domenica , 23 settembre 2018
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Mediterraneo
Gruppo di ribelli festeggia dopo la caduta di Gheddafi © BRQ Network - www.flickr.com, 2011

Mediterraneo: l’UE pronta a varare la sua realpolitik

L’Unione Europea prepara una svolta politica in un’area di primario interesse strategico, quella del vicinato meridionale. Con l’occasione della revisione della politica europea di vicinato (PEV), promessa da Jean-Claude Juncker entro il primo anno di mandato, la Commissione Europea intende infatti mettersi al centro del processo di ripensamento della strategia europea nel Mediterraneo e nell’Europa orientale.

A giudicare dalle dichiarazioni dei membri dell’esecutivo UE, dei funzionari e di molti Ministri degli Stati membri, la revisione in atto potrebbe portare al varo di una PEV più realista, incentrata sul perseguimento degli interessi europei e sul contenimento delle minacce alla sicurezza derivanti dall’instabilità dei Paesi ai confini dell’Europa. Gli effetti maggiori di questo riordino di obiettivi, priorità e strumenti si avrebbero nel Mediterraneo, identificato come l’area più problematica per la sicurezza e gli interessi dell’UE.

2011-2015: dall’illusione al brusco risveglio

Lo stravolgimento geopolitico del 2011 ha reso la regione mediterranea una delle più instabili nello scenario internazionale. Trascinata dall’ondata di rivolte democratiche, l’UE aveva cercato di assecondarle e favorirle, trovandosi a contraddire la tradizionale politica europea di cooperazione ed engagement con i regimi locali. In pochi mesi la speranza ha lasciato il campo alla disillusione e il focus è passato dalla spinta per le riforme alla gestione dei conflitti.

L’Europa si è ritrovata di fronte a una regione ingovernabile: Stati incapaci di controllare il proprio territorio, guerre civili, flussi senza precedenti di immigrati clandestini e una rinnovata minaccia terroristica. Come ammettono governi e istituzioni UE, la regione mediterranea è oggi assai meno stabile rispetto a dieci anni fa. Se l’obiettivo originario della PEV era realizzare ai confini dell’Unione un “anello di Paesi amici e ben governati”, la politica di vicinato si è rivelata un fallimento.

La parziale revisione di tale politica del 2011, volta a incentivare le riforme democratiche attraverso una forte condizionalità positiva con premialità economica, commerciale e legata alla mobilità, è stata superata dagli eventi. La svolta si è dimostrata non sostenibile, al punto da accogliere il ritorno di regimi come quello di Al-Sisi in Egitto come sviluppi positivi rispetto a dinamiche incerte e minacciose che le cancellerie europee si sono dimostrate incapaci di comprendere. L’Europa ha perso velocemente peso, autorevolezza e centralità e in gran parte dell’area mediterranea è oggi sulla difensiva.

Una nuova politica di vicinato

Lo scorso 4 marzo, l’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha presentato con il Commissario alla PEV Johannes Hahn un corposo “discussion paper” sulla revisione della politica di vicinato. Il processo di revisione coinvolgerà soggetti europei e dei Paesi partner e si concretizzerà in autunno in una comunicazione della Commissione.

L’obiettivo dell’esecutivo UE è rivedere i principi, il raggio d’azione e gli strumenti di cui la PEV dovrebbe disporre. “La PEV non è stata capace di offrire risposte adeguate ai recenti sviluppi, né alle aspirazioni dei partner”, si legge del documento. “Gli stessi interessi dell’UE non sono stati serviti pienamente”. Secondo Mogherini l’obiettivo della nuova PEV dovrà essere di costruire «una relazione politica robusta», basata su «un dialogo e un partenariato più politico e un approccio più orientato alla cooperazione tra partner paritari». La PEV dovrà inoltre essere strettamente integrata nella politica estera europea, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione di UE e Stati membri.

Dalla retorica alla difesa degli interessi strategici

C’è ampio consenso in Europa rispetto alla necessità di dotarsi di una nuova strategia di fronte al tormentato scenario mediterraneo. Secondo molti esponenti delle istituzioni, la PEV dovrebbe assomigliare di più a una politica estera tradizionale, mirata più esplicitamente al perseguimento degli interessi europei e meno alla trasformazione nel lungo termine di una regione in conflitto.

Il 14 aprile si terrà a Barcellona un incontro tra i Ministri dell’UE e dei Paesi del Mediterraneo sud-orientale. Sarà l’occasione per valutare la percezione che i partner hanno dell’Europa e della sua politica spesso incoerente e frammentata. In attesa di definire le linee della svolta strategica europea nel Mediterraneo, l’UE sembra però aver già individuato i pilastri della nuova PEV: una politica meno retorica e idealista e più incentrata sugli interessi strategici condivisi con i Paesi della sponda sud-orientale del mare nostrum.

L' Autore - Davide D'Urso

Caporedattore, Presidente del Consiglio di Redazione e Vice Presidente dell'Associazione OSARE Europa - Laureato in Scienze Internazionali e Studi Europei presso l'Università di Torino e la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi, ho avuto esperienze professionali a Torino e Novara nei settori della comunicazione e dell'internazionalizzazione d'impresa. Nel 2014 ho lavorato a Bruxelles come addetto stampa per la Presidenza italiana del Consiglio UE. Vivo e lavoro a Torino. Scrivo di politica e istituzioni UE, Mediterraneo e politica di vicinato.

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