18comix

Eredità storiche e nuove prospettive nella politica europea per l’Africa

L’UE è chiamata a rispondere a queste nuove sfide in un continente che Paesi europei come Francia e Gran Bretagna, ma anche istituzioni sovranazionali come la Commissione Europea, hanno storicamente considerato come il proprio ‘giardino di casa’. Gli strumenti a disposizione dell’UE sono molteplici, dalla cooperazione allo sviluppo alle missioni di peace keeping, ma prima di tutto l’Europa è chiamata ad adottare un approccio più coerente e consapevole della nuova realtà africana. In tal senso, un passo significativo è stato compiuto nel 2007 con l’adozione della Strategia Congiunta UE-Africa, che individua nell’Unione Africana l’interlocutore cruciale dell’UE e mira a fornire strumenti di coordinamento fra tutte le iniziative europee indirizzate allo sviluppo del continente africano.

È in particolare la cooperazione allo sviluppo a dover superare la sfida dei tempi. Storicamente fondata su sistemi di preferenze commerciali e la fornitura di aiuti allo sviluppo tramite strumenti quali lo European Development Fund (EDF), la politica europea si è modificata nel tempo. Negli ultimi decenni ha adottato lo strumento della condizionalità, richiedendo ai partner africani di implementare riforme economiche e politiche di stampo liberale per accedere ai fondi messi a disposizione. Se inizialmente tale condizionalità veniva posta ex ante, richiedendo ai governi una semplice promessa di implementazione delle riforme per ottenere gli stanziamenti finanziari, l’UE ha modificato tale approccio, introducendo forme di rolling programming, che consistono nel fornire immediatamente ai proprio interlocutori fra i Paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), nell’ambito dell’Accordo di Cotonou, il 70% dei fondi programmati per ogni ciclo quinquennale di aiuti e il restante 30% solamente dopo tre anni, previa una valutazione dello stato di avanzamento degli interventi previsti. Tale innovazione ha introdotto un giudizio delle performance dei Paesi africani in materia di governance e liberalizzazione economica che i governi hanno mal sopportato, denunciandone l’ingerenza indebita nei propri affari interni e l’unilateralismo derivante da un giudizio prodotto dalla Commissione Europea con scarso coinvolgimento degli stessi governi. Ecco dunque spiegata la crescente predisposizione di molti Stati africani a collaborare con un partner apparentemente meno esigente come la Cina.

Non necessariamente i rapporti fra UE e attori emergenti in Africa dovranno però essere di natura competitiva. La stessa Commissione ha identificato nella presenza cinese un’opportunità per rinnovare le ambizioni di attore globale dell’Unione tramite la predisposizione di una cooperazione trilaterale che coinvolga anche i Paesi africani. Tuttavia, risultano allo stesso tempo pressanti le preoccupazioni europee sul fatto che l’approccio cinese allo sviluppo dell’Africa possa indebolire ulteriormente la cooperazione condizionale dell’UE, già minata dal duro confronto sugli EPA e dai cronici sospetti di colonialismo espressi dai governi africani.

Anche nei rapporti bilaterali con l’attore economico dominante in Africa, il Sudafrica, l’UE deve considerare i crescenti legami che Pretoria ha inaugurato con altri attori come Pechino. UE e Sudafrica sono infatti legate dal Trade, Development and Cooperation Agreement (TDCA), siglato nel 1999, ma implementato completamente solo nel 2012, che ha portato a una graduale liberalizzazione del commercio fra i due poli economici e ha permesso la fornitura di 980 milioni di euro in fondi per lo sviluppo per il periodo 2007-2013. Inoltre, è stata siglata nel 2007 una partnership strategica fondata su “valori condivisi e interessi reciproci”. Tuttavia, il Sudafrica costituisce un caso anomalo in Africa, come dimostra d’altro canto il rapporto bilaterale privilegiato costruito con l’UE, a differenza degli altri Stati africani, le cui relazioni con Bruxelles sono regolate da cornici più ampie, come l’Accordo di Cotonou. Il Sudafrica non è un Paese in via di sviluppo in senso stretto, come riflette la sua affiliazione al club dei BRICS nel 2010, un ulteriore segnale del crescente interesse di tali attori emergenti in Africa. Proprio il più recente summit dei BRICS, tenutosi a Durban, ha sottolineato l’attenzione che Cina, Brasile, India e Russia stanno sviluppando per l’Africa, tramite l’impegno condiviso per la pace e lo sviluppo del continente espresso dal comunicato conclusivo dell’incontro.

A fronte anche della consolidata presenza degli Stati Uniti, che nel giugno 2012 hanno lanciato una nuova strategia africana, voluta fortemente dal Presidente Barack Obama e volta a promuovere contemporaneamente sviluppo, democratizzazione e sicurezza degli interessi americani, sono dunque queste le nuove prospettive che l’UE deve considerare nella formulazione delle proprie politiche per l’Africa, un continente non più appannaggio esclusivo delle ex potenze coloniali europee e orgoglioso dei risultati economici che iniziano a smuovere una realtà economicosociale rimasta immutata troppo a lungo. Se l’UE intende perseguire lo sviluppo dell’Africa e la promozione dei propri valori dovrà riconoscere i nuovi convitati alla tavola africana. Non un nuovo scramble for Africa, ma una competizione per un futuro migliore che il mondo deve alle popolazioni africane.

Articolo tratto dal Mensile n. 1 di Aprile 2013, “L’Unione Europea e la nuova corsa all’Africa” (pp. 6-9)

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *