lunedì , 17 dicembre 2018
18comix
Nell'immagine, proteste anti-TPP Photo © GlobalTradeWatch, 2012, www.flickr.com

TPP e TTIP: per gli USA prima il Pacifico, poi l’Europa

Mentre a Bruxelles si tiene l’ottavo round di negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Michael Froman si appresta a concludere un altro accordo economico di portata storica: il Trans-Pacific Partnership (TPP). In una recente udienza di fronte al nuovo Congresso a maggioranza repubblicana, Froman ha annunciato che la conclusione è prevista nel giro di alcuni mesi. Oltre alla prima ed alla terza economia mondiale, rispettivamente Stati Uniti e Giappone, partecipano ai negoziati Paesi quali Australia, Malesia, Singapore e Perù, in aggiunta a Canada e Messico, già membri insieme agli Stati Uniti della North-Atlantic Free Trade Area (NAFTA).

L’interesse USA.

A sei anni dall’ingresso di Washington nei negoziati, si profila quindi all’orizzonte un significativo abbassamento di tariffe e altre barriere commerciali tra ben 12 Paesi che costeggiano il Pacifico. Ancora più rilevanti, secondo economisti piuttosto critici come Krugman e Stiglitz, sono le norme in materia di brevetti e altre forme di proprietà intellettuale, veri elementi di novità dell’accordo. Gli Stati Uniti sono chiaramente all’offensiva su questo fronte: forti dell’industria farmaceutica più grande e importante al mondo, e di cluster fortemente creativi in California – tra Hollywood e la Silicon Valley – il loro interesse è chiaramente orientato alla difesa ed al prolungamento dei diritti monopolistici garantiti ai detentori dei diritti di proprietà intellettuale.

Le differenze Pacifico-Europa.

Questa preoccupazione è passata relativamente in secondo piano in Europa, per quanto riguarda il TTIP, dove l’attenzione si è focalizzata sulle clausole di risoluzione delle dispute investitore-stato. Non senza valide ragioni: diverse sono le occasioni in cui le corti arbitrali sono state adite dalle multinazionali per porre pressione sui giudici o sui legislatori locali affinché venissero revocate decisioni motivate da interesse pubblico che colpivano i loro interessi.

Un esempio recente è quello dell’azienda svedese Vattenfall, che ha combattuto due feroci battaglie legali nei confronti delle autorità tedesche nella zona di Amburgo, per questioni ambientali, mentre la Philipp Morris ha fatto causa all’Australia per le restrizioni introdotte nel packaging delle sigarette, proprio grazie ad una clausola inclusa in un accordo tra quel Paese e Hong Kong.

L’influenza della politica USA.

Peraltro, la forza negoziale degli Stati Uniti, già rilevante per la sua forte crescita economica, sta per aumentare ancora: i Repubblicani, archiviato il successo nelle mid-term, vogliono conferire al Presidente la Trade Promotion Authority, ossia l’autorità di negoziare accordi internazionali da porre successivamente ad un voto si/no del Congresso, senza la possibilità di “spacchettare” l’accordo in più parti da approvare o respingere separatamente. Questa volta l’influente leader democratica Nancy Pelosi apre uno spiraglio per un voto a favore anche da parte del suo partito, dopo che la maggioranza di Harry Reid si era rifiutata per tutto il 2014 di acconsentire alle richieste di Obama su questo punto.

In un’intervista al Financial Times nel corso del World Economic Forum di Davos, Froman ha chiesto al grande business di difendere il TTIP dagli attacchi dei suoi oppositori e ha dichiarato di essere assolutamente fiducioso sul fatto che la Trade Promotion Authority sia concesso e il TPP quindi concluso a stretto giro.

Lo scetticismo dei democratici nei confronti dei patti commerciali deriva dalla delusione del NAFTA, accordo fortemente voluto da Bill Clinton che ha portato negli anni maggiori benefici a Canada e Messico che all’azionista di maggioranza, gli Stati Uniti. Per raggiungere i propri ambiziosi obiettivi di politica commericale nei confronti dell’Europa e dei Paesi intorno al Pacifico, Obama deve quindi ringraziare “il soccorso rosso”. Rosso repubblicano.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Shannon Little

Check Also

niger

Niger e Francia: il business dell’uranio e gli investimenti in stabilità

Il Niger, al 187 posto nell’indice dei diritti umani, rappresenta uno degli stati più complessi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *