martedì , 18 dicembre 2018
18comix
iran

Iran, ripartono i negoziati sul nucleare

Dopo i due turbolenti mesi della pausa estiva, in cui l’intero Medio Oriente è stato scosso dall’ascesa dello Stato Islamico e dai ripetuti e scoordinati interventi occidentali, venerdì si è aperto un nuovo capitolo delle negoziazioni fra la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Occidente sulla questione del nucleare iraniano. Nonostante l’assenza di attività nei più alti fora della diplomazia internazionale, alcune azioni intraprese da Washington e Teheran e l’inasprirsi dei reciproci rapporti hanno fatto sì che la partenza, nonostante la deadline del 24 novembre, fosse più che a rilento. Ad aggravare la situazione complessiva, nonché la sfiducia fra le due amministrazioni, vi è stata l’approvazione da parte del Congresso americano, verso la fine di agosto, di un ulteriore pacchetto di sanzioni a danno di 25 aziende iraniane e personalità vicine al governo. Tuttora, le relazioni fra i due Paesi non sono tra le più fluide, soprattutto se si considerano i continui battibecchi riguardo un’azione comune contro la minaccia islamista che affligge parte dell’Iraq e della Siria.

Con un quadro regionale così complicato e complesso, non appare incomprensibile una ripartenza sprint, dettata dalla necessità di ricostruire, o quantomeno rinsaldare, la fiducia attorno ad un negoziato difficile, lungo più di un decennio e dibattuto a cavallo di diverse amministrazioni e presidenze (Bush Jr.-Obama per gli Stati Uniti e Ahmadinejiad-Rouhani per la Repubblica Islamica). Questioni contingenti aggravano il peso del bagaglio delle rispettive delegazioni riunitesi a New York nella giornata di venerdì 19. Almeno per il momento, il negoziato rimane in secondo piano sia rispetto ai lavori interni al Palazzo di Vetro, con l’avvicinarsi dell’annuale riunione dell’Assemblea Generale quale vero fulcro di possibili accordi e negoziazioni, sia rispetto all’interesse della stampa internazionale. L’attenzione (nonché buona parte delle risorse) è stata dedicata alla riunione del Consiglio di Sicurezza con all’ordine del giorno la discussione della coalizione anti-ISIS. Presieduta dal Segretario di Stato americano John Kerry, la riunione ha visto coinvolti in misure differenti sia la Siria, quale osservatore, che l’Iran quale parte attiva nella discussione. Quest’ultimo risulta tuttora escluso da una eventuale partecipazione alla coalizione internazionale, sia in quanto Teheran stessa ha manifestato una certa ritrosia nell’operare con gli americani, sia in quanto quest’ultimi l’hanno bandita a priori da un eventuale coinvolgimento.

Per quanto non direttamente, le tensioni tra Stati Uniti e Iran in merito ad Assad e ISIS intaccano anche il normale proseguimento delle negoziazioni. L’attuale stallo, come affermato dal Ministro degli Affari Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, è riconducibile all’inerzia di Teheran nell’affrontare il cuore della questione, ma anche al comportamento degli Stati Uniti. Nessuna reale apertura sembrerebbe essere giunta dall’amministrazione Obama, più volte avversa ad eventuali concessioni o cedimenti sulla strategia e contraria verso la cosiddetta “atomica degli Ayatollah”. Inoltre, rimane ancora da prevedere quali possano essere le reazioni statunitensi ad un rinnovato intervento mediatico di Israele, quale catalizzatore di un’azione precisa e chirurgica, di un first raid, contro la Repubblica Islamica.

Proprio lo Stato ebraico sembrerebbe avere dimostrato un rinnovato interesse per le negoziazioni, dopo alcuni mesi di inattività dal palcoscenico internazionale. Il timore principale manifestato da Tel Aviv durante quest’ultimo meeting riguarda il rischio che l’Alto Rappresentate uscente della politica estere dell’UE, Catherine Ashton, nel tentativo di concludere positivamente il proprio mandato, faccia “un cattivo affare”. Secondo quanto affermato dal Ministro israeliano per gli Affari Strategici Yuval Steinitz, i negoziati starebbero andando nella direzione sbagliata, alludendo al lassismo di Washington nel non volere colpire subito e duramente, lasciando in questo modo più tempo agli Ayatollah per la costruzione dell’ordigno.

La prossima settimana sarà quella cruciale, soprattutto per i rapporti Washington e Teheran. Si spera che la riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite permetta un più ampio dibattito, privato, ufficioso o ufficiale che sia, su una reale soluzione, sempre che ISIS ed ebola non ne facciano da padroni.

In foto, l’Alto Rappresentante Catherine Ashton affiancata, a sinistra, dal vice Segretario Generale dell’EEAS Helga Maria Schmid e, a destra, dal ministro iraniano degli Esteri Javad Zarif. Sullo sfondo, il suo capo di gabinetto, James Morrison. (© European Commission – Flickr 2014)

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *