mercoledì , 20 giugno 2018
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Burkina Faso
Il Presidente Kafando alle Nazioni Unite © United Nations Photos - www.flickr.com, 2015

Risolta la crisi in Burkina Faso? Il ruolo dell’UE

Con grande impegno, anche da parte della comunità internazionale, è stato sventato il golpe in Burkina Faso iniziato lo scorso 16 settembre e terminato con un accordo tra insorti e rappresentanti del governo di transizione, il 23 settembre, dopo una lunga fase di stallo e decine di morti.

L’insurrezione è stata guidata dagli uomini della Guardia Presidenziale, fedelissimi all’ex Presidente Compaorè, costretto alla dimissioni lo scorso anno dopo 27 anni di governo e in attesa di giudizio con l’accusa di alto tradimento. Quasi 1.200 uomini capeggiati dal generale Dienderè hanno preso il controllo della capitale e arrestato il Presidente di transizione Michel Kafando e il premier Zida.

La risoluzione della crisi

Superata una lunga fase di impasse, il generale Diendrè ha dichiarato la resa alle forze armate nazionali, dopo essersi rifugiato per giorni presso la residenza dell’ ambasciatore della Santa Sede a Ouagadougou. Dopo le negoziazioni della resa, il generale Dienderè, intervistato dalla tv nazionale RFI, ha dichiarato la sua completa disposizione ad essere giudicato dal tribunale militare, sottolineando però il suo rammarico di non essere riuscito a realizzare un colpo di Stato che segnasse una svolta definitiva per il suo Paese. Anche il colonnello Bamba, noto soprattutto per l’annuncio televisivo del colpo di Stato contro il governo di transizione democratica, è stato arrestato dall’ esercito nazionale ed è in attesa di giudizio.

L’insurrezione, oltre ad aver causato disordini nella capitale del Burkina Faso Ouagadougou, ha messo in allarme anche la CEDEAO (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale, o ECOWAS), che subito dopo l’annuncio del colpo di Stato ha espresso la volontà di creare un’intesa per superare la crisi. Il progetto, posto in essere da una delegazione creata ad hoc, è stato presentato lo scorso 22 settembre ad Abuja in Nigeria e consisteva in una mediazione di 13 punti principali necessaria alla risoluzione della crisi interna burkinabè. Il 23 settembre si è raggiunto l’accordo tra gli insorti e Kafando e quest’ultimo è tornato a rivestire la carica di Presidente. Oggi l’emergenza si è attenuata, anche se resta la massima allerta e il controllo da parte di tutta la comunità cnternazionale.

Il ruolo dell’ Unione Europea nel processo di transizione democratica in Burkina Faso

L’Unione Europea già ad agosto, prima del golpe, aveva deciso di patrocinare il processo di transizione democratica in Burkina Faso con fondi da 60 milioni di euro per la stabilità politica e sociale del Paese. Il Commissario per lo sviluppo Neven Mimica aveva dichiarato la piena fiducia nel governo di transizione di Kafando, affinchè potesse guidare il Paese verso le elezioni. I finanziamenti da parte dell’ UE verranno stanziati solo a elezioni concluse e allo instaurazione di un governo costituzionale.

Inoltre l’UE ha inviato una missione in Burkina Faso con a capo la eurodeputata Cecilia Kyenge, ex Ministro italiano per l’integrazione e delegata del PE per la missione UE per il monitoraggio elettorale in Nigeria. La finalità principale della missione ,afferma la Kyenge, sarà quella di “fare tutto quanto in potere dell’ UE” per migliorare il processo democratico in Burkina Faso, mediante politiche di integrazione sociale, economica, sviluppo sostenibile, sicurezza e pace interna. La Keynge è affiancata nella missione da 5 esperti e 24 osservatori, che monitoreranno tutto il processo delle elezioni e l’instaurarsi del nuovo governo.

La missione rappresenta un ulteriore elemento di cooperazione tra Burkina Faso e UE, che sin dal 1959 è l’organizzazione regionale che ha contribuito maggiormente agli aiuti pubblici per il Paese. L’UE sostiene il Burkina Faso attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo (FES), che copre il periodo 2014 – 2020 con un importo complessivo di 623 milioni di euro.

Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’ UE per gli Affari Esteri, ha sottolineato l’importanza della missione UE non solo per ripristinare nello Stato africano equilibrio, governance e trasparenza politica, ma anche per affermare il ruolo decisivo dell’UE nella garanzia della sicurezza regionale e globale.

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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One comment

  1. PIER LUIGI SPARAPANI

    Uno dei pochi articoli in cui si parla di Burkina Faso, un paese in cui la popolazione a MANI NUDE si è ribellata con successo prima al tentativo del Presidente di ottenere il terzo mandato, poi al fallito colpo di stato.
    UE, USA, CEDEAO: tutti hanno avuto inizialmente un cauto atteggiamento diplomatico esprimendo la “volontà di creare un’intesa per superare la crisi”, come giustamente riporta l’articolo; mentre invece i “burkinabè” erano nelle strade di tutti i villaggi, affiancati dai militari dell’esercito. L’ “intesa” è poi stata quella IMPOSTA dai burkinabè, con l’arresto dei militari golpisti.
    La democrazia in Burkina Faso è stata conquistata e difesa dai burkinabè, che sicuramente apprezzano la missione UE per il monitoraggio del processo elettorale non semplice, a breve tempo dal tentativo di colpo di stato. Non credo corretto enfatizzare il ruolo degli stati occidentali e degli altri paesi africani.
    La popolazione Burkina Faso è tra le più povere del mondo, mentre il paese è il 4° esportatore mondiale d’oro ed primo produttore africano di cotone. La canadese Iamgold Corp. detiene i maggiori giacimenti d’oro; le sue azioni sono salite del 20% a partire da due giorni prima del golpe, per poi scendere quando i burkinabè hanno proclamato lo sciopero generale e sono scesi nelle strade. Questo andamento è “strano”, a meno che gli investitori non avessero avuto paura delle elezioni che dovevano tenersi a breve tempo.
    Il colpo di stato è stato effettuato dal corpo militare d’elite armato ed organizzato dagli USA. Il generale fellone aveva partecipato a Marzo ad un corso per i capi delle truppe africane antiterrorismo, affiancando il generale USA nella conferenza stampa. Le truppe francesi hanno stabilmente 200 uomini nella capitale, in coordinamento con le truppe d’elite Burkina. Possibile che nessuno avesse avuto informazioni su quanto stava per accadere?
    I burkinabè si chiedono chi c’era dietro il colpo di stato. Se non sappiamo dare una risposta è meglio non dire che siamo lì per “dare garanzia della sicurezza regionale”.

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