domenica , 23 settembre 2018
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Photo ©Juan Carlos O'Hara Gudman / Jara Guzmán, 2008, www.flickr.com

Renault: un bel grattacapo per Hollande e la Francia

A una manciata di mesi dallo scandalo Volkswagen, giovedì scorso, a Parigi, si è temuto il peggio. I dirigenti del gruppo automobilistico francese Renault hanno annunciato che la DGCCRF (Direzione generale della concorrenza, del consumo e repressione frodi) aveva prelevato i computer da tre dei suoi stabilimenti, per indagini riguardanti le emissioni dei motori.

I fatti

La Direzione avrebbe operato su delega della commissione indipendente tecnica, un pool creato ad hoc dal governo francese, in settembre, in seguito allo scandalo Volkswagen. I tecnici hanno sequestrato dei computer nelle officine di produzione per svolgere ulteriori verifiche, in quanto i test avevano mostrato il superamento delle soglie di emissione consentite.

A differenza del caso che scosse la Germania, la scoperta del superamento delle soglie ha avuto luogo sul suolo europeo per mano di un’agenzia francese. Dopo l’annuncio della perquisizione dei computer, la Renault ha conosciuto un tracollo finanziario: sull’onda dell’effetto Volkswagen il titolo è calato del 20% nell’arco di una giornata.

Le reazioni

Lunedì 18 gennaio si è svolta un’udienza dei responsabili Renault di fronte alla commissione tecnica indipendente. All’interno di questa commissione indipendente ci sono esperti di settore ambientale e ingegneristico (ONG e tecnici) che operano sotto l’autorità del Ministro dell’Ambiente Ségolène Royal, da cui il nome “Commission Royal”.

La commissione ha effettuato da settembre numerosi test sui veicoli di più case automobilistiche francesi e non. L’esperienza accumulata nei mesi di lavoro ha fatto concludere alla commissione che le modalità con cui vengono svolti i test odierni non sono sufficienti per scoprire i tentativi di frode tecnica. Gli esperti raccomandano lo svolgimento dei test in condizioni di guida reali: i test in strada sono da prediligere a quelli svolti nelle condizioni ottimali in laboratorio. I risultati dei test sulle Renault hanno infatti svelato sforamenti per quanto riguarda la CO2 e l’ossido di azoto quando il motore opera a freddo.

Smentita definitivamente quindi la possibile esistenza di un chip installato per bypassare i controlli. Circa 15 mila veicoli Renault saranno richiamati in officina per attuare le necessarie modifiche ai sistemi di filtraggio. Il ministro dell’Ambiente ha dichiarato che la casa automobilistica francese non è l’unica di cui sono stati scoperti illeciti nella quantità di emissioni prodotte.

Conflitto d’interesse?

Il Ministro dell’Economia Emmanuel Macron, di ritorno da una tournée negli Stati Uniti a sostegno dell’imprenditoria francese si è unito agli sforzi nel rasserenare gli investitori e i francesi. L’opinione pubblica ha duramente criticato la posizione di conflitto d’interesse nel quale il governo socialista si ritrova. Lo Stato francese detiene infatti circa il un quinto delle azioni della casa automobilistica.

Il governo francese si ritrova però con il piede due staffe: da una parte è garante dell’indipendenza delle indagini condotte dalla commissione tecnica sulle emissioni, dall’altra è lui stesso co-proprietario della casa automobilistica indagata. Proprio lo scorso dicembre infatti il governo francese era sceso a patti con Nissan, il secondo maggior azionista del titolo Renault (con un 15%). Dopo mesi di trattative si era giunti all’accordo finale: lo stato francese mantiene le sue quote intorno al 20% e gode del diritto di voto doppio per eventualità eccezionali, come cessioni o fusioni.

La coscienza ambientale tanto sbandierata in dicembre alla COP21 di Parigi si ritrova oggi a fare i conti ora con uno dei pilastri dell’economia transalpina, a sua volta non in gran forma. Il tasso di disoccupazione non ha cessato di crescere da quando è stato eletto nel maggio 2012. Oggi la disoccupazione è pari al 10,4%. Anche per questo il governo Hollande, che proprio ieri ha annunciato il lancio di un piano d’emergenza economico-sociale da 2 miliardi di Euro per contrastare la piaga della disoccupazione, potrebbe difficilmente resistere a un nuovo scandalo internazionale.

L' Autore - Manuele Franci

Dopo la triennale di Relazioni Internazionali all'Università di Bologna, ho continuato gli studi a Strasburgo. La passione per il giornalismo e le tematiche europee mi hanno aperto le porte per una borsa Schuman nella DG COMM del Parlamento Europeo. Ho il pallino per la Francia e le politiche UE.

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