domenica , 23 settembre 2018
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Iran
Matteo Renzi con il Presidente iraniano Rohani durante il Forum Italia - Iran © Palazzo Chigi - www.flickr.com, 2016

Iran – Italia, crescono gli scambi, sanzioni permettendo

L’allentamento delle sanzioni nei confronti dell’Iran sembra aver già creato numerose aspettative nel mondo del business. Tale evento infatti ritornerebbe a dischiudere un mercato giovane di 77 milioni di abitanti, con una classe media in crescita, che ha come modello uno stile di vita occidentale.

Un forte legame fra Italia e Iran, sanzioni permettendo

Le aspettative dell’Italia sono rafforzate e confermate dalla performance storica nei rapporti commerciali fra i due Paesi. Stando infatti al report della Camera di Commercio Italo Iraniana e a uno studio di Nomisma, l’interscambio fra Roma e Teheran nel 2011 raggiungeva il picco di sette miliardi di euro, salvo poi subire una rapida decrescita nei due anni successivi. Significativo in particolare il vero e proprio crollo delle importazioni che sono passate da 5.327 milioni di euro nel 2011 ad appena 137 milioni nel 2013. Questo andamento è da spiegarsi con le sanzioni dell’Unione Europea, che hanno imposto un limite alle importazioni di idrocarburi.

Dal lato dell’export, invece, la penisola sembra aver mantenuto un presidio consistente, sebbene con una decrescita da 1860 milioni nel 2011 a 1064 nel 2013. Nel complesso, l’Italia rimane primo importatore dell’area comunitaria e seconda solo alla Germania (2390 milioni nel 2014) per quanto riguarda l’export, con un significativo distacco rispetto a Francia, terzo esportatore con 452 milioni, Spagna, Belgio e Paesi Bassi. Già nel 2014, inoltre, export e import hanno mostrato una flessione positiva con un aumento delle importazioni del 219%, dovuto all’allentamento delle restrizioni sugli idrocarburi. Tale risultato è certamente rilevante, sebbene vada solo a diminuire l’ampio disavanzo commerciale iraniano nei confronti dell’Italia.

I settori protagonisti

Settore trainante risulta essere senza dubbio quello della meccanica strumentale, che conta per circa il 57,9% dell’intero valore dell’export ed è complementare allo sviluppo di altri mercati come quello alimentare. A seguire vi sono i prodotti chimici(8,4%), la metallurgia(7,7,%) e le apparecchiature elettriche(5,8%). Solo l’1,7 riguarda, invece, prodotti alimentari benché, sempre secondo Nomisma, tale settore abbia ampi margini di crescita con lo sviluppo della grande diffusione rispetto al commercio al dettaglio, per ora prevalente.

SACE, ipotizzando in caso di rimozione delle sanzioni una tendenza di crescita pre-crisi(calcolata sull’intervallo 2000-2005), stima che l’Italia arriverebbe a superare i 2,5 miliardi di euro per l’export, avvicinandosi alla soglia di 3 miliardi di euro. Settori con maggior potenziale, oltre alla meccanica strumentale, sarebbero l’automotive, le infrastrutture e reti ferroviarie, il settore militare, ma anche gli arredamenti, il design e l’oreficeria.

In bilico fra ottimismo e superficialità

Culmine dell’ottimismo è stato raggiunto il 25 gennaio 2016, quando il Presidente Iraniano, Rohani, si è recato in Italia in occasione del Forum Italia- Iran, dove ha incontrato il Presidente Mattarella, il Ministro degli Esteri Gentiloni e il Premier Matteo Renzi. In tale occasione è stata ribadita l’intenzione di continuare la strada del dialogo e della distensione commerciale, sono stati annunciati importanti sviluppi nel trasporto aereo, ferroviario e automobilistico del Paese mediorientale e sono state previste nei prossimi incontri delle roadmap per tracciare il percorso di collaborazione con Roma e con Parigi.

Tanta positività certo non deve fare dimenticare il fatto che la sospensione delle sanzioni all’Iran è legata a doppio filo allo svolgersi dell’accordo 5+1 sul nucleare, il quale ha ben poco di commerciale. Questo rappresenta certamente una “spada di Damocle” per scambi duraturi e per gli investimenti, che si coniuga con un contesto di arretratezza istituzionale e di ampia corruzione nelle pieghe dell’amministrazione. In assenza di un diretto ruolo dell’Italia nelle dinamiche politico- strategiche, si rende auspicabile una coordinazione economica forte Europa-Iran che faccia da contraltare alle dinamiche nucleari e all’interno di cui l’Italia possa giocare un ruolo certamente più attivo. Il bilaterale significherebbe invece girare in un’area d’azione periferica senza accedere alle dinamiche politiche che influenzano la fattibilità dello stesso accordo economico.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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