domenica , 23 settembre 2018
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© Financial Times Flickr

Nikkei e Financial Times, scossa nel giornalismo europeo

24 Luglio: il gruppo editoriale britannico Pearson per 838 milioni di sterline cede il controllo del Financial Times, lo storico quotidiano Inglese che da oltre un secolo rappresenta gli interessi e le voci della City londinese, a Nikkei.
Il multiforme e tentacolare gruppo nipponico possiede già, oltre all’ononimo giornale finanziario, il più letto al mondo, numerosi media giapponesi e asiatici e sino all’ultimo ha affrontato l’altro potenziale acquirente, il gruppo tedesco Axel Springer, per nulla intenzionato ad abbandonare il campo. Pearson ha inoltre deciso di cedere la quota di maggioranza del Gruppo Economist, compagnia che pubblica il celebre settimanale “The Economist”, una delle voci più autorevoli del giornalismo economico mondiale: in corsa ora Exor e Rotschild, già rispettivamente nel capitale del gruppo con il 4,7% e il 21%.

Novità dal continente americano

Non è il primo shock che si presenta negli ultimi mesi all’interno del mercato europeo dei media. Ad Aprile è stato segnalato lo sbarco nel nostro continente di Politico, una testata che negli ultimi anni si è fatta strada di prepotenza a Washington, raccontando con uno stile giornalistico innovativo e in maniera accessibile la vita all’interno dei corridoi del Campidoglio e negli ambienti governativi della città. La testata, infatti, unendo le forze con Springer, ha acquisito l’influente media European Voice e, trasformatolo in “Politico Europe”, sembra intenzionata a incunearsi nel giornalismo di Bruxelles e a fare breccia nel dibattito politico europeo.

Un’identità solida nell’incertezza del cambiamento

Un gioco di acquisizioni che potrebbe rimescolare le carte in tavola? Forse, ma fino a che punto? Cambia certamente la proprietà, ma mutamenti radicali potrebbero minare l’autorità e l’identità di testate come il Financial Times, ormai espressione e paradigma di un sistema di valori che è parte importante dell’opinione pubblica del continente. Un giornale che anche per tale ragione è riuscito a superare e, anzi, a sfruttare  la rivoluzione digitale elaborando uno dei pochi servizi online che riesce a coniugare una politica di abbonamenti profittevoli (circa il 70% del totale) con l’attrazione di nuovo pubblico. Tramite un uso sapiente delle piattaforme di comunicazione la testata è riuscita a diversificare il servizio e a incrementare i contenuti trattati e il 24 Luglio ha raggiunto una circolazione totale di 737.000 copie, il 9% in più rispetto all’anno scorso.

Posizionarsi in un mercato difficile

D’altra parte queste scelte possono nascondere un processo di autoriflessione da parte dei tradizionali attori riguardo al proprio ruolo e di ricollocamento strategico su un mercato europeo che nell’era digitale, a fronte di continui cambiamenti, offre sempre meno margini di profitto. Così alcuni di loro sembrano ritirarsi, rivedono il loro portafoglio di attività e rafforzano il proprio settore “core”, nel caso di Pearson il settore dei libri di testo. Altri invece, si posizionano strategicamente, intercettando aree di mercato lasciate vuote dagli altri concorrenti e sembrano mostrare ambiziosi piani di espansione. Nuovi attori dal continente asiatico e americano si aggiungono, sintomo del fatto che forse in Europa la partita è ancora tutta da giocare.

L’Europa e il contesto globale

Nessun cambiamento repentino nelle politiche editoriali, ma il mercato sta cambiando e di ciò bisogna tenere conto. Ad una proprietà più internazionale corrisponderà una proiezione più internazionale dei contenuti. Il contesto globale e il posizionamento europeo in tale arena tornano a reclamare maggior rilievo nell’agenda politica e nel dibattito civile, andando a definire il contesto in cui si manifestano le crisi regionali, le ragioni dell’integrazione e il dibattito intorno alla riforma delle istituzioni comunitarie. Se l’Europa torna ad affacciarsi fuori dai suoi confini è anche vero che sempre più attori internazionali vengono a chiedere conto per quanto riguarda l’impatto globale delle crisi di questa estremità del continente Euroasiatico. In Ugual modo si chiedono anche come intendano i leader europei far fronte a quelle sfide sempre più globali e extra-continentali in cui l’Unione fatica a prendere decisione univoca.

La politica europea. Un’opportunità?

Non da ultimo, i cittadini europei con atteggiamenti ambivalenti si volgono a Bruxelles, parametro indispensabile per capire le politiche pubbliche. Questo comporta una necessità di spiegare e di divulgare la vita di un città, istituzione e comunità politica, lontana e incomprensibile che sia, capace sempre più di influenzare gli equilibri nazionali. Il vuoto democratico in Europa può sembrare un insormontabile burrone, ma la diffusione di testate che forniscano un legame diretto con le istituzioni comunitarie e che favoriscano un dibattito politico più immediato e consapevole potrebbe essere gettare le fondamenta per un ponte che, in futuro, possa unire livello nazionale, europeo e mondiale in maniera stabile e duratura.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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