mercoledì , 12 dicembre 2018
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Photo © European External Action service, 2015, www.flickr.com

UE e Giappone: insieme per la stabilità in Asia

“Il Giappone è un alleato chiave per l’UE, a livello regionale e globale”. Lo ha affermato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera della UE, Federica Mogherini, dopo l’incontro con il Ministro degli Esteri giapponese, Fumio Kishida, lo scorso 19 gennaio. L’incontro si è focalizzato sui negoziati sull’Economic Partnership Agreement (EPA), che mira a creare una zona di libero scambio tra i Paesi UE ed il Giappone, in aggiunta allo Strategic Partnership Agreement (SPA), volto a rafforzare la collaborazione nel settore della sicurezza e della difesa.

La clausola sui diritti umani

Il “Japan-EU Economic Partnership Agreement/Free Trade Agreement (EPA)” doveva nascere per sostenere la crescita economica in entrambi Paesi, ma si è arenato lo scorso maggio di fronte alla richiesta europea di includere nell’accordo una clausola per il rispetto dei diritti umani. Tale clausola viene considerata da parte giapponese offensiva e discriminatoria, in quanto normalmente applicata a Paesi in via di sviluppo e non adatta ad una delle maggiori potenze mondiali. Clausola tra l’altro non inclusa nelle trattative con gli Stati Uniti d’America per lo sviluppo del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP).

Il nodo centrale della questione sta nel timore da parte del Giappone di veder utilizzata questa clausola nel caso decida di eseguire una condanna a morte. La posizione ufficiale europea è quella di considerare la pena di morte come “crudele ed inumana” e già in passato non sono mancate critiche nei confronti del Paese del Sol Levante. L’EPA diventerebbe in sostanza per l’UE uno strumento di pressione indiretta contro la pena di morte. Da parte europea si sottolinea come questa clausola derivi invece dal principio di reciprocità, essendo valida tanto per il Giappone quanto per i Paesi UE, esponendo quindi i due contraenti alle medesime responsabilità.

L’ombra della Cina

Aldilà delle giustificazioni ufficiali però, il vero interesse europeo verso la clausola non sembra essere l’utilizzo nei confronti del Giappone, quanto la creazione di un precedente che faciliti l’inserimento di tale clausola nelle future trattative con la Repubblica Popolare Cinese. La Cina sembra infatti giocare un ruolo rilevante nelle trattative con il Giappone. Non è un mistero che il Giappone venga visto da parte dell’UE e degli Stati Uniti come un alleato chiave nella difesa dei propri interessi in Asia. I timori giapponesi riguardo la crescente capacità militare cinese a livello regionale si riflettono anche sulle trattative per lo Strategic Partnership Agreement (SPA).

Il Giappone ha recentemente approvato il proprio budget per la difesa. Un budget che non ha precedenti nella storia recente e che riflette il profilo aggressivo del Primo Ministro Shinzo Abe, che vuole per il Giappone un ruolo militare attivo a livello globale e soprattutto regionale. Non si è fatta attendere la risposta cinese, attraverso le parole del senior Colonel Yang Yujun, portavoce del Ministero della Difesa. “La Repubblica Popolare Cinese” – ha comunicato – “ha focalizzato i programmi addestrativi per il 2015 sul miglioramento delle capacità di combattimento in ‘guerre locali’ ad alta intensità tecnologica”.

La posizione UE

Il ruolo giapponese di potenza regionale sembra avere il placet europeo e sembra uscire rafforzato dall’incontro tra la Mogherini e il Ministro per gli Affari Esteri giapponese. A margine del meeting, il grado più alto delle diplomazia europea ha infatti dichiarato come l’Unione Europea supporti il Giappone “nella sua intenzione di assumere maggiori responsabilità nella sicurezza regionale e globale”. L’Economic Partnership Agreement (EPA) e lo Strategic Partnership Agreement (SPA) sono quindi degli strumenti volti non solo a saldare le relazioni tra Europa e Giappone, sono anche dei segnali del posizionamento sullo scenario asiatico.

Un posizionamento che non deve essere però letto in chiave aggressiva, quanto piuttosto in come una mossa volta alla ricerca di stabilità. Non casuali sembrano infatti le parole della Mogherini quando, richiamando velatamente la dottrina della China’s peaceful rise (ascesa pacifica), ha affermato che lo scopo della cooperazione euro-giapponese è quello di cercare di “realizzare una visione condivisa per un futuro pacifico e prospero per i cittadini e per il mondo”.

Un modo indiretto per confermare la volontà di continuare un percorso pacifico senza sottovalutare le sfide emergenti. Se vuoi la pace, prepara la guerra dicevano i latini. È questo il senso delle trattative euro-giapponesi: la ricerca dell’equilibrio per non farsi cogliere impreparati di fronte ai nuovi scenari, economici e militari.

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L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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