mercoledì , 21 novembre 2018
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Perù
Keiko Fujimori © Congreso de la República del Perú - www.flickr.com, 2010

Perù, Keiko Fujimori vince il primo turno delle elezioni

Il Sud America vive un momento di grande fermento politico legato al rallentamento economico dopo le recenti difficoltà della crescita del PIL cinese: il “boom” sudamericano traeva linfa vitale dalla domanda proveniente da Oriente: ogni stormir di fronda a Pechino può provocare un uragano.

E l’uragano è effettivamente arrivato: la Presidente brasiliana Dilma Rousseff in seria difficoltà, travolta da una disoccupazione galoppante e da una corruzione endemica; l’Argentina, disillusa dal sogno kirchnerista, è ora nelle mani del liberista Macrì (già lambito dallo scandalo Panama Papers); il Venezuela di Maduro travolto dal caos-inflazione e dai bassi prezzi del petrolio.

Tutto questo non poteva non avere riflessi nelle elezioni presidenziali peruviane: il primo turno ha visto un trionfo, addirittura più ampio delle aspettative, di Keiko Fujimori, figlia del famigerato dittatore di origine giapponese Alberto Fujimori, che nel decennio 1990-2000 fu protagonista di una deriva autocratica in stile Pinochet, con tanto di torture degli oppositori ritenuti “comunisti” e arricchimento personale.

I rapporti fra Perù e Unione Europea

Paradossalmente, l’ascesa della “signora K” avviene in una cornice tutto sommato tranquillizzante: il Perù vanta uno dei tassi di crescita più stabili della regione e un calo continuo della povertà. Lima negli ultimi anni ha stretto un Trattato di libero scambio non solo con gli Stati Uniti, ma anche con l’Unione Europea (la firma risale al 2012), che ha permesso di incrementare le esportazioni, in particolare verso Spagna e Germania.

Un passo forse ancora più importante è stato recentemente la firma dell’abolizione del regime dei visti per i cittadini facenti parte dell’area di Schengen: dal marzo 2016 i turisti europei potranno recarsi nella leggendaria Macchu Picchu, piuttosto che nella magnifica città inca di Cuzco, semplicemente esibendo il passaporto. Ovviamente, lo stesso varrà per i cittadini peruviani, che potranno recarsi in territorio Schengen senza bisogno di visto (fino a un limite di 90 giorni).

L’ascesa di Keiko Fujimori

Questa politica di avvicinamento ai colossi mondiali – Stati Uniti, Cina ed Unione Europea – è stata una delle armi sfoderate in campagna elettorale dal liberale Kuczinsky (arrivato alle spalle della Fujimori), che si pone in sostanziale continuità con le politiche del Presidente uscente Humala.

Tuttavia, anche i peruviani sono stati sedotti da un’alternativa “populista”: la Fujimori, pur presentandosi con un’apparenza curata e moderata, ha incarnato in maniera abile i malumori delle persone. Innanzitutto, la sicurezza: il Perù è ancora funestato dai narcos e dai ladri, nelle strade la percezione d’insicurezza è palpabile. La Fujimori, “vantando” le credenziali del padre, ha posto al centro della sua campagna la bonifica delle periferie, promettendo una lotta durissima contro la delinquenza. L’altro fattore decisivo nel successo di Keiko è stata la povertà: nonostante i progressi economici, essa riguarda ancora circa il 28% della popolazione che – non casualmente – è la fascia che spesso condivide il triste destino delle periferie assieme ai reietti della delinquenza.

Infine, per spiegare l’astro nascente di Keiko, c’è un non-detto che compare come convitato di pietra: la paura che una buona parte dei peruviani – specie quelli più anziani – nutre verso le formazioni di sinistra radicale e i movimenti di liberazione indigena. Alberto Fujimori fu protagonista, di una feroce repressione dei movimenti di lotta armata quali Sendero Luminoso (maoisti) e MLTA (Movimento di Liberazione Tupac Amaru, una formazione di lotta indios). Una macchia orribile sulla carriera di Fujimori padre fu la sterilizzazione forzata delle donne indios di etnia quechua: un abominio che ancora oggi risulta indigesto a larga parte della popolazione.

L’ala movimentista della società peruviana è stata rappresentata alle elezioni dal volto di Veronika Mendoza, una candidata della sinistra alternativa che ha raccolto quasi il 17% dei suffragi, distribuiti perlopiù nelle zone indios e nelle periferie delle grandi città come Lima e Arequipo. I suoi voti, sommati a quelli del moderato Kuczinsky, permettono di superare il 40%: proprio la percentuale ottenuta dalla coriacea Keiko al primo turno.

Il ballottaggio, previsto per il 7 giugno, si preannuncia come infuocato: cinque anni fa tutti gli oppositori si strinsero per fermare l’avanzata della signora K, riuscendo nell’obiettivo. Questa volta la partita appare ancora più incerta e nessuno sa se la corsa irresistibile della ragazza dagli occhi a mandorla possa essere arrestata.

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L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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