mercoledì , 12 dicembre 2018
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Ministri Economia UE: non solo tagli al cuneo fiscale

A proposito di Eurogruppo ed Ecofin informale tenutisi a Milano lo scorso weekend, la stampa italiana si è quasi solamente concentrata sul botta e risposta tra il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ed il neo Vice Presidente della Commissione Europea (già Commissario Affari Economici e Monetari) Jyrki Katainen. Il ritornello è sempre lo stesso. Renzi assicura che l’Italia rispetterà i vincoli europei e farà le riforme e Katainen fa presente che i provvedimenti non vanno solo varati, ma anche attuati. Se si vuole andare oltre annunci, dichiarazioni e sparate varie, occorre però analizzare attentamente le proposte e le ricette partorite dai due vertici europei. Come ha spesso sottolineato il Presidente delle Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi, la politica monetaria non è una panacea ed i nuovi interventi espansivi saranno inutili senza nuove riforme strutturali. L’Europa quindi, come affronterà la brusca frenata della crescita nel secondo trimestre?

L’Eurogruppo, che riunisce i Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’eurozona, ha puntato tutto sulla via italiana. Insomma, intervenire gradualmente, ma massicciamente, sul cuneo fiscale, spostando la tassazione dal lavoro ad altri settori meno correlati con la crescita economica, ovvero immobili e rendite finanziarie. Quello che si è fatto a maggio in Italia con il Decreto Irpef, meglio conosciuto come il “decreto degli 80 euro”. Tuttavia, per aumentare l’efficacia degli interventi fiscali, l’Eurogruppo ha aggiunto quattro aree di azione di contorno al taglio del cuneo:

Efficacia e semplificazione. Per migliorare gli effetti del taglio delle tasse sul lavoro, occorre intervenire miratamente sui settori lavorativi più flessibili nell’assorbire nuova occupazione e le nuove norme non dovranno complicare eccessivamente il sistema fiscale.

Rispetto dei vincoli di bilancio. Gli Stati non dovranno indebitarsi per finanziare il taglio del cuneo fiscale: di conseguenza il carico deve essere solamente spostato, in modo da continuare a centrare i target del Patto di Stabilità e Crescita.

Riforma del mercato del lavoro. Se le imprese non assumono, non è solamente colpa della tassazione elevata, ma anche dell’eccessiva rigidità nel mercato del lavoro di alcuni Paesi.

Supporto politico e delle parti sociali. Dato che con queste misure si aumenta significativamente il reddito di alcune fasce di popolazione, mentre altre non riceveranno il bonus, occorre trovare il consenso della maggior parte degli stakeholder (imprese, sindacati e lavoratori).

Le conclusioni dell’ECOFIN (Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’intera Unione Europea) puntano invece sul rilancio degli investimenti per stimolare la ripresa. Il Ministro italiano Pier Carlo Padoan ha affermato in conferenza stampa che è stato dato mandato alla Commissione Europea e alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di produrre in tempi rapidi proposte di policy concrete.

Va insomma sfruttato il periodo d’oro che si apre dal 18 dicembre 2014 (inizio delle politiche espansive della BCE) ai prossimi 4 anni, in cui vi sarà abbondante liquidità a tassi bassissimi, vincolata per le banche nell’impiego verso prestiti alle imprese.  Da metà della prossima settimana infatti, la persistente crisi economica europea non sarà più un problema di offerta di credito, ma occorrerà fare in modo che cresca finalmente anche la domanda. E una domanda di qualità, che porti le imprese a chiedere finanziamenti per nuovi impianti, macchinari e progetti, e non per prendere una semplice boccata d’aria per tirare avanti. La sfida è ardua, ma non impossibile.

Photo: Pier Carlo Padoan © Council of the European Union, 2014

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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