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East StratCom Team: lotta alla propaganda russa

Con la crisi ucraina ancora lontana dalla fine e le relazioni con la Russia sempre tese, l’Unione Europea ha deciso di reagire alla campagna di disinformazione e propaganda condotta da Mosca. Lo farà con un piano d’azione per la comunicazione strategica, volto a garantire mezzi alternativi a quelli statali e a promuovere le politiche e i valori europei nei Paesi del partenariato orientale. A questo scopo è stato istituito l’East StratCom Team, incaricato di redigere documenti informativi e di supportare le delegazioni UE in 6 Paesi: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina.

East StratCom Team

L’unità di comunicazione East StratCom Team diventerà pienamente effettiva nel corso dell’autunno e sarà incaricata del supporto delle delegazioni UE nei Paesi dell’est. Il team dovrà preparare materiali informativi da distribuire alla leadership europea, alla stampa e ai Paesi terzi sulle questioni prioritarie. Allo stesso tempo dovrà comunicare alla popolazione dei 6 Paesi interessati le politiche europee in un linguaggio chiaro, sottolineando gli effetti positivi dell’azione UE con esempi concreti. Quest’approccio pragmatico e dal basso dovrebbe consentire ai cittadini l’accesso a fonti alternative. Tra gli obiettivi è incluso anche l’auspicio di aumentare la consapevolezza dei rischi di disinformazione e il pensiero critico tra la popolazione.

Il piano d’azione per la comunicazione strategica

A giugno, inoltre, è stato approvato un piano d’azione per la comunicazione strategica, che mira ad incentivare una risposta coordinata dei Paesi europei alla propaganda russa e a favorire un approccio attivo per promuovere l’indipendenza dei media nei Paesi interessati, in cooperazione con OSCE e Consiglio d’Europa. Mentre Danimarca e Lettonia hanno proposto la creazione di un nuovo canale tv in russo, e Paesi Bassi e Polonia vorrebbero istituire un’agenzia di informazione in lingua russa, il piano sembra favorire il supporto a media già esistenti e alternativi a quelli nazionali.

Secondo le statistiche, in Russia il 90% della popolazione guarda la tv nazionale, ma solo il 30% ha accesso a fonti indipendenti, principalmente nelle maggiori città. Sebbene il consenso a Putin dopo la crisi ucraina sia altissimo, una parte della popolazione russa è interessata a conoscere la versione europea e occidentale degli eventi, e l’UE potrebbe raggiungere questo pubblico sottolineando non solo la propria azione umanitaria, ma anche gli enormi costi umani ed economici della crisi.

Gli obiettivi principali del piano d’azione, oltre alla comunicazione e alla promozione delle politiche e dei valori UE, sono il rafforzamento del settore dell’informazione attraverso il supporto ai media indipendenti e lo sviluppo delle capacità di reazione a casi di disinformazione. Sono previste attività di formazione per i giornalisti anche in situazione di conflitto. L’UE si propone inoltre di creare reti che interessino non solo le istituzioni europee e gli Stati membri, ma anche i Paesi terzi e le organizzazioni internazionali, per massimizzare gli effetti della comunicazione, e di implementare una regolamentazione più stringente nei confronti di media che diffondono messaggi negativi o hate speech all’interno dell’UE, anche se è difficile definire quale sia il confine tra libertà di espressione e propaganda.

Le reazioni

Al piano per la comunicazione si affiancano altri progetti, come quello per espandere nell’area la portata di progetti europei tra cui Erasmus Plus e Jean Monnet, al fine di coinvolgere il mondo accademico e i giovani e rendere più comprensibile l’azione europea nel partenariato orientale.

L’iniziativa UE, tuttavia, non è stata immune da critiche: se da una parte aumenta la richiesta di fermare i “falsi giornalisti” russi, spesso agenti dei servizi segreti o provocatori al soldo del Cremlino, e sebbene la Russia sia accusata di ostacolare l’ingresso a giornalisti stranieri, molti ritengono che l’UE dovrebbe essere meno reattiva e più proattiva. Secondo Daniel Korski, consigliere del premier britannico David Cameron, quello che è necessario all’Europa non è la creazione di nuovi enti, ma piuttosto la capacità di reagire rapidamente e con decisione.

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L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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