18comix

Putin riabilita l’invasione della Polonia?

Il vicinato dell’UE continua ad essere turbato da molti conflitti. Un semicerchio quasi ininterrotto di disordine si estende dal Donbass alla Libia, passando per il Caucaso e il Medio Oriente. Tuttavia, a far discutere non sono solo le guerre odierne, ma anche quelle del passato. Un mese fa è stata sfiorata una crisi diplomatica tra Russia e Polonia causata non da una delle guerre in corso, o almeno non direttamente, ma dall’interpretazione dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La storia secondo la diplomazia russa

Lo scorso 20 settembre in un’intervista per il quotidiano filo-governativo venezuelano Correo del Orinco, l’ambasciatore russo a Caracas, Vladimir Zaemskij, ha dichiarato che l’occupazione sovietica della Polonia orientale del 1939-’41 sarebbe stata legittima, perché, a suo dire, quei territori sarebbero stati usurpati dalla Polonia con uno spirito di rapina. Secondo l’ambasciatore, inoltre, ci sarebbe in corso un tentativo di falsificare la storia da parte di governi di estrema destra di Paesi come Estonia, Lituania e Ucraina, anche se nessuno di questi Stati ha un governo di estrema destra, anzi la Lituania ha un governo di centro-sinistra.

L’ambasciatore Zaemskij prosegue l’intervista sottolineando le colpe dei polacchi che collaborarono nei pogrom di ebrei, senza citare però numerosi episodi analoghi in cui si resero protagonisti molti cittadini sovietici di tutte le etnie, russi compresi. L’intervista si conclude con un riferimento a una delle tante dichiarazioni deliranti di un controverso eurodeputato polacco, vero antisemita ed estremista di destra, Janusz Korwin-Mikke, secondo il quale le vittime del Majdan sarebbero state uccise da cecchini polacchi.

Cinque giorni dopo, l’ambasciatore russo a Varsavia, Sergej Andreev, ha dichiarato in un’intervista al canale TVN24 che la Polonia sarebbe stata corresponsabile per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Le dichiarazioni hanno causato forte clamore in Polonia e all’estero. Due giorni dopo, l’ambasciatore è stato convocato al Ministero degli Esteri di Varsavia, dove ha dichiarato che non era sua intenzione oltraggiare la Polonia.

Putin e l’utilizzo politico della storia

Queste dichiarazioni non sono due casi isolati. Lo scorso dicembre, durante una conferenza con degli storici, Vladimir Putin dichiarò che non ci fosse nulla di male nel Patto Molotov-Ribbentrop. Il Presidente russo ha poi ripetuto la stessa affermazione durante l’incontro bilaterale con Angela Merkel lo scorso 10 maggio, il giorno dopo le celebrazioni per il Giorno della Vittoria.

I protocolli segreti del patto che spartivano l’enorme regione che va dal Mar Glaciale Artico alle foci del Danubio vennero resi noti e condannati dal Cremlino solo a partire dal 1989. In quegli anni in Russia si iniziò a parlare di altri crimini come il Holodomor o gli stupri di massa compiuti dall’Armata Rossa durante l’avanzata verso Berlino. In generale, la ricerca storica diventava libera, non più un mezzo di propaganda statale.

Non è un caso che questa tendenza si stia invertendo proprio in questi anni. Riabilitando l’aggressione alla Polonia, si giustifica quella attuale all’Ucraina con la quale i fatti risalenti al 1939 presentano diverse analogie, come si nota dalle dichiarazioni dell’amb. Zaemskij durante l’intervista. La Russia sostiene che i territori ucraini occupati sarebbero stati usurpati da Kiev, nonostante Mosca abbia riconosciuto il confine russo-ucraino e si sia impegnata a rispettarlo con il Memorandum di Budapest.

Il Cremlino sostiene di non esser più vincolato da questo trattato, in quanto considera che lo Stato ucraino sia collassato e che non sarebbe mai dovuto nascere dato che non esisterebbe una nazione ucraina. Argomentazioni molto simili a quelle usate contro la Polonia nel 1939. Entrambe le invasioni erano giustificate con la scusa di proteggere minoranze etniche. L’amb. Zaemskij accusa Estonia, Lituania e Ucraina di avere governi fascisti, mentre simpatizza con veri fascisti, proprio come Stalin accusava la Polonia di essere fascista, mentre si alleava col “compagno Hitler”.

Il negazionismo dei crimini di Stalin e il ritorno a una politica estera aggressiva sono due facce della stessa medaglia: la svolta populista che sostituisce la crescita economica come traino del consenso. E’ un fenomeno molto preoccupante che va tenuto in considerazione dai leader occidentali che vogliono cooperare con Putin per risolvere le varie crisi internazionali.

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …