cittadini europei. I fenomeni migratori sono fondamentali, ma spesso spaventano quella parte di popolazione che si sente vulnerabile ai suoi effetti collaterali. Questo non è altro che un richiamo alla politica nazionale ed europea a mettere velocemente in campo i correttivi adeguati, in modo da accentuare il godimento dei benefici derivanti dall’immigrazione e ridurne gli effetti avversi.

In foto una manifestazione di lavoratori immigrati organizzata dalla FIOM-CGIL in provincia di Napoli (Foto: Flickr/Eugenio).

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Tesoriere dell'associazione culturale Osare Europa.

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