martedì , 18 dicembre 2018
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Photo © Council of the European Union, 2014

Cina: diritti civili e commerciali, l’UE come modello?

Esiste un bene dal valore molto pregiato che l’Europa non ha ancora esportato in Cina: il suo diritto. Non si tratta certamente di un valore figurato se si considera che un’armonizzazione del diritto cinese con quello europeo sarebbe in grado di portare, secondo le stime presentate alla commissione JURI del Parlamento Europeo, un aumento degli scambi pari al 40%. Dell’importanza del diritto europeo come modello per i Paesi della zona pacifica si è discusso lo scorso 10 novembre, presso la commissione JURI del Parlamento Europeo. Il Dr. Victor Meijers, in qualità di esperto, ha aperto il dibattito riferendo in merito alle possibilità di esportare il modello di alcune leggi europee nel mondo asiatico.

In questo momento storico diversi Paesi asiatici come Giappone e Singapore, ma soprattutto la Repubblica Popolare Cinese, stanno riformulando il proprio sistema giuridico, specialmente in materia di diritto contrattuale, per adattarlo ai mercati internazionali. Si tratta in generale di sistemi basati sul diritto civile, ma con forte influenza del sistema americano e di Hong Kong. In Cina, in particolare, la 4° sessione plenaria del 18° Comitato Centrale del PCC ha presentato l’obiettivo generale dello Stato in materia di diritto, ossia la costruzione di un sistema giuridico socialista con caratteristiche cinesi e la costruzione di un Paese socialista amministrato in base al concetto di “socialist rule of law”.

I maggiori obiettivi comprendono il miglioramento del sistema giuridico del socialismo con caratteristiche cinesi, incentrato sulla costituzione, e il rafforzamento della sua applicazione, la promozione dell’amministrazione su base della legge, la garanzia della giustizia, la promozione della costruzione di una società di diritto ed il rafforzamento di una squadra di lavoratori giudiziari. Il vice presidente della Corte Suprema cinese si è spinto anche a parlare di “primavera del diritto cinese”, aprendo le porte alla concretizzazione di nuove possibilità nel mondo giuridico della Repubblica Popolare.

Le attuali leggi cinesi vengono spesso criticate soprattutto per l’assenza di un’organizzazione organica del corpus legislativo. Da questo punto di vista l’Unione Europea potrebbe fungere da modello, anche se in passato non sono mancati gli errori. Non bisogna infatti illudersi che un modello funzionante in Europa si possa esportare facilmente anche in Cina. Bisogna piuttosto cercare di sviluppare una legislazione che possa fare da ponte tra i due sistemi.

Uno degli elementi che maggiormente attrae la Cina verso il sistema europeo è la capacità di sintesi di realtà diverse. Come è emerso da uno studio effettuato all’interno delle università cinesi, l’attrattiva delle norme europee si basa sul non essere “frutto della scelta di un imperatore”, ovvero di un’autorità centrale, ma piuttosto frutto di una mediazione che ha portato a superare le realtà nazionali a favore di soluzioni condivise. Il risultato viene percepito nel mondo asiatico come una legislazione nuova ed equilibrata che porta vantaggi per acquirenti e venditori e che soprattutto offre una tutela del consumatore. Il beneficio che si avrebbe nel raggiungere una maggiore convergenza dal punto di vista legislativo consiste nell’avere minori costi di transazione. Si tradurrebbe anche in un vantaggio rispetto alla concorrenza americana e si semplificherebbero, inoltre, tutte le procedure legate ai casi di arbitrato internazionale.

Non è mancato un riferimento ai diritti civili. Se infatti l’Europa ha fatto di questi uno degli elementi costitutivi del proprio diritto, lo stesso non si può dire del diritto cinese. L’equilibrata risposta dei relatori ha fatto riferimento alla possibilità di veicolare indirettamente dei valori europei evitando uno scontro diretto con un sistema ancora autoritario. Un approccio quindi di lungo periodo, volto al dialogo e alla mediazione e che cerca di portare immediati vantaggi economici costruendo, di conseguenza, anche le basi per un dialogo sui diritti civili. Cercare di esportare immediatamente i diritti civili, in un sistema diverso e complesso, sarebbe come cercare di correre ancor prima di aver imparato a camminare.

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L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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