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Cina: l’Italia e L’Europa sulla Via della Seta

Xi Jinping torna in patria dopo il suo viaggio in Europa avendo siglato significativi accordi commerciali con la Francia (acquisto di 300 Airbus per un valore stimato di 35 miliardi di dollari), nel quadro di un vertice all’Eliseo che ha coinvolto anche il Presidente della Commissione Europea Juncker e la cancelliera tedesca Merkel.

La Via della Seta

Xi, arrivato con una corte di centinaia di imprenditori al seguito, ha un obiettivo chiaro: far aprire le porte dell’Europa alla sua Nuova Via della Seta. Lanciata nel 2013, la Belt and Road Initiative è un progetto titanico del valore di circa 700 miliardi di dollari (parte dell’avanzo commerciale accumulato dalla Cina in questi anni) che coinvolge 65 paesi e mira a collegare via terra (Eurasia) e via mare (Oceano Indiano, Golfo di Aden e Mar Rosso) l’Estremo Oriente all’Europa.

Si tratta di un grande piano di infrastrutture, le cui ramificazioni sono già arrivate nel Vecchio Continente. Il porto del Pireo è nelle mani di una compagnia cinese, così come lo sono numerosi progetti autostradali e ferroviari nel cuore della penisola balcanica. Ogni settimana circa 25 treni raggiungono Duisburg, cuore della Ruhr in Germania, da Chengdu. La Germania è il primo partner commerciale della Cina in Europa. L’export tedesco verso il gigante asiatico ammontava nel 2017 a 86 mld € circa, seguito da Francia (74,9 mld €) e Italia (13,5 mld). La quota italiana è la più esigua: in questo senso il Memorandum d’Intesa firmato da Xi a Roma, più simbolico che sostanziale, è benvenuto.

La Cina e l’Italia

Ma perché Xi è venuto in Europa, e perché tra le tappe del suo viaggio ci sono state Roma e Palermo? La politica è spesso fatta di simboli, e per un paese di tradizione millenaria, i simboli sono tutto. La corte italiana al dominus cinese inizia già negli anni scorsi, con un rinvigorito interesse nei confronti della Nuova Via della Seta. Ma l’Italia non è che un paese di circa 60 milioni di abitanti, e la Cina un gigante da più di 1 miliardo e mezzo. L’interesse del Regno di Mezzo per il Bel Paese non può che avere radici più profonde.

Nel corso della sua visita Xi si è recato a Palermo, città che prende il nome dal Greco Panormos, tutto-porto. Nulla è lasciato al caso nella strategia di Pechino. La Sicilia è a due passi dall’Africa, e l’interesse cinese verso l’isola mediterranea potrebbe crescere costantemente in un’ottica duplice. Economicamente, il traffico marittimo proveniente dal canale di Suez potrebbe approdare lì, oltre che a Trieste. Starà alla diplomazia italiana sfruttare la collocazione nel Mediterraneo a proprio vantaggio. Strategicamente, la Cina è una delle due grandi potenze mondiali, vive di proiezioni di influenza e una sua presenza in Sicilia significa mettere un piede dove già gli Stati Uniti ne hanno uno (Sigonella).

La Cina e l’Europa

Naturalmente, l’ingresso cinese nel cuore del Vecchio Continente pone una sfida seria all’Unione Europea. C’è il problema della sicurezza, fronteggiare in modo coeso Pechino e i suoi obiettivi egemonici. L’Unione, già alle prese con un’imprevedibile America e una Russia aggressiva, sul fronte ucraino come in quello mediorientale, dovrebbe capire che le relazioni con i cinesi devono essere intraprese su scala comunitaria da subito, altrimenti varrà il motto divide et impera. Un’Europa divisa sarà una strada in discesa per le mire cinesi. Inoltre vi è la questione economica, che non è meno spinosa.

L’attenzione crescente di Pechino verso l’area mediterranea (di cui l’acquisto del Pireo, la presenza nei Balcani e il viaggio in Italia sono una prova), mette a rischio i traffici commerciali nei grandi porti del Nord Europa come Rotterdam, da cui numerose compagnie già spostano i loro hub verso Sud. Vi sono due strade: o gli scali europei competono tra loro per ottenere l’esclusiva sui traffici cinesi, distruggendosi a vicenda, oppure cooperano e, con un potere negoziale maggiore per l’Unione, trattano regimi più vantaggiosi con Pechino. In questo senso, l’accento posto da Juncker a margine dell’incontro con Xi a Parigi sul tema reciprocità è la chiave per un dialogo costruttivo coi cinesi.

La Cina ha un potere negoziale enorme, e la sua strategia in Europa è soprattutto una strategia contro il dominio USA. Ma il Vecchio Continente può giocare le sue carte. Pechino viene da anni di avanzi commerciali impressionanti, che gli hanno permesso di raggiungere primati economici indiscussi. Ma oggi la tendenza punta ad invertirsi, l’invecchiamento della popolazione e gravi problemi di efficienza interna al paese hanno rallentato la crescita del dragone. È atteso un aumento di spesa superiore al risparmio, uscite maggiori delle entrate, si profila quindi un disavanzo di bilancio per il gigante cinese. Questo significa che avrà bisogno di nuovi capitali e investimenti per mantenere solida la sua economia.

Per questo Xi guarda all’Europa, per consolidarsi e trovare un partner (meglio se frammentato) che possa investire nell’Impero Celeste. Così, mentre Washington si perde in negoziati commerciali volti solo a tutelare le proprie esportazioni, Bruxelles ha la possibilità di trattare condizioni vantaggiose con una Cina non più in grandissima forma, ma ricca di opportunità per l’Europa. La Via della Seta si può percorrere in due modi, è tempo per l’Europa di andare, unita, verso Est.

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L' Autore - Luca Orfanò

Laureato magistrale in Economics all’Università di Torino nel 2016 con una tesi sugli effetti economico-politici dei flussi migratori. Europeista convinto e appassionato di relazioni internazionali e di Medio Oriente. Ha conseguito il Master in Diplomacy in ISPI. Fondatore di un blog di economia internazionale nel 2012. Dopo un’esperienza lavorativa in ambito finanziario, torna a focalizzarsi sulla politica internazionale collaborando a Rivista Europae.

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