mercoledì , 19 dicembre 2018
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Minsk, il vertice: tante parole che i fatti smentiscono

26 agosto, riunione del vertice di Minsk, in attesa delle novità che scaturiranno dal nuovo vertice odierno. La diplomazia ha tentato di trovare una via per la soluzione politica del conflitto in corso in Ucraina. Chi si aspettava un repentino cambiamento o un eclatante colpo di scena è però rimasto deluso. Eppure qualcosa da questo vertice si può dedurre: molto è stato scritto e detto della stretta di mano fra Putin e Poroshenko, definita evento storico o segnale di apertura ad una soluzione pacifica. Nulla di più errato, come gli eventi degli scorsi giorni hanno evidenziato. L’elenco dei presenti a Minsk era significativo: i capi di Stato dell’Unione Euroasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakhstan), il Rappresentante per la politica estera Ashton, il Commissario per il Commercio De Guchte e il Commissario per l’Energia Oettinger.

La presenza dei due Commissari non stupisce, commercio e gas sono infatti due temi caldi. L’Unione Euroasiatica teme che un accordo economico fra Kiev e Bruxelles porti a un’invasione di prodotti europei nel loro mercato, danneggiando quelli locali. Inoltre Kiev e Mosca hanno il problema forniture di gas: la prima è debitrice di 5 miliardi di dollari e, in caso di mancato accordo, potrebbe prospettarsi un inverno gelido. La Russia si rifiuta di fornire gas senza pagamento preventivo: Kiev è finanziariamente in una situazione disastrosa e non in grado di far fronte a nuove spese. Presto le sue scorte di gas si esauriranno, lasciando il Paese al freddo. Il clima di tensione e le reciproche sanzioni imposte da UE e Russia rischiano di condizionare anche la fornitura di gas ai Paesi europei.

Come detto, nessuna misura decisiva, ma almeno tre risultati degni di nota. Primo. Si è riconosciuta la necessità di una ”roadmap” che guidi verso una soluzione politica del conflitto. Secondo. Si è creato un gruppo di contatto formato da Mosca, Bruxelles e Kiev che lavorerà per trovare un accordo soddisfacente per tutte le parti in causa. Terzo. Putin aveva affermato di aver ricevuto il consenso di Kiev per mandare aiuti umanitari a Luhansk.

L’aver ribadito la necessità di una soluzione pacifica alla controversia può sembrare un esito scontato, in realtà non lo è. Il problema ucraino rischia ora di sfuggire dalle mani di tutti. Il problema è legato alle rispettive opinioni pubbliche: sia Putin che Poroshenko non possono permettersi di presentare ai propri cittadini un accordo che non sia un chiaro successo. Entrambi hanno bisogno di una vittoria schiacciante. Dal punto di vista militare, la situazione, fino a pochi giorni fa sembrava volgere a favore di Kiev, oggi la situazione sembra essersi invertita. Nel caso non si arrivi ad una soluzione politica, le vittime, già più di 2500, potrebbero crescere esponenzialmente e rendere ancora più difficile una pacificazione della regione. Dal punto di vista politico, l’Ucraina è più fragile. Il 25 agosto Poroshenko è stato costretto a sciogliere la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino: i parlamentari non sono stati in grado di accordarsi per una nuova maggioranza. Nuove elezioni verranno indette a breve. Non ancora chiaro però il ruolo delle regioni ribelli.

La crisi ucraina rischia poi di allargarsi: numerosi, secondo fonti statunitensi, gli sconfinamenti russi in territorio ucraino. Presenza russa che, nonostante le numerose prove, fra cui anche alcuni prigionieri, Putin continua a smentire. Così facendo Mosca infrange le più elementari norme del diritto internazionale, avvallando implicitamente l’uso della forza per la soluzione di controversie territoriali. Un pericoloso precedente che potrebbe poi essere sfruttato anche da altre nazioni, come la Cina, e per assurdo giustificare in parte l’operato dell’Isis in Siria ed Iraq.

Nell’Est Europa numerosi Paesi, come Romania e Polonia, invocano l’aiuto della NATO, temendo una futura offensiva russa. Oltre all’incontro di oggi si attende la riunione della Nato che si terrà a Cardiff, in Galles, il 4 e il 5 settembre: tema centrale proprio la crisi ucraina. Per tranquillizzare i Paesi Baltici, Romania e Polonia, il segretario generale uscente Rasmussen (che oggi ha tenuto una conferenza stampa) ha affermato che l’alleanza nord atlantica è pronta ad aumentare la sua presenza nella regione, con costruzione di nuove basi. Il sistema antimissile Nato in Romania e Polonia, ad esempio, dovrebbe essere operativo intorno al 2018. L’Occidente non pensa più solo ad una minaccia Medio Orientale. Dopo decenni qualcuno torna a temere anche la possibilità di un attacco russo.

Photo © European External Action Service, 2014, www.flickr.com

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L' Autore - Sarah Camilla Rege

Responsabile Allargamento - Laureata in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre affascinata dai Balcani, dopo un periodo di tirocinio con AIESEC a Novi Sad (Serbia) ho ultimato la tesi di laurea magistrale riguardante il mondo delle Organizzazioni Non Governative e la società civile in Serbia. Nel 2012 ho frequentato la summer school "Integrating Europe through Human Rights" presso la Higher School of Economics di Mosca.

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One comment

  1. Alberto Sermagni

    “Così facendo Mosca infrange le più elementari norme del diritto internazionale, avvallando implicitamente l’uso della forza per la soluzione di controversie territoriali. Un pericoloso precedente che potrebbe poi essere sfruttato anche da altre nazioni, come la Cina, e per assurdo giustificare in parte l’operato dell’Isis in Siria ed Iraq.”
    Il precedente è quello americano semmai. Dette elementari norme del diritto internazionale sono state palesemente infrante in primis dagli Stati Uniti d’America e dai loro alleati in occasione della Seconda Guerra del Golfo, peraltro in modo decisamente più diretto di quanto fatto finora dalla Federazione Russia in Ucraina.
    Se poi si volesse invece andare alla ricerca di tutti i tentativi “indiretti” di destabilizzazione o ingerenza politico-militare dell’Occidente nei processi rivoluzionari e/o guerre civili che infiammano la regione EMEA, bè c’è l’imbarazzo della scelta: dal sostegno al FSA (e non solo) in Siria al supporto ai ribelli anti-Gheddafi nella campagna libica di Sarkozy, al recente capolavoro della rivoluzione/colpo di stato di maidan square contro un governo democraticamente eletto (secondo l’OCSE gli standard democratici che hanno portato Janukovic alla presidenza sono stati “high quality”, e l’elezione nel suo complesso “transparent and honest”, fonte: http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8466389.stm)

    “Per tranquillizzare i Paesi Baltici, Romania e Polonia, il segretario generale uscente Rasmussen (che oggi ha tenuto una conferenza stampa) ha affermato che l’alleanza nord atlantica è pronta ad aumentare la sua presenza nella regione, con costruzione di nuove basi.”

    Un’azione che sarebbe in aperta violazione del NATO-Russia agreement del 1997 (fonte:www.nato.int/cps/…/natolive/official_texts_25468) che prevede rigidi limiti allo stazionamento di truppe NATO nei paesi confinanti con la Fed. Russa.

    “L’Occidente non pensa più solo ad una minaccia Medio Orientale. Dopo decenni qualcuno torna a temere anche la possibilità di un attacco russo.”

    Un’ipotesi estremamente irrealistica, ma ampiamente gonfiata dalla tradizionale russofobia dei paesi dell’est e dai mainstreamedia americani, che secondo i suoi fautori, vedrebbe la Russia suicidarsi irrazionalmente contro la più grande alleanza militare ed economica (si noti che l’UE resta il principale mercato d’importazione e d’esportazione della Russia) al mondo.
    In questo senso l’Applebaum e altri fanatici d’oltreoceano sembrano alla ricerca spasmodica della profezia che si auto-avvera: lo spettro del pericolo r(o/u)sso che minaccia l’Europa, uno spettro che potrebbe divenir reale soltanto se lo si crea con le proprie mani: umiliandolo, sanzionandolo e accerchiandolo militarmente.
    Si ha di fronte un élite che guarda indietro, nel senso che rimpiange disperatamente l’epoca della Guerra Fredda pur di evitare di confrontarsi da un lato con il proprio (colpevole) declino politico-economico su uno scacchiere globale in profondo mutamento e dall’altro di affrontare le vere ed enormi (seppur trascurate) minacce asimmetriche che gli si parano dinnanzi ad ogni piè sospinto (fanatismo islamico, crisi economiche, collasso sociale).

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