mercoledì , 12 dicembre 2018
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Photo © thierry ehrmann, 2014, www.flickr.com

Afghanistan: morto il Mullah Omar, spazio al Califfo?

Le scorse settimane verranno certamente ricordate come un periodo di grossi cambiamenti per il gruppo dei Talebani, che nella storia recente del Medio Oriente e dell’Asia centrale ha giocato uno dei ruoli più complessi. Hanno guidato l’Afghanistan dal 1996 al 2001, costruendo ambigue e sfaccettate relazioni con i propri vicini come il Pakistan e l’Iran o con gruppi terroristici come Al-Qaeda. Nel 2001, a seguito dell’invasione militare guidata da Stati Uniti e sostenuta dai paesi NATO, sono stati esclusi da ogni impiego governativo e guidano attualmente l’insurrezione contro il governo centrale e contro la residua presenza occidentale in territorio Afghano.

La morte del Mullah

Malgrado siano ancora un movimento radicato e ramificato sul territorio Afghano e Pakistano (o AfPak), i recenti avvenimenti riguardanti due dei suoi leader storici potrebbero contribuire a cambiare le carte in tavola. Innanzitutto, il 30 luglio 2015 il portavoce dei Talebani Zabihulla Mujahid ha diffuso un breve discorso via twitter dove conferma la morte del Mullah Omar. Le notizie del decesso del leader spirituale del Talebani si erano rincorse per un’intera la settimana, senza tuttavia trovare una conferma ufficiale.

Una misteriosa guida spirituale

La figura del Mullah è sempre stata circondata da un alone di mistero che ha contribuito a rendere la sua storia ancora più attraente, ad esempio, di Osama Bin Laden. La sua vita è ancora per buona parte misteriosa: a partire dalla nascita (si dice sia nato tra il 1950 e il 1952) per passare al ruolo durante l’invasione Sovietica dell’Afghanistan, durante la quale gli USA – tramite la nota Operazione Ciclone guidata dalla CIA – rifornivano i mujahiddin, tra i quali presumibilmente lo stesso Mullah Omar.

Inoltre, contrariamente a Bin Laden che amava apparire nei video ufficiali di Al-Qaeda, del Mullah si ha una sola foto, quella scattata 1993 che lo ritrae con un solo occhio. Esistono poi altri due scatti che ritraggono una persona molto simile al Mullah, ma sui quali non si è mai avuta una conferma ufficiale.

Entrambe le foto, infatti, risalgono agli ultimi mesi del 2001, dopo che il Mullah aveva iniziato a nascondersi nei dintorni di Kandahar per paura di essere catturato dalla NATO. Nonostante le buone probabilità che tali foto ritraggano effettivamente il Mullah, il fatto che entrambe mostrino solo il profilo sinistro della persona fotografata, ha fatto sorgere dubbi sulla reale identità del soggetto.

Non solo il Mullah

Oltre alla morte del Mullah, si è diffusa anche la notizia della morte di Jalaluddin Haqqani, leader del cosiddetto Haqqani network, una struttura fortemente legata alla gerarchia dei Talebani con i quali collaborano nella lotta contro le forze NATO.

Tuttavia, i Talebani negano la sua scomparsa, sottolineando che lo stesso Jalaluddin avrebbe diffuso una lettera di sostegno dal successore del Mullah Omar, Akhtar Mohammad Mansoor. Sia Jalaluddin che i figli Sirajuddin (attualmente numero due nella gerarchia dei Talebani) e Nasiruddin Haqqani, sembrano avere relazioni molto strette con Al-Qaeda, con i servizi segreti Pakistani (il famoso Inter-services Intelligence Directorate, o ISI) e con l’Arabia Saudita.

Un recente documento diffuso da Wikileaks confermerebbe un incontro avvenuto nel 2012 tra l’Ambasciatore saudita in Pakistan e Nasiruddin. Quest’ultimo, apparentemente, avrebbe voluto portare il padre in Arabia Saudita per sottoporlo ad adeguate cure mediche.

La scomparsa di due importanti leader come Jalaluddin Haqqani e il Mullah Omar potrebbero provocare non pochi problemi per i Talebani. Seppur ancora attivi nel territorio dell’AfPak, la perdita di due leader così saldamente alleati con Al-Qaeda potrebbe portare ad un cambio di rotta del gruppo.

Non è infatti da escludere che sopratutto i membri più giovani dei Talebani possano vedere nell’auto-proclamato Stato Islamico l’unica concreta speranza per ricostruire il cosiddetto Emirato Islamico dell’Afghanistan. Se così fosse, Al-Baghdadi sarebbe immediatamente catapultato in un gioco politico molto più complesso e sfaccettato, che lo porterebbe a dover curare relazioni politiche dalla Siria del nord fino alle aree tribali del nord del Pakistan. Una sorta di piccolo impero senza continuità territoriale, ma dall’impatto mediatico non indifferente.

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L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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