venerdì , 14 dicembre 2018
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Padoan al PE: “crescita, stabilità, flessibilità“

Crescita e flessibilità. Stabilità e flessibilità. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha adottato questo “mantra” durante la relazione di martedì alla Commissione ECON del Parlamento Europeo sulle priorità del Semestre di Presidenza. D’altronde, non poteva fare diversamente.

La situazione economica europea è veramente critica. Sta infatti per manifestarsi un fenomeno raro e preoccupante: il triple dip, la terza recessione nel giro di 7 anni. Il rischio è altissimo e se le fosche previsioni si avverassero, si manifesterebbe l’incubo di un autunno caldissimo, fatto di conti pubblici fuori posto, disoccupazione ancora in aumento e nuova sfiducia sui mercati. Mancano due settimane alla fatidica data del 6 agosto, quando l’Istat svelerà i dati sul PIL del secondo trimestre 2014 e nel caso in cui si inanellasse un risultato con il segno meno, al MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) si suderà freddo e si comincerà a preparare una nuova manovra autunnale.

Per questo motivo si manifesta un’urgenza di fare le riforme paragonabile solo a quella della primavera del 2010, quando la Grecia era sull’orlo del default. Certo, da quella data sono cambiate molte cose. Ora la BCE ha un Presidente come Mario Draghi che protegge dagli eccessi dei mercati, è in grado di attirare liquidità da Giappone e Usa e fra poco più di un mese attiverà i T-Ltro. Tuttavia, il rapporto debito/PIL dei Paesi europei continua a galoppare, spingendosi al 93,9% nel primo trimestre del 2014. E in Italia ha raggiunto il 135,6%. Al primo soffio di vento forte, l’intero castello di carte viene giù. In ogni caso, vista l’immane urgenza di fare le riforme, Padoan ha spiegato che occorre creare nuovi meccanismi per incentivare le riforme.

In pratica, se un Paese vara una pesante riforma pensionistica, potrebbe ricevere per un biennio la possibilità di sforare il rapporto deficit/PIL, mettendo in campo risorse per stimolare la crescita ed alleggerire gli effetti recessivi. Sta di fatto, tuttavia, che per un Paese come il nostro, ormai vicino alla soglia psicologica e record del 140% nel rapporto debito/PIL, flessibilità potrebbe voler dire far crescere all’inverosimile quel rapporto fino a che sarà ormai impossibile farlo calare. E’ un cane che si morde la coda. Se non cresci è difficile ridurre il debito. Se riduci il debito con pesanti manovre, non cresci.

Per questi motivi serve urgentemente un approccio profondamente europeo nell’affrontare questa probabile nuova crisi all’orizzonte. E l’Italia, invece di continuare a invocare ossessivamente il suo desiderio di flessibilità, dovrebbe spingere in avanti la proposta del nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker di rafforzare la governance economica europea. Nel frattempo però a casa, si dovrebbe iniziare a varare la tanto annunciata “spending review 2”, le privatizzazioni per abbattere il debito e tutte le altre misure che si stanno arenando nell’inerzia.

Il tempo stringe e tutto ciò che ci si può augurare è che le mosse di Draghi generino quel potenziale in grado di trascinare l’Europa un passo fuori dal nuovo baratro. Per il resto, la politica europea continua a discutere divisa da steccati ideologici e contrapposizioni abbastanza sterili cui siamo abituati da troppi anni.

In foto, il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan nel corso dell’audizione alla commissione ECON di martedì (© European Union – EP 2014)

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L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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