giovedì , 13 dicembre 2018
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Proteste contro la base di Guantanamo Bay © takomabibelot - www.flickr.com, 2007

Tortura, il Senato USA e l’OSCE accusano la CIA

Giovedì 4 e venerdì 5 dicembre Basilea ha ospitato il Consiglio Ministeriale dell’OSCE, a conclusione dell’anno di presidenza della Svizzera, a cui succederà nel 2015 la Serbia.  Focus di queste giornate è stata la crisi ucraina, tematica su cui la Svizzera ha raccolto grande consenso internazionale per il suo operato. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha espresso la sua stima per il lavoro del Presidente di turno dell’OSCE Didier Burkhalter durante l’Assemblea generale dell’ONU dello scorso settembre. Il Segretario ha poi evidenziato il ruolo fondamentale della Svizzera nello stabilimento del cessate il fuoco in Ucraina e l’importanza dell’OSCE per una maggiore sicurezza e cooperazione, per un mondo più pacifico, sviluppato e fondato sul rispetto per i diritti umani.

In occasione del vertice di Basilea, 120 ONG hanno rivolto ai Ministri degli Affari Esteri dell’Organizzazione  un appello: “agire contro la tortura e la discriminazione”.  Christian Nünlist del Centro di studi sulla sicurezza del Politecnico federale di Zurigo ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro di Burkhalter come Presidente di turno in quest’ambito: «il Ministro degli Esteri ha scelto questioni molto rilevanti e attuali come la minaccia rappresentata dai jihadisti europei che rientrano da zone di conflitto, il problema dei rapimenti in cambio di riscatto, la prevenzione della tortura e la gestione degli aiuti in caso di catastrofe».  Soddisfazione condivisa anche da Amnesty International Svizzera, per gli sforzi svolti in favore dei diritti umani e dell’abolizione della pena di morte nel mondo.

La Svizzera ha scelto di porre la prevenzione della tortura tra le priorità dell’agenda dell’OSCE, affrontando questa tematica in quattro conferenze regionali della società civile a Belgrado, Vienna, Tbilisi e Dushanbe, che hanno consentito di costruire una rete anche a livello locale. L’ultima volta che l’OSCE aveva posto la prevenzione della tortura nella sua agenda si era verificata durante la presidenza dei Paesi Bassi del 2003. Mark Thompson, Segretario Generale dell’APT (Associazione per la prevenzione della tortura), ha sottolineato l’importanza di far fronte al problema dei maltrattamenti in custodia della polizia e alle vulnerabilità specifiche di determinate persone quando vengono arrestate, come ad esempio donne, bambini, immigrati o persone LGBT.

Durante questa presidenza, la Svizzera è stata capace di ottenere ampio sostegno per il sistema internazionale di prevenzione della tortura, tramite l’OPCAT (Optional Protocol to the Convention against Torture), che obbliga gli Stati a istituire organismi nazionali di prevenzione per monitorare prigioni, stazioni di polizia e altri luoghi di detenzione. Uno strumento fondamentale per la lotta contro la tortura, come ha precisato Didier Burkhalter lo scorso febbraio davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il 2014 celebra poi i 30 anni dall’adozione della “Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. Tuttavia la tortura resta un problema  ancora aperto e delicatissimo: tra il 2009 e il 2014 Amnesty International ha registrato torture e altri maltrattamenti in 141 Paesi, ma, considerata la segretezza con cui viene praticata, non si esclude che il numero reale sia molto più elevato. Solo nel 2014 l’hanno praticata 79 Paesi.

Mentre 1300 delegati e 53 Ministri degli Esteri si riunivano a Basilea,  oltreoceano veniva a galla lo scandalo delle pratiche della CIA durante la guerra al terrorismo dell’amministrazione Bush. Dopo lunghi anni di indagini iniziate nel 2009 sotto l’egida della presidenza Obama, nel rapporto reso pubblico dalla Commissione Intelligence del Senato è emerso che, oltre alle brutali tecniche d’interrogatorio come il waterboarding o la privazione del sonno, vennero inflitte ai detenuti altre gravi violenze fisiche e psicologiche. La CIA dunque ha mentito, fornendo informazioni false e parziali sulla tortura dei prigionieri. Tra le persone cui si infliggevano le torture, una su cinque era detenuta per sbaglio, per un errore di identità o per errate informazioni di intelligence. “I duri metodi sono contrari e incompatibili con i valori del nostro Paese”, ha commentato Obama.

Preoccupante e impressionante quanto emerso in questi ultimi giorni: se da una parte si lavorava per “agire contro la tortura e la discriminazione”, dall’altra venivano svelate verità scomode e terribili.

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L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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