domenica , 23 settembre 2018
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Il piano tasse presentato dal Commissario Algirdas Semeta © European Commission

Tasse sulle imprese Ue: riecco la base imponibile unica

Lo scorso mercoledì dicembre la Commissione Europea ha deciso di rilanciare il cosiddetto dossier “CCCTB”, bloccato dal 2011. Dietro la misteriosa sigla si nasconde la Common Consilidated Corporate Tax Base, ovvero la tassazione imponibile unica per le imprese multinazionali dell’Unione Europea. La proposta della Commissione vuole riportare al centro della discussione il tema della tassazione armonizzata nell’UE, partendo da una riforma che potrebbe risolvere diversi annosi problemi in un’unica soluzione.

Pagare tutti per pagare di meno

Il più discusso e dibattuto negli ultimi mesi, soprattutto dopo lo scandalo LuxLeaks, riguarda la tassazione agevolata di alcuni Stati nei confronti delle multinazionali. La CCCTB invece, sarebbe comune per tutti gli Stati e si pagherebbe la stessa percentuale in Italia come in Lussemburgo, in Francia come in Irlanda.

Gli Stati tuttavia non verrebbero privati della loro autonomia fiscale dal momento che manterrebbero il controllo sull’aumento e la riduzione tutte le altre tasse. Chi possiede un sistema fiscale più efficiente e un migliore controllo sulla spesa pubblica potrà quindi ridurre le tasse sul lavoro o altri balzelli vari per continuare ad attirare gli investimenti dall’estero. Un altro problema che la CCCTB potrebbe risolvere è l’eccesso di burocrazia che grava sugli investimenti esteri intraeuropei. Con una tassa uguale in ogni Paese UE, si calcola che il carico burocratico (spese in consulenti, commercialisti ecc…) si ridurrebbe complessivamente di 700 milioni di euro l’anno.

Sempre secondo la Commissione Europea, la tassazione unica ridurrebbe di circa il 62% i costi di espansione delle multinazionali nel territorio UE, incentivando gli investimenti esteri e la creazione di nuovi posti di lavoro. Infine la semplificazione, aiuterebbe le attività di indagine su elusione ed evasione fiscale, permettendo un maggiore controllo sulle multinazionali che attuano meccanismi opachi per imputare costi e ricavi in determinate filiali per ridurre il proprio carico fiscale.

Cameron e Gran Bretagna alzano le barricate

La Commissione nonostante i buoni propositi, vuole muoversi con i piedi di piuma e il testo della Direttiva arriverà solo nel 2016. Anche considerando la cautela però, il premier britannico David Cameron sarebbe già sulle barricate. Questo secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal Guardian. In effetti, sotto il governo conservatore, il Regno Unito ha ridotto progressivamente la corporate tax ed è intenzionato a ridurla ancora a fronte di tagli alla spesa pubblica. Un’aliquota unificata in tutta la UE farebbe perdere al Paese il vantaggio competitivo guadagnato negli anni.

In un clima già parecchio teso tra Londra e Bruxelles, in vista del refendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, il nuovo dossier rischia così di far surriscaldare ancora di più il dibattito pre-voto.

L' Autore - Fabio Cassanelli

Responsabile per lo Sviluppo e Responsabile Euro, Economia e Finanza - Laurea triennale in Economia Aziendale e laurea magistrale in Economia, ambiente, cultura e territorio all'Università di Torino. Sono Redattore su Rivista Europae e Presidente dell'associazione culturale Osare Europa.

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