lunedì , 24 settembre 2018
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TTIP
Ignacio Garcia-Bercero, capo negoziatore UE, e Dan Mullaney, capo negoziatore USA © European Union, 2015

Troppo, o troppo poco? Gli effetti del TTIP

Si è concluso venerdì 17 luglio a Bruxelles il decimo round di negoziati per il Transatlantic Trade & Investment Partnership (TTIP), l’accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti che la settimana precedente aveva ottenuto un primo, prudente avallo del Parlamento Europeo.

I passi avanti dietro le quinte saranno stati sicuramente considerevoli: al confronto con le maratone negoziali sulla Grecia e all’accordo sul nucleare iraniano, il più importante e complesso negoziato commerciale della storia sarà sembrato una passeggiata per i funzionari della Commissione Europea, a maggior ragione dopo aver incassato il sì di Strasburgo.

Il (prudente) via libera del Parlamento Europeo al TTIP

A seguito della discussione nella plenaria di giugno, il voto dell’8 luglio del Parlamento Europeo ha infatti mostrato una confortevole e tutt’altro che scontata maggioranza a favore di un accordo che – come ha ribadito il Commissario Malmström – non vuole indebolire l’autorità dei parlamenti europeo e nazionali o abbassare gli standard di sicurezza e ambientali, ma portare posti di lavoro di alta qualità e rinforzare la ripresa economica nel vecchio continente.

Il Rapporto Lange, dal nome del relatore socialdemocratico tedesco che l’aveva stilato, conteneva le raccomandazioni del Parlamento alla Commissione Europea ed è stato approvato con 436 voti a favore, 241 contrari e 32 astensioni. Questo risultato è stato possibile grazie ad un compromesso che mette bene in chiaro quali sono le linee rosse del Parlamento, che impedirà la ratifica di qualsiasi accordo che non ne tenga conto: OGM, protezione dei dati e risoluzione delle controversie investitore-stato (ISDS).

I nodi da sciogliere

In particolare sull’ultimo punto, che ha ormai assunto un vero ruolo di feticcio di tutti i mali del neoliberismo e della globalizzazione, i negoziatori di entrambe le parti dovranno trovare una formula davvero ingegnosa e sufficientemente complessa da superare i timori di larga parte dell’opinione pubblica europea e andare incontro alle esigenze delle imprese americane di tutelarsi di fronte a discriminazioni illegittime da parte di 28 sistemi giuridici nazionali. La paura è che gli arbitri internazionali privati che saranno chiamati a dirimere eventuali controversie non terranno in debita considerazione le esigenze di politica pubblica, indebolendo così gli strumenti di governance e in ultima analisi la stessa democrazia.

Sugli OGM e la protezione dei dati sensibili, le distanze tra europei e americani sarebbero invece tali che un compromesso, secondo gli eurodeputati, non dovrebbe nemmeno essere tentato. Ma questi non sono gli unici ostacoli: difesa dei servizi pubblici dalla concorrenza internazionale, normative stringenti e differenti su alimenti e farmaci, e protezione di alcune produzioni industriali e agricole “sensibili” sono solo altri punti caldi in questi negoziati.

Costi e benefici

Il rovescio della medaglia è un accordo che darebbe benefici economici diretti piuttosto limitati, soprattutto nei primi dieci anni di transizione: si parla di aumenti di PIL e salari reali in Europa tra lo 0.3% e 1.3% a regime, e tra 0.005% e 0.01% nel breve termine. E’ possibile che gli studi pecchino di prudenza: il mercato statunitense è enorme e dinamico, e ancora scarsamente presidiato dalle imprese italiane. Inoltre, gli stessi critici del TTIP paventano sconquassi interni all’UE, addirittura una flessione delle esportazione interne del 30%: pare difficile che il TTIP possa avere impatti negativi così pronunciati a fronte di benefici irrisori.

È insomma probabile che alla fine un accordo si farà, anche e soprattutto per spingere le economie emergenti ad avvicinarsi agli standard normativi euro-americani e dare una chiara impronta atlantica al commercio e agli investimenti globali nel ventunesimo secolo. Trattandosi delle aree del mondo che danno maggiore tutela a ambiente, salute dei consumatori e diritti dei lavoratori, non sarebbe affatto un risultato da poco.

L' Autore - Shannon Little

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