martedì , 11 dicembre 2018
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Iran
Iran talks © European External Action Service / Flickr 2015

Iran, raggiunto l’accordo sul nucleare

18 giorni di negoziazioni no-stop, più di 12 anni di continue ricerche di un accordo (intaccate da continui presagi di un “first strike”), due amministrazioni americane e iraniane e l’alternarsi di svariati governi, un continuo andirivieni tra Vienna, Ginevra e Turchia.

Il 14 luglio, ad un giorno dal dubbio accordo dell’Eurogruppo sul caso Grexit, finalmente sembrerebbe essersi chiusa positivamente la più che decennale questione del nucleare iraniano.

Segnali incoraggianti

Il sentore di un accordo era già nell’aria da un paio di giorni. In una politica estera delle “balconate”, le espressioni quasi distese del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, del Segretario di Stato americano John Kerry e dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea Federica Mogherini, affacciati al balcone di Palace Coburg, avrebbero rassicurato i giornalisti e il pubblico sulla fattibilità di un accordo. Il nucleo principale dell’accordo era in parte già scritto.

Le fasi preparatorie e l’intensificarsi dei negoziati negli ultimi due anni avevano già risolto parte delle questioni più spinose riguardanti il grado di arricchimento del materiale fissile iraniano e gli impianti più importanti del paese (Arak, Fodow e Natanz).

Gli ultimi nodi da sciogliere

Altre questioni erano rimaste invece aperte e in discussione fino alle ultime ore:

  • le tempistiche per l’implementazione dell’accordo da parte di Teheran e la conseguente (contemporanea o graduale) rimozione delle sanzioni di Stati Uniti, UE e ONU nei confronti del comparto militare, energetico e bancario iraniano;
  • l’accesso dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) agli impianti iraniani, e la successiva (o eventuale) ratifica del protocollo aggiuntivo del Trattato di Non-proliferazione (TNP).

Un nuovo capitolo per Iran e comunità internazionale

“La decisione che stiamo per prendere è molto di più di un accordo sul nucleare. Può aprire un nuovo capitolo”, ha affermato Federica Mogherini poco prima dell’assemblea plenaria nel quale l’accordo è stato prontamente siglato dai plenipotenziari della Repubblica Islamica e del gruppo E3/EU+3 (Cina, Francia, Germania, Federazione Russia, Gran Bretagna e Stati Uniti). “Oggi avremmo potuto assistere alla fine della speranza, invece abbiamo aperto un nuovo capitolo per quest’ultima”, ha affermato subito dopo Javad Zarif a sostegno di quanto detto da tutte le altre parti.

I dettagli dell’accordo

Il testo ufficiale dell’accordo (Joint Comprehensive Plan of Action o JCPOA) dovrebbe essere finalizzato nella giornata di oggi. Il testo dovrebbe regolare in dettaglio ogni questione dibattuta durante gli ultimi negoziati.

Ecco gli aspetti principali:

  • Entro la fine dell’anno, l’Iran ha il compito di chiarire con l’AIEA tutte le questioni irrisolte inerenti il suo programma nucleare, soprattutto quelle riguardanti ricerche in ambito missilistico e militare.
  • L’AIEA mantiene il pieno diritto di ispezione degli impianti iraniani, senza alcun preavviso, con una clausola di convenzionalità (così pare) per alcuni impianti situati in strutture militari.
  • Il diritto dell’Iran ad un programma nucleare senza finalità militari viene ribadito all’inizio del documento, a patto che il JPCOA venga implementato con successo e rispettato.
  • Più di 6000 centrifughe del primo tipo rimarranno in funzione, come le strutture di ricerca e i principali impianti.
  • Le scorte di materiale fissile arricchito dovranno essere ridotte a non più di 300 kg, con un grado di arricchimento non superiore al 3,67%.
  • Le sanzioni imposte precedentemente da ONU, UE e Stati Uniti su diversi settori dell’economia iraniana saranno eliminate (e non sospese), sebbene non sia chiaro se gradualmente, durante o successivamente all’implementazione del JPCOA.

Maggiori informazioni sull’accordo saranno disponibili a seguito della pubblicazione ufficiale. Sorgono già da ora perplessità sulla piena ratifica da parte statunitense e iraniana. Il testo dovrà infatti essere vagliato dal Congresso e dal Majlis, incontrando sicuramente l’opposizione del nucleo forte dei Repubblicani e dei Pasdaran.

Sia Obama che Rouhani dovranno sicuramente puntare nei prossimi giorni a sfruttare il proprio capitale politico affinché l’accordo riceva la più ampia approvazione possibile nei due parlamenti e smentisca le dichiarazioni di Netanyahu sulle proporzioni mondiali di un “errore storico”.

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L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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