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Libia
Photo © Surian Soosay - www.flickr.com, 2011

Nuovo governo in Libia: la sfida della stabilizzazione

Quella della Libia è la storia di un Paese contraddittorio: la benedizione che i giacimenti petroliferi dovrebbero rappresentare per la popolazione e l’economia del Paese si contrappone al flagello di un governo autoritario prima, e di una crisi istituzionale e politica adesso. L’uccisione di Gheddafi nel 2011, anziché aprire la strada all’instaurazione di un governo democratico, ha condotto la Libia all’anarchia.

Gli Stati che, guidati dalla Francia, sono intervenuti per distruggere le fondamenta di un regime dittatoriale hanno mancato, se non di prevedere, a maggior ragione di predisporre un piano per affrontare il vuoto di potere che si sarebbe creato. In tale momento di vacuità e diffidenza si è instillato il germe del fondamentalismo islamico. Ma parte della responsabilità è da imputare al popolo libico. I rivoluzionari che avevano alimentato la ribellione contro Gheddafi non sono stati poi capaci di guidare un governo che potesse dirsi davvero libero.

Due governi in Libia

Nel 2012, dopo la caduta del regime, i libici hanno votato per la prima volta ed è stato nominato un governo liberale guidato dal Primo Ministro al-Thani che avrebbe dovuto risollevare il Paese dalle macerie della dittatura attraverso l’emanazione di una costituzione che riconoscesse i diritti e le libertà sino ad allora negate. Seppur sconfitti alle urne, gli islamisti sono stati capaci di aumentare i propri sostenitori, propagandando l’adozione di una legge che escludesse dal governo gli ex appartenenti al regime e riconoscendo alla Sharia il ruolo di fonte del diritto.

Non accontentandosi di un confronto solo politico, le milizie islamiste hanno poi proceduto a spargere il terrore in tutto il territorio e, sconfitti nuovamente alle successive elezioni del 2014, hanno pensato di costituire un governo parallelo a quello ufficiale insediatosi a Tobruk e guidato sempre da al-Thani. Si sono così stanziati a Tripoli disconoscendo il Primo Ministro ed il generale dell’esercito libico, Haftar, che continua ad appoggiarlo.

La contrapposizione dei due governi esclude la configurazione di uno Stato che possa dirsi tale secondo i principi del diritto internazionale e facilita la proliferazione di gruppi autonomi, che si alleano con l’uno piuttosto che con l’altro solo per meglio perseguire i propri fini illeciti. Essi hanno l’ovvio interesse di alimentare la destabilizzazione del Paese per impedire alle autorità legittime di esercitare il doveroso controllo sui traffici illegali. La popolazione si mostra sempre più disinteressata alle sorti del governo, delusa dalla nuova classe dirigente che avrebbe dovuto creare nuovi posti di lavoro e sviluppare le infrastrutture.

Il governo di Al Sarray

La comunità internazionale ha da ultimo cercato di rimediare alle proprie mancanze, avvelendosi di un inviato speciale e dell’attività diplomatica del Segretario Generale Ban Ki-moon, prima che l’ONU designasse, nei primi giorni di aprile, il nuovo governo libico di unità nazionale con Fayez Al Sarray alla sua guida. Il governo di Tripoli, mai riconosciuto dalla comunità internazionale, ha subito espresso il proprio dissenso, definendo l’appoggio al nuovo Ministro da parte degli Stati europei come una violazione dello Stato di diritto libico. Tripoli infatti continua a ritenersi l’unico governo legittimato dal popolo libico, a cui solo intende rispondere, senza l’intromissione della compagine europea o internazionale.

Il premier Al Sarray sarebbe privo della legittimazione del popolo e soltanto se i due Parlamenti, quello di Tobruk e quello di Tripoli, dovessero appoggiarlo, rimetterebbero i loro mandati a favore degli interessi della popolazione. Nelle speranze dell’ONU, Al Sarray si propone come il fautore del dialogo propositivo tra le varie fazioni politiche e della riconquista della fiducia della popolazione attraverso una progettualità economica e sociale che possa dirsi concreta e fattibile.

Un fatto è certo: il leader del governo di Tripoli ha abbandonato la capitale, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo premier, infondendo la speranza che la questione politica della Libia possa essere superata senza colpo ferire all’interno della nuova classe dirigenziale. Infatti ad Al Sarray spetta adesso l’arduo compito di superare il pregiudizio nei confronti della sua reputazione politica: è chiamato a dimostrare che non di “governo degli stranieri” si tratta, né di una forzatura diplomatica internazionale, ma del tentativo di ritrovare all’interno della Libia la forza e la determinazione di rinascita.

L' Autore - Angelica Petronella

Pugliese di nascita, cittadina del mondo per vocazione. Laureata in Giurisprudenza e successivamente diplomata SSPL presso l'Università degli studi di Bari con due tesi di diritto internazionale. Ancora fiduciosa nella giustizia, coltivo il sogno di poter un giorno giudicare anziché difendere.

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