giovedì , 19 luglio 2018
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Kosovo
Photo © European External Action Service, 2016

Kosovo più vicino a Schengen: accordo sui confini con il Montenegro

L’Assemblea del Kosovo ha raggiunto lo scorso 21 marzo gli 80 voti necessari per ratificare l’accordo di delimitazione dei confini con il Montenegro. Il voto è avvenuto dopo ripetute interruzioni causate dal lancio di lacrimogeni dai banchi dell’opposizione. Durante la votazione, 13 parlamentari appartenenti a Vetëvendosje sono stati espulsi dall’aula. La coalizione di governo composta da PDK, AAK, Acey, AKR e 6 + ha votato a favore dell’accordo, congiuntamente al partito d’opposizione LDK. Il partito Vetevendosje ad AAK, NISMA ed i fuoriusciti del “gruppo dei deputati indipendenti” si sono mostrati invece fortemente contrari.

Il confine fra Kosovo e Montenegro

Il trattato originale, firmato a Vienna nel 2015, vedeva contrari l’attuale primo Ministro Ramush Haradinaj ed il partito d’opposizione Vetevendosje. La situazione si è però sbloccata nel febbraio di quest’anno quando il capo di stato Hashim Thaci ha incontrato il Presidente montenegrino Filip Jovanovic. Al termine del meeting è stata resa una dichiarazione congiunta che modifica l’accordo originale, aprendo alla possibilità di formare una task force congiunta per ridisegnare una parte dei confini in un futuro prossimo.

Secondo i principali partiti di opposizione, la linea di confine concordata a Vienna (lunga circa 80 chilometri) sottrarrebbe al Kosovo più di 8mila ettari di territorio. La frontiera proposta sarebbe infatti basata non sulle mappe che definivano il territorio kosovaro secondo la costituzione jugoslava del 1974, ma su quelle volute dal leader nazionalista serbo Slobodan Milošević, che nel 1996 avrebbe “ridotto” il Kosovo a favore del Montenegro. Lo scontro sulla frontiera si è quindi aggiunto alla spinosa questione in merito alla creazione di un’Associazione delle municipalità serbe in Kosovo. Questo progetto è parte fondamentale degli accordi di normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo facilitati dall’Unione Europea e sottoscritti a Bruxelles nell’aprile 2013. Tuttavia, tali accordi sono invisi all’opposizione, che parla della creazione di un’entità in grado di sabotare il funzionamento della nuova repubblica e del pericolo di “bosnizzazione del Kosovo”.

Un voto difficile

Il processo che ha portato all’approvazione degli accordi di Vienna è stato caratterizzato da un alto grado di violenza. Lo scorso 14 agosto 2016, due giorni dopo l’ennesima seduta dedicata alla demarcazione del confine, una bomba è stata lanciata contro la sede del parlamento a Pristina. Alcuni giorni dopo, un altro ordigno, stavolta neutralizzato dalla polizia kosovara, è stato rinvenuto nei pressi dell’abitazione di Murat Meha, direttore della Commissione statale che si occupa della definizione del confine.

Al termine delle votazioni, Kadri Veseli, Presidente dell’assemblea della Repubblica del Kosovo, si è congratulato con in membri del parlamento affermando: “Congratulazioni per il primo giorno di primavera. Oggi, il lungo inverno politico per i cittadini del Kosovo finisce. Oggi inizia una primavera di libera circolazione”. Il Kosovo è infatti l’unico stato balcanico in cui cittadini hanno ancora bisogno di visti per recarsi negli Stati membri dell’UE. Altri Paesi balcanici come Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia e Bosnia hanno ottenuto accesso alla zona di Schengen senza necessità di visto nel 2010.

Il Kosovo verso Schengen?

Bruxelles aveva fortemente sostenuto l’accordo tra Montenegro ed il Kosovo, ponendo come condizione fondamentale per l’eliminazione della necessità del visto la risoluzione della disputa sui confini. L’Alto Rappresentante dell’UE Federica Mogherini ha mostrato il proprio apprezzamento, evidenziando in merito all’esito della votazione come “anche le situazioni più complesse possano essere risolte. Noi quindi non solo apprezziamo questi sforzi nello spirito di un buon rapporto di vicinato, ma siamo pronti a supportare la piena implementazione di questo accordo” ed ancora come la ratifica dell’accordo vada “nella direzione della rimozione dell’accesso alla zona di Schengen senza necessità di visto”.

Un voto quello del scorso 21 marzo che sembra quindi andare della direzione di un’Europa più unita e sempre più attenta alla zona balcanica.  Un ulteriore passo verso la normalizzazione dei rapporti nell’area dei Balcani, che sta lentamente chiudendo le ferite di un recente passato e sta divenendo il centro di una importante partita geopolitica che vede gli interessi cinesi ed europei spesso in contrasto.

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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