martedì , 20 novembre 2018
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Cecilia Malmstrom, commissaria UE al commercio (© European Union, 2015 )

TTIP: la Commissione propone la Corte investimenti

Sono giorni intensi per la Commissaria UE al Commercio Cecilia Malmström. Appena una settimana dopo aver pubblicato la proposta della Commissione per un “Investment Court System” deputato a risolvere le dispute tra investitori privati e Stati (ISDS) nell’ambito degli accordi commerciali internazionali, il viaggio negli Stati Uniti (22-25/09) le ha permesso di incontrare diversi esponenti di spicco della politica commerciale di Washington. Su tutti, il Segretario all’Agricoltura Tom Vilscak e la sua controparte, Michael Froman. Dietro il comunicato di rito sull’importanza di raddoppiare gli sforzi per concludere il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) – accordo che ormai nessuno si aspetta più di raggiungere entro l’anno – le discussioni non devono essere state facili.

La proposta del 16 settembre per istituire un sistema nuovo, trasparente e quanto più aperto e razionale possibile per alleviare le resistenze politiche ai sistemi di ISDS proposti per l’accordo con gli Stati Uniti è stata infatti accolta con scetticismo dalla business community. E’ sicuramente vero che la Corte che immagina Bruxelles – composta da giudici internazionali permanenti e vincolata da norme precisamente definite che decidono l’ammissibilità o meno dei ricorsi e tutelano la libertà dei governi di prendere decisioni di politica pubblica che vadano contro agli interessi degli investitori esteri – non rappresenta una vera novità: la Banca Mondiale ha infatti già in funzione una simile corte dal 1966.

Lo scetticismo del business e delle sinistre

La US Chamber of Commerce – l’equivalente della Confindustria in America – ha criticato la proposta, non giudicandola una valida base per la discussione, che dovrebbe invece avere come punto di riferimento gli accordi sugli investimenti raggiunti di recente negli USA. La Commissione non dovrebbe quindi ascoltare le “distorsioni in questo dibattito”, che non sarebbe più “basato sui fatti”. Non meno gentili i critici da sinistra del TTIP: l’europarlamentare dei Verdi Ska Keller – candidata l’anno scorso alla presidenza della Commissione – ritiene che l’esecutivo comunitario stia solo facendo modifiche cosmetiche al sistema dell’ISDS, per pure finalità di marketing politico. I Verdi non possono quindi permettere che “la Commissione metta il rossetto al maiale dell’ISDS”.

Solo il tempo ci dirà se l’immaginifica e astuta mossa della Commissione riuscirà a sbloccare il dibattito, se la Corte ISDS riuscirà a domare sia le imprese che gli Stati sovrani. In ogni caso, la discussione in corso sembra paradossale se si considera che l’attuale sistema di ISDS è nato negli anni ’60, su iniziativa di aziende occidentali, per rendere possibili investimenti ingenti in Paesi in via di sviluppo, nelle quali lo stato di diritto non era sufficientemente garantito. Tuttora lo strumento viene usato più massicciamente dagli stessi europei che dagli americani – nonostante la paura dei cittadini del Vecchio Continente di vedere sfumare la poca libertà d’azione che la globalizzazione ancora concede se il TTIP venisse concluso.

L’esecutivo UE alla ricerca di un compromesso

La quadratura del cerchio, ottenere tutti i benefici della massima apertura agli scambi possibile e al tempo stesso limitarne gli effetti collaterali, può essere trovata solo applicando un liberalismo appassionato e al tempo stesso attento alle esigenze delle società democratiche: tutela della salute, dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori. La proposta della Commissione vuole fare questo: tenta di sanare i contrasti tra il capitalismo globale e il potere sovrano degli Stati democratici.

Parafrasando il filosofo tedesco Isaiah Berlin, omaggiato dalla stessa Malmström in una lecture all’Internazionale Liberale il 24 settembre a New York, la libertà non è l’unico obiettivo che la politica deve realizzare, ma lo scopo della libertà è  proprio quello di bilanciare i diversi obiettivi che stanno a cuore ai cittadini e realizzare un compromesso accettabile. E’ in un certo senso la stessa filosofia che guida l’Unione Europea, sua debolezza e suo grande, spesso trascurato, punto di forza.

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L' Autore - Shannon Little

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