mercoledì , 19 dicembre 2018
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nuova via della seta
Il Presidente Xi Jinping con Martin Schulz nel 2014 © European Parliament, 2014

UE-Cina: lanciata la Nuova Via della Seta

di Nicole Romanelli

Dopo poco più di due anni di presidenza, Xi Jinping sta portando la Cina in un nuovo periodo di riforme. Sul fronte della politica estera, uno dei punti focali è la nuova attenzione con cui la Cina guarda all’Eurasia, soprattutto dopo la creazione della cosiddetta “Nuova Via della Seta”. OBOR è l’acronimo di “One Belt, One Road” (una cintura, una strada) usato dai media cinesi per riferirsi alla Silk Road Economic Belt (SREB) ed alla 21st Century Maritime Silk Route Economic Belt (MSR).

La Nuova Via della Seta promossa dalla Cina

Con Silk Road Economic Belt (via della seta economica) si intende la via terrestre che attraversa l’Asia centrale ed arriva in Europa passando per Iran e Turchia. La 21st Century Maritime Silk Route Economic Belt (via marittima della seta economica del 21° secolo) è invece la via marittima che, partendo dalla regione costiera del Fujian, prosegue per lo stretto di Malacca, Kuala Lumpur, Sri Lanka, Nairobi, Gibuti, per poi arrivare nel Mediterraneo.

Insieme le due vie, marittima e terrestre, connettono Asia, Africa ed Europa e trasportano non solo merci, ma anche servizi finanziari, tecnologia, informazioni e persone. Per la Cina la Nuova Via della Seta ha un’importanza strategica sia dal punto di vista domestico che internazionale. La via terrestre che attraversa le provincie di Xinjiang, Gansu, Ningxia, Guangxi e Yunnan dovrebbe aiutare la crescita di queste regioni sottosviluppate non solo aumentando il loro PIL interno, ma anche cercando di livellare la disuguaglianza sociale infra-regionale e quindi diminuire la migrazione interna verso le provincie costiere. Inoltre, nel caso dello Xinjiang, provincia autonoma di etnia uigura e musulmana, l’azione mirerebbe a mantenere sotto controllo il terrorismo e l’influenza dello Stato Islamico.

Dal punto di vista internazionale l’OBOR amplierebbe l’influenza della Cina nell’Asia centrale, tradizionalmente legata a Mosca, e nell’area del Mediterraneo. L’influenza cinese in Asia centrale era già stata consolidata grazie alla Shanghai Cooperation Organisation (SCO), nata principalmente per garantire la sicurezza nella regione, spesso teatro di terrorismo, separatismo e fondamentalismo. La Nuova Via della Seta implica prima di tutto cooperazione ed infrastrutture, come dimostra la creazione della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e la volontà di molti Paesi europei, oltre che dell’Asia centrale, di volerne far parte nonostante l’aperta opposizione degli Stati Uniti.

I rapporti fra con la Cina: l’UE si muove in ordine sparso

Quest’anno si celebrano i 40 anni di relazioni sino-europee e l’Europa rimane il primo partner commerciale della Cina la quale dimostra sempre un maggiore interesse ad investire nei Paesi dell’Europa Meridionale. Poiché il Mediterraneo si colloca come luogo d’arrivo di entrambe le vie della Seta, l’Italia acquisisce una posizione decisamente strategica. Infatti il mese scorso a Zhenjiang nel Jiangsu, in occasione del“Silk Road Friends Dialogue”, Guo Yezhou, Vice Ministro del Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese, ha ricevuto una delegazione italiana al fine di implementare la cooperazione bilaterale sulla questione OBOR.

L’influenza della Cina tuttavia si fa sentire anche nell’Europa orientale, come dimostra la creazione del forum annuale CEEC dei 16+1, guidato dalla Polonia, che include otto Paesi – Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Albania, Serbia, Moldavia, Bielorussia e Ucraina- che non sono membri nell’Unione Europea. Quale sia il ruolo di Bruxelles non è ancora chiaro.

Nonostante la Cina persegua parallelamente il miglioramento delle relazioni sino-europee, tende tuttavia a percepire l’Europa per macro regioni, come dimostra la volontà di creare summit ad hoc con i Paesi scandinavi, dell’Europa meridionale ed orientale. A questi si aggiungono Germana, Francia e Regno Unito, che il più delle volte si propongono come interlocutori individuali. La strategia della Cina sembrerebbe seguire un approccio “divide et impera”, che approfitta della debolezza europea a seguito della crisi che ha messo in discussione non solo la politica economica e monetaria dell’UE, ma anche il suo sistema di valori. Una strategia contro cui Bruxelles non ha ancora preso le contromisure: non sembra anzi ancora voler prendere una posizione a riguardo.

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L' Autore - Nicole Romanelli

Esperta di Asia orientale, vivo tra Italia e Cina ed attualmente ad Hangzhou sto concludendo il suo Master alla Zhejiang University. Mi occupo principalmente di International Political Economy, ma mi sto appassionando ai mercati emergenti del sud-est asiatico. Tra investimenti e poesia Tang, seguo anche corsi di cucina khmer e a volte mi manca l'Europa.

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3 comments

  1. Io dello strapotere cinese e sopratutto della slealtà nel business provata sulla mia pelle con i cinesi farei molta attenzione con la Cina!

  2. Il nostro studio ha progettato un collegamento ferroviario autostradale da Ancona a Zara, descritto nel libro “Il Ponte sull’Adriatico”. Si ritiene che l’opera possa far parte, in un futuro, del grande collegamento Cina – Europa che può coinvolgere l’Italia nei grandi mercati internazionali sia per scambi commerciali che culturali. Siamo interessati ad avere contatti per illustrare il nostro progetto.
    Se di interesse possiamo inviare anche copia cartacea del libro.

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