martedì , 20 novembre 2018
18comix
Photo @ Senado Federal, 2015, www.flickr.com

Brasile: è caos politico, dalla Rousseff a Temer

Si prospettano tempi duri per il Brasile. Dopo tredici anni di governo del centro-sinistra, il Senato ha votato a favore della destituzione della Presidente Dilma Rousseff, lasciando le redini del Paese al suo ex vice, Michel Temer. Una successione ai vertici del governo che, come di consueto, si è tinta di complottismo, visto che la stessa Rousseff ha accusato i suoi oppositori di averle teso un vero e proprio colpo di Stato. Se a tutto questo si aggiungono gli scandali politico-economici in cui l’ex Presidente sarebbe coinvolta ed i disordini aizzati dai suoi sostenitori, si ottiene il ritratto perfetto dell’attività politica contemporanea.

I peccati della Rousseff

I sospetti nei confronti del governo sono cominciati quando la Presidente, nei primi mesi del 2016, ha deciso di nominare ministro della Casa Civile l’ex presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. A sostegno del suo mentore, la Rousseff avrebbe deciso di concedergli il super ministero di coordinamento dell’attività di governo, con ogni garanzia di piena autonomia. Già accusato di riciclaggio ed indagato per corruzione nel caso Petrobras, non è stato difficile ipotizzare che la scelta sia ricaduta su Lula per garantirgli l’immunità e, a seguito delle proteste, il Tribunale Supremo ha deciso di sospendere la nomina.

Successivamente la Presidente ha faticato a mantenere le promesse dell’ultima campagna elettorale e la crisi economica che ha colpito il Paese non ha certo aiutato a mantenere in auge la sua immagine. Il crollo dei prezzi delle materie prime, il forte aumento della spesa pubblica e la contestuale crescita del debito pubblico hanno fatto ben presto dimenticare il successo economico di cui era stata capace la Rousseff durante i primi anni del suo mandato. Una storia politica in discesa, culminata con il coinvolgimento nello scandalo Petrobras, il colosso energetico statale cui la Presidente avrebbe concesso cospicui privilegi.

La procedura

L’accusa ufficiale è di aver manipolato i conti pubblici per distogliere fondi alle banche statali e finanziare determinati programmi di spesa sociale che le avrebbero garantito la rielezione. A maggio perciò il Senato ha decretato l’allontanamento per centottanta giorni di Dilma Rousseff, poiché accusata di aver commesso crimini fiscali. Il Senato avrebbe poi avuto sei mesi per decidere definitivamente sulle sorti della Presidente. Ed infatti, alla fine di agosto, il verdetto sullo stato d’accusa è stato emesso.

Con una maggioranza che ha superato di molto i due terzi richiesti (61 voti su 54 minimi), la Rousseff è stata destituita decadendo definitivamente dalla carica. A seguito dell’impeachment è stato nominato trentasettesimo Presidente del Brasile Michel Temer.

La reazione

Quest’ultimo è passato in poche ore dall’essere il braccio destro della Rousseff ad essere definito un traditore, colui che ha mosso i fili del golpe ordito dall’opposizione per far capitolare il governo. Questa l’accusa dell’ex Presidente, che ha tacciato il neo insediato di essere membro di un gruppo di corrotti. Temer avrebbe ottenuto la carica anticipando i tempi rispetto alle elezioni che si terranno soltanto nel 2018.

Sebbene il Senato, con un seconda votazione, abbia deciso di non privare la Rousseff dei diritti politici e dunque della possibilità di assumere cariche pubbliche, l’ex Presidente non è affatto entusiasta della decisione e pare non si sia data per vinta. Ha annunciato che farà ricorso contro quello che ha definito “un golpe contro tutti quelli che lottano per i diritti in tutte le loro accezioni”.

Per il momento una parte del Paese assiste allo scontro verbale tra le due fazioni politiche: quella di Temer, che non manca mai di sottolineare i reati commessi durante il primo anno del secondo mandato della Rousseff, ed i sostenitori di quest’ultima, che rinfacciano a Temer di ricoprire una carica senza che sia stato mai eletto. Altri hanno deciso di agire e si sono spinti nelle piazze per protestare contro il governo.

Anche in questo caso però i dati sono discordanti: gli organizzatori dei cortei parlano di cinquantamila persone solo a San Paolo e di centomila in tutto il Paese. Dal canto suo, Temer ha minimizzato la sollevazione popolare. Si tratterebbe di piccolo gruppi che, in una popolazione di duecentoquattro milioni di brasiliani, non sono affatto significativi. L’unica qualità che tutti riconoscono a Temer è la capacità di mediazione, non fosse altro perché gli ha garantito la presenza sulla scena politica brasiliana per più di trent’anni. Magari anche questa volta rappresenterà la sua ancora di salvezza.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

Check Also

Libia, il nodo elezioni e le ambizioni di Mosca e Parigi

Nei più basilari libri di diritto internazionale si trova una semplice definizione giuridica di Stato, …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *