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Photo @ David Bailey, 2008, www.flickr.com

Bosnia: Republika Srpska verso la secessione?

In un periodo in cui lo sguardo degli osservatori politici europei è probabilmente puntato su due referendum: quello ungherese sull’immigrazione (che si terrà ad inizio ottobre) e quello italiano sulla riforma costituzionale, fissato il 4 dicembre prossimo.

Il referendum

A causa di ciò, è stata forse sottovalutata l’importanza del referendum tenutosi nell’entità a maggioranza serba della Bosnia (la Repubblica Srpska) il 25 settembre scorso. La Repubblica Srpska è una delle entità – assieme alla federazione croato-musulmana ed al Distretto di Brčko – che compone la Bosnia Erzegovina, frutto degli equilibri scaturiti dagli accordi di Dayton del 1995, con i quali si mise fine alla guerra.

I cittadini serbo-bosniaci sono stati convocati per rispondere a un quesito apparentemente minore: “Volete che il 9 gennaio diventi ufficialmente la festa della Repubblica dei serbi?”. In realtà, l’esito potrebbe incrinare il fragile equilibrio su cui si regge l’impalcatura costruita dalla comunità internazionale due decenni fa.

Il risultato è stato plebiscitario: il 99,8% dei votanti ha risposto “sì” a fronte di un’affluenza stimata a poco più del 55% degli aventi diritto. Il Presidente della Repubblica Sprska, Milorad Dodik, che aveva fortemente voluto il referendum, ha esultato nel palazzo presidenziale di Banja Luka (la “capitale” dell’entità).

Le reazioni

La notizia non è stata accolta positivamente nella capitale della Bosnia Erzegovina, Sarajevo: i bosniaci musulmani e i croati, infatti, vedono con preoccupazione l’evoluzione del 9 gennaio come festa “etnica” dei serbi, di religione ortodossa.

Il 9 gennaio coincide infatti con la celebrazione di Santo Stefano nel calendario ortodosso, ma il 9 gennaio 1992 fu anche la data di nascita della “Repubblica dei serbi” che si oppose alla secessione di Sarajevo dalla Repubblica Yugoslava guidata da Slobodan Milosevic. I serbi di Bosnia, inquadrati sotto il comando del famigerato Radovan Karazdic e assistiti dall’esercito serbo, diedero vita alla tragedia della guerra civile del 1992-95.

Tensioni

La decisione di Dodik di indire il referendum era stata bloccata dalla Corte Costituzionale bosniaca nel novembre 2015. Ciononostante, Dodik ha sfidato le istituzioni federali del Paese con successo. Questo strappo, secondo gli analisti più pessimisti (o realisti), potrebbe preludere a un altro tipo di referendum, ben più rilevante: quello che dovrebbe sancire l’indipendenza della Repubblica Srpska dalla Bosnia Erzegovina. Tramite l’esperimento riuscito della consultazione del 25 settembre, Dodik sembra infatti aver fatto le prove generali per testare la volontà degli elettori di seguirlo in un eventuale progetto secessionista.

Il risultato, in tal senso e per Dodik, è stato un successo. A Sarajevo l’influente ex-generale Sefer Halilovic ha parlato apertamente di “opzione guerra” nel caso Banja Luka decidesse di staccarsi dagli accordi di Dayton: una paurosa eventualità che potrebbe scoperchiare un vaso di Pandora.

In un mondo segnato sempre più da una rivalità astiosa tra Stati Uniti e Russia, tra le quali si frappone un’Unione Europea vacillante e in gravissima crisi di consensi, il riaccendersi della miccia balcanica sarebbe davvero il segnale dell’approssimarsi di tempi difficili.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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One comment

  1. Patrizio Piacentini

    Quello che l’Occidente ha consentito al Kossovo dovrebbe essere riconosciuto anche alla Serbo Bosnia. Purtroppo i “grandi” statisti europei sono sempre stati pregiudizialmente ostili ai Serbi, dimenticando che essi sono stati gli ultimi cavalieri cristiani (ortodossi) che hanno tentato di bloccare l’espansione dell’Islam nel cuore dell’Europa. Il grande disordine geopolitico attuale è figlio anche della volontà di americani ed europei di fermare i Serbi durante la guerra bosniaca.

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