martedì , 20 novembre 2018
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Bundesbank
Il Presidente della Bundesbank Weidmann © Bankenverband - www.flickr.com, 2014

La Bundesbank difende le politiche della BCE

Lo scorso mese, la Banca Centrale Europea è tornata ad agire sul mercato finanziario europeo, per contrastarne la debolezza ed impedire il crollo dell’inflazione attraverso l’adozione di forti misure di politica monetaria. Queste sono andate a modificare il livello dei tassi d’interesse, apportandovi un taglio significativo. I tassi delle maggiori operazioni di finanziamento del ‘Sistema euro’ da parte della BCE hanno subito un abbassamento di 5 punti base, fino a raggiungere lo 0.25%. Stessa sorte è toccata anche a quelli che riguardano le operazioni di prestito bancario condotte dalla Banca Centrale.

Infine, i tassi d’interesse sui depositi, che le varie banche centrali nazionali possiedono nel caveau dell’Eurotower, hanno subito il taglio maggiore. La riduzione ha toccato i 10 punti base e questo ha comportato un tasso d’interesse negativo di – 0.4 punti percentuali. Il Consiglio Direttivo della BCE ha anche innalzato, da 20 a 80 miliardi, l’ammontare dei titoli di Stato che saranno acquistati mensilmente da Francoforte sotto l’egida del Quantitative Easing.

Le aspre critiche tedesche e la dura reazione di Schäuble

Jens Weidmann, Presidente della Deutsche Bundesbank dal 2011, ha espresso la sua contrarietà all’interventismo di Francoforte ed alle misure adottate. Weidmann si è dichiarato “non convinto” dal pacchetto ed ha messo in guardia dal pericolo che può derivare dal “sottovalutare i rischi di una politica monetaria fatta con strumenti non convenzionali”. Il numero uno della Banca Centrale tedesca ha anche affermato che i tassi d’interesse eccessivamente bassi e l’acquisto massiccio di titoli di Stato “alleviano le pressioni su quei Paesi che devono fare riforme e consentono loro di finanziarsi a prezzi che non riflettono i rischi”.

Decisamente più duro è stato il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che ha fortemente criticato le misure della BCE, definendole “calamitose”, in quanto un’eccessiva creazione di moneta non avrebbe altro effetto che la formazione di nuove bolle speculative nel già tormentato mercato finanziario europeo. Il Ministro, inoltre, ha affermato che l’eccessivo abbassamento dei tassi, voluto da Draghi, colpirà i margini di profitto delle banche commerciali europee (e parte della missione della BCE è quella di salvaguardare la stabilità anche di queste ultime).

L’attacco più aspro, però, ha interessato la sfera politica. Schäuble ha dichiarato che le azioni intraprese non sono altro che un “sequestro”, de facto, dei risparmi dei cittadini tedeschi e sono da considerarsi corresponsabili della preoccupante ascesa del partito estremista anti-immigrazione ‘Alternative für Deutschland’.

La difesa di Draghi da parte di Weidmann e la Bundesbank

In seguito alle dure frecciate del membro del governo Merkel, Mario Draghi ha trovato un inaspettato alleato nel suo omologo alla Bundesbank. In un’intervista rilasciata al Financial Times, Weidmann ha affermato che “non è insolito che i politici abbiano opinioni sulla politica monetaria, ma noi siamo indipendenti”, ribadendo così la fondamentale importanza dell’indipendenza delle banche centrali. “La BCE deve rispettare il suo mandato di stabilità –ha aggiunto- ed una politica monetaria accomodante è appropriata in questo momento, indipendentemente dalle diverse visioni sulle misure specifiche”.

Il numero uno della Bundesbank, in questa occasione, nonostante la sua propensione alla critica verso Francoforte, ha difeso le caratteristiche del neo-approvato QE, in quanto risulta “meno problematico” di altri, poiché non prevede la redistribuzione del rischio fiscale tra tutti i Paesi attori della moneta unica (reale terrore della Germania). Infine, ha affermato che “il dibattito sull’eccessivo abbassamento dei tassi d’interesse in Germania non si concentra abbastanza sulle conseguenze più ampie della politica monetaria. Le persone non sono solo risparmiatori: sono anche lavoratori, contribuenti e debitori, e come tali traggono vantaggio dai tassi d’interesse bassi”.

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L' Autore - Luca Feltrin

Laureato presso l'Università degli Studi di Torino in Diritto Internazionale con una tesi relativa alla crisi finanziaria ed economica dell'Eurozona, con una particolare attenzione al caso greco. Appassionato fino al morboso di affari e politica europea (particolarmente all'aspetto legale, istituzionale ed economico dell'Unione). Amante del gioco del rugby in cui mi diletto con risultati, ahimè, non propriamente eccellenti.

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