mercoledì , 12 dicembre 2018
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TTIP, concluso il sesto round di negoziati UE-USA

In una settimana densa di avvenimenti clamorosi in politica internazionale, sono passati largamente inosservati due interessanti sviluppi nel mondo del commercio globale. In primis, si è tenuto a Bruxelles, da lunedì a venerdì, il sesto round dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), a porte rigorosamente chiuse, anche se i team dei negoziatori hanno incontrato oltre 400 rappresentanti della società civile nel corso di uno stakeholder meeting. In seguito, nella giornata di sabato 19, si sono riuniti a Sydney i 20 Ministri del Commercio dei Paesi del G20, il gruppo che include sia le economie industrializzate che i Paesi emergenti, per discutere dell’implementazione dell’accordo di Facilitazioni al Commercio raggiunto a Bali lo scorso dicembre.

Giunti ormai a un anno dall’avvio, i negoziati per il TTIP si trovano in una fase altamente tecnica, nella quale i funzionari della DG Commercio della Commissione e dello US Trade Representative sono impegnati a discutere i dettagli e le implicazioni di centinaia di migliaia di pagine di leggi, regolamenti e normative interne che hanno un impatto sul commercio internazionale. Automobili, industria chimico-farmaceutica, alimentari, meccanica e servizi finanziari: questi i settori più caldi, sui quali si tesse un’intricata tela di ambizioni inconfessabili delle imprese, timori dei cittadini, speranza dei pubblici ufficiali nel rilancio della crescita economica. Come ha ribadito il negoziatore in capo per l’UE, Ignacio Garcia Bercero, “questo lavoro serve a preparare il terreno per le decisioni politiche che dovranno essere prese in una fase successiva dei negoziati”, ricordando inoltre come “il fatto che il TTIP sia stato uno dei primi dibattiti nel nuovo Parlamento è un segnale della rilevanza politica di questi negoziati”.

È per questa ragione che la Commissione organizza questi stakeholder meeting, nei quali i lobbisti del business, le ONG, i sindacati, i gruppi di consumatori e gli ambientalisti possono esporre le proprie preoccupazioni e speranze agli stessi negoziatori. Si tratta in larga misura di un esercizio di pubbliche relazioni, peraltro di scarso successo, come sottolinea la nuova iniziativa “Stop TTIP” lanciata durante la settimana da 140 organizzazioni di 18 Paesi UE con il sostegno del gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo.

Frutto della crescente frustrazione nei confronti dei negoziati transatlantici, si tratta di un’iniziativa civica europea che necessita 1 milione di firme e il superamento di quorum specifici per almeno 7 Paesi per ottenere un risultato simbolico. Lo scontento a cui dà voce questa campagna è dovuto a ragioni di merito e di metodo. Di merito, poiché si teme che il TTIP porterà ad un indebolimento delle normative europee in fatto di salute, sicurezza e sostenibilità e ad un aumento del potere di ricatto delle multinazionali (in particolare per quanto riguarda le norme di risoluzione delle controversie tra Stati e investitori esteri). Di metodo, perché non si accetta la natura segreta dei negoziati. In seguito allo scandalo Datagate lanciato da Edward Snowden, serpeggia in Germania la sfiducia verso il partner transatlantico. Da qui arriva la recente promessa del Presidente della Commissione in pectore Jean Claude Juncker di rendere maggiormente trasparenti i negoziati sul TTIP.

Mentre i funzionari e i burocrati discutevano incessantemente nei grigi palazzi di Bruxelles, dall’altra parte del mondo si preparava un G20 dei Ministri del Commercio che avrebbe ribadito ancora una volta le difficoltà della politica ad esaudire le aspettative di imprese e cittadini. L’accordo di Bali è già infatti in crisi: la prima scadenza per l’implementazione è il 31 luglio e diversi Paesi, tra cui India e Sudafrica, sono sempre più restii a mettere in pratica le misure loro richieste, se i partner occidentali non acconsentiranno ad accelerare le discussioni in tema di sicurezza alimentare e di sostegno finanziario e tecnico per la realizzazione delle infrastrutture, necessarie per facilitare davvero il commercio da e verso quei Paesi.

Nonostante l’impegno a “fare i compiti a casa” sia stato alla fine ribadito, le polemiche non si sono placate, e i padroni di casa non fanno mistero di voler escludere il presidente russo Vladimir Putin dal summit previsto per novembre a Canberra, qualora questi ostacolasse le ricerche sull’MH-17, dove hanno perso la vita numerosi australiani.

Nell’immagine, protesta contro il TTIP (photo © Mehr Demokratie, www.flickr.com)

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L' Autore - Shannon Little

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