lunedì , 24 settembre 2018
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Photo © Glasgowfoodie, 2010, www.flickr.com

East StratCom Team: lotta alla propaganda russa

Con la crisi ucraina ancora lontana dalla fine e le relazioni con la Russia sempre tese, l’Unione Europea ha deciso di reagire alla campagna di disinformazione e propaganda condotta da Mosca. Lo farà con un piano d’azione per la comunicazione strategica, volto a garantire mezzi alternativi a quelli statali e a promuovere le politiche e i valori europei nei Paesi del partenariato orientale. A questo scopo è stato istituito l’East StratCom Team, incaricato di redigere documenti informativi e di supportare le delegazioni UE in 6 Paesi: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina.

East StratCom Team

L’unità di comunicazione East StratCom Team diventerà pienamente effettiva nel corso dell’autunno e sarà incaricata del supporto delle delegazioni UE nei Paesi dell’est. Il team dovrà preparare materiali informativi da distribuire alla leadership europea, alla stampa e ai Paesi terzi sulle questioni prioritarie. Allo stesso tempo dovrà comunicare alla popolazione dei 6 Paesi interessati le politiche europee in un linguaggio chiaro, sottolineando gli effetti positivi dell’azione UE con esempi concreti. Quest’approccio pragmatico e dal basso dovrebbe consentire ai cittadini l’accesso a fonti alternative. Tra gli obiettivi è incluso anche l’auspicio di aumentare la consapevolezza dei rischi di disinformazione e il pensiero critico tra la popolazione.

Il piano d’azione per la comunicazione strategica

A giugno, inoltre, è stato approvato un piano d’azione per la comunicazione strategica, che mira ad incentivare una risposta coordinata dei Paesi europei alla propaganda russa e a favorire un approccio attivo per promuovere l’indipendenza dei media nei Paesi interessati, in cooperazione con OSCE e Consiglio d’Europa. Mentre Danimarca e Lettonia hanno proposto la creazione di un nuovo canale tv in russo, e Paesi Bassi e Polonia vorrebbero istituire un’agenzia di informazione in lingua russa, il piano sembra favorire il supporto a media già esistenti e alternativi a quelli nazionali.

Secondo le statistiche, in Russia il 90% della popolazione guarda la tv nazionale, ma solo il 30% ha accesso a fonti indipendenti, principalmente nelle maggiori città. Sebbene il consenso a Putin dopo la crisi ucraina sia altissimo, una parte della popolazione russa è interessata a conoscere la versione europea e occidentale degli eventi, e l’UE potrebbe raggiungere questo pubblico sottolineando non solo la propria azione umanitaria, ma anche gli enormi costi umani ed economici della crisi.

Gli obiettivi principali del piano d’azione, oltre alla comunicazione e alla promozione delle politiche e dei valori UE, sono il rafforzamento del settore dell’informazione attraverso il supporto ai media indipendenti e lo sviluppo delle capacità di reazione a casi di disinformazione. Sono previste attività di formazione per i giornalisti anche in situazione di conflitto. L’UE si propone inoltre di creare reti che interessino non solo le istituzioni europee e gli Stati membri, ma anche i Paesi terzi e le organizzazioni internazionali, per massimizzare gli effetti della comunicazione, e di implementare una regolamentazione più stringente nei confronti di media che diffondono messaggi negativi o hate speech all’interno dell’UE, anche se è difficile definire quale sia il confine tra libertà di espressione e propaganda.

Le reazioni

Al piano per la comunicazione si affiancano altri progetti, come quello per espandere nell’area la portata di progetti europei tra cui Erasmus Plus e Jean Monnet, al fine di coinvolgere il mondo accademico e i giovani e rendere più comprensibile l’azione europea nel partenariato orientale.

L’iniziativa UE, tuttavia, non è stata immune da critiche: se da una parte aumenta la richiesta di fermare i “falsi giornalisti” russi, spesso agenti dei servizi segreti o provocatori al soldo del Cremlino, e sebbene la Russia sia accusata di ostacolare l’ingresso a giornalisti stranieri, molti ritengono che l’UE dovrebbe essere meno reattiva e più proattiva. Secondo Daniel Korski, consigliere del premier britannico David Cameron, quello che è necessario all’Europa non è la creazione di nuovi enti, ma piuttosto la capacità di reagire rapidamente e con decisione.

L' Autore - Anna Baretta

Laureata in Scienze Strategiche e Politico-Organizzative, sono interessata all'ambito della difesa e sicurezza - in particolare alla gestione del rischio CBRN.

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2 comments

  1. Parassiti UE, andate a lavorare!

  2. E’ pazzesco avere queste idee a chi vengono in mente sicuramente non vuole la pace e non vuole l’informazione libera, creare dei canali informativi uguali a quelli russi non è libertà,a parte il fatto che già ci sono perché l’informazione occidentale (eccetto qualche raro caso) e’ stata niente di meno che di regime anche se occidentale rispetto alla crisi Ucraina.e’ questo modo di pensare di concepire il mondo che ci ha portato alla situazione in cui ci troviamo.Vogliamo continuare ancora a far credere che in Russia si mangiano i bambini come negli anni cinquanta,quello che bisogna fare invece è di aumentare i scambi commerciali quelli colturali (altro che sanzioni) alla giornalista dico si facesse un corso di pace ?

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