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Argentina: il rischio default spaventa anche l’Europa

Continuano ad arrivare notizie preoccupanti dall’altra sponda dell’Atlantico, turbando il sonno delle economie mondiali e anche quello della sempre fragile Unione Europea. Dopo la pubblicazione dei dati flop sulla crescita economica negli Stati Uniti (nel 1° trimestre 2014 un drastico e inatteso -2,9%), continuano i guai finanziari per l’Argentina di Cristina Fernandez de Kirchner. A seguito della sentenza di alcuni giorni fa della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha di fatto convalidato le decisioni dei Tribunali federali americani, Buenos Aires dovrà infatti versare 1,3 miliardi di dollari al gruppo di fondi capitanati da NML Capital, Aurelius Capital e Elliott Management, gli holdouts.

Denominati anche hedge fund, gli strumenti di investimento alternativi, altro non sono che fondi di fondi, fondi speculativi e non convenzionali d’investimento. In altre parole, attraverso tali fondi si possono ottenere risultati di gestione positivi a prescindere dall’andamento dei mercati finanziari nei quali operano.

Gli hedge fund, che hanno vinto la battaglia legale contro Buenos Aires, sono una parte di quegli obbligazionisti internazionali che non avevano accettato la ristrutturazione del debito argentino né nel 2005 né nel 2010. A tutt’oggi in possesso dei vecchi titoli, sarebbero disposti ad accettare il pagamento in forma mista: una parte in forma liquida, una in titoli ed un’ultima con una rinegoziazione della scadenza, nonostante quanto emanato dal giudice della Corte distrettuale del South New York, Thomas Griesa, che aveva disciplinato il pagamento di 1,5 miliardi (inclusi interessi) solamente in forma liquida.

Kirchner in un primo momento ha definito “estorsivala richiesta americana e la via del negoziato con gli hedge fund non sembrava neppure poter iniziare. Di conseguenza, il rischio di un nuovo default del Paese (il secondo nel giro di poco più di un decennio) è andato prendendo forza nel corso degli ultimi giorni. Nelle ultime ore, però, Buenos Aires ha avanzato una richiesta specifica al giudice Griesa, che detiene la causa: l’emissione di una misura cautelare e il blocco dell’ordine di pagamento – in contanti – programmato per il 30 giugno. La Presidenta argentina, citando il marito Nestor Kirchner, ha affermato: «pagheremo i nostri debiti, ma non uccideteci, perché i morti non pagano».

I Tango Bond non sono una questione pungente solo per gli Stati Uniti e l’Argentina. I Capi di Stato e di Governo del Mercosur e della CELAC (la Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi) hanno espresso la propria posizione in merito. Attraverso due comunicati ufficiali, i Paesi membri di entrambe le organizzazioni regionali hanno manifestato il loro rifiuto ai fondos, il cui utilizzo “impedisce di fatto l’ottenimento di accordi definitivi tra creditori e debitori e minaccia la stabilità finanziaria del Paese”.

Le due organizzazioni riconoscono inoltre lo sforzo dell’Argentina in merito alla ristrutturazione del proprio debito, riferendosi in particolare al 2005 e al 2010, quando il 92% dei creditori accolse i concambi. L’America Latina esprime quindi la propria solidarietà e il proprio appoggio per una soluzione “che non comprometta lo sviluppo e il benessere del popolo argentino”. La CELAC, in particolare, ha sottolineato l’importanza fondamentale della stabilità dell’architettura finanziaria internazionale e del rispetto degli accordi intrapresi tra creditori e debitori, all’interno del processo di ristrutturazione del debito sovrano.

La comunità internazionale guarda con preoccupazione a un possibile default dell’Argentina. Si tratterebbe infatti di uno scossone particolarmente problematico data una crescita ancora lenta in tutta l’economia globale e la profonda incertezza valutaria e finanziaria che ancora caratterizza il mondo post-2008. L’eurozona e l’Unione Europea, alle prese con una situazione economica interna ancora fragile e con un’architettura di sicurezza finanziaria ancora da testare, potrebbe subire gli effetti di un nuovo scossone sudamericano. L’UE è inoltre il primo partner dell’Argentina in termini di cooperazione internazionale, il primo per investimenti esteri diretti e il secondo per volume degli scambi commerciali (18,1 miliardi) dopo il Brasile. Altri argomenti su cui ragionare per questo e il prossimo Alto Rappresentante e per il prossimo presidente della Commissione Europea.

In foto la Presidente argentina Cristina Kirchner in veste di comandante in capo delle forze armate nel dicembre 2007 (Foto: Wikicommons). 

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L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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