martedì , 19 giugno 2018
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Arabia Saudita
Uno dei grattacieli di Riyadh © Peter Dowley - www.flickr.com, 2009

Arabia Saudita, export di petrolio e diversificazione

Il centro focale dei guai dell’Occidente, la fonte di un’interpretazione distorta della religione islamica, il regno che immeritatamente custodisce i luoghi sacri in cui operò Maometto, l’occhio del ciclone del caos mediorientale: questa è l’Arabia Saudita agli occhi di molti occidentali e di altrettanti musulmani appartenenti alla confessione sciita.

In questi mesi, in cui Riyadh è stata al centro dell’attenzione internazionale per via dei presunti collegamenti che la legano all’Isis e ad altri gruppi salafiti operanti in Siria e in Iraq, forse pochi hanno puntato l’attenzione sull’importanza geo-economica del gigante arabo.

Arabia Saudita, primo produttore di petrolio

Come noto, l’Arabia Saudita è il più grande produttore mondiale di petrolio: basta dare un’occhiata allo skyline notturno de La Mecca o di Jeddah per rendersi conto che i sauditi non hanno nulla da invidiare, quanto a propensione “energivora”, agli statunitensi o ai cinesi. L’oro nero impregna tutto: affari, vite individuali, relazioni col mondo esterno.

Fin dai tempi degli shock petroliferi degli anni Settanta, la forza negoziale derivante dal possesso di così ingenti riserve di petrolio (e derivati) ha assegnato alla dinastia saudita un ruolo speciale, che del resto si può osservare pienamente in questi giorni – l’Arabia Saudita sta facendo scendere deliberatamente, ormai da anni, il prezzo del barile per varie ragioni, tra cui il braccio di ferro con gli odiati iraniani.

Sebbene gli introiti dalla vendita dell’oro nero siano in netto calo – proprio a causa della strategia deflazionista seguita dal regno – bisogna tenere in mente che le esportazioni petrolifere verso gli Stati Uniti, il Canada, il Messico rappresentano all’incirca il 22% del totale. La parte del leone, tuttavia, continuano a farla le potenze asiatiche (Cina in testa) che non cessano di essere ingolosite dalla sterminata offerta – Riyadh estrae circa 13 milioni di barili al giorno, buona parte dei quali destinati all’export.

Un’epoca di cambiamenti

Il profilo dell’Arabia Saudita, insomma, è quello di una nazione sempre più integrata nell’agone mondiale che ora, secondo i progetti della nuova leadership susseguita alla morte di Re Abdallah, punta a diversificare anche la sua economia – maggiore focus sulla piccola impresa – e a tessere maggiori relazioni con i partner europei.

Icona di questo cambiamento è la Kingdom Tower, in costruzione a Jeddah, che dovrebbe divenire il più alto edificio al mondo, simbolo di un’Arabia che vuole lanciarsi di prepotenza nel turismo (settore già sfruttato dagli altrettanto danarosi vicini qatarioti e da Dubai), in modo da creare nuova occupazione nei servizi. Una boccata d’ossigeno in un Paese ricco che, però, soffre di malattie croniche quali disoccupazione giovanile e povertà delle zone desertiche.

Gli investimenti militari

Tuttavia, il settore di scambi commerciali che attira più attenzioni è certamente il comparto militare: l’Arabia Saudita è uno dei principali acquirenti di armi al mondo, in compagnia della Russia e della Cina. Qualche settimana fa si è sollevato un polverone in coincidenza della visita di Matteo Renzi proprio a Riyadh: il premier italiano ha promesso maggiori investimenti italiani nell’area ,oltre che una rinnovata partnership nell’area delle commesse militari. Proprio nelle ore della visita di Renzi, veniva a galla che ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, erano stati ritrovati in diverse città dello Yemen colpite dalla coalizione saudita. Inutile ricordare, inoltre, che gli Stati Uniti sono tra i principali fornitori del regno saudita (recentissima la vendita di bombe intelligenti per il valore di 1,29 miliardi di $).

Si moltiplicano le iniziative per imporre un bando della vendita di armi ai sauditi, ma nulla pare scalfire la potenza del regno sacro. Come mai? La risposta appare semplice: “follow the money” è la stella polare per capire i rapporti di forza. L’Arabia Saudita è, ancora oggi, non solo in grado di influenzare il mercato del petrolio con le sue spregiudicate politiche di prezzo, ma può anche esercitare una certa pressione sui Paesi leader del mondo grazie al “cash” che spende abbondantemente per armarsi e per diversificare la propria economia.

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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