mercoledì , 21 novembre 2018
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Ahmet Davutoğlu © CSIS / Flickr 2012

Turchia: Davutoglu in Grecia, ma l’Europa è lontana

In una fase particolarmente delicata per le aree geografiche che congiungono il continente europeo con quello asiatico, il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu, il 5 ed il 6 dicembre, si è recato ad Atene nell’ambito degli incontri del Consiglio Superiore di Collaborazione. L’istituzionalizzazione, nel 2009, di tale organo si deve proprio alla necessità di stabilizzare il dialogo tra i due Paesi. La storia delle relazioni greco-turche è stata caratterizzata da attriti fin dalle origini dei due Stati nella loro forma moderna, considerato che la Grecia nacque da una rivolta fanariota contro l’occupazione turco-ottomana e la Turchia Kemalista si affermò proprio sconfiggendo la Grecia alla fine della prima guerra mondiale.

Al termine della visita dello scorso sabato, a cui hanno partecipato 9 Ministri turchi e 10 greci, i due Stati hanno tuttavia riconosciuto l’esistenza di numerose aree di intesa. Negli ultimi due anni la Turchia è diventata il mercato più importante per i prodotti greci, e il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi è cresciuto passando dai 2,2 miliardi di euro di interscambio nel 2010 ai 4,3 miliardi del 2013. Turchia e Grecia si impegneranno in futuro anche a migliorare la loro collaborazione nel settore turistico, delle infrastrutture, dell’immigrazione e dell’energia.

Come risulta dai recenti eventi, il settore energetico e, in particolare, il mercato del gas incidono sensibilmente sugli equilibri geopolitici e sulle relazioni tra Grecia e Turchia, ma anche tra questa e l’UE e tra Mosca e Bruxelles. Il principale accordo in tale ambito, sancito durante l’incontro tra Davutoglu e Samaras, riguarda la connessione dei gasdotti TAP, Trans-Adriatic-Pipeline, e TANAP, Trans-Anatolian-Natural Gas Pipeline. Operazione necessaria per ottimizzare costi e benefici. A creare attrito tra i due Stati, però, è ancora una volta l’isola di Cipro, al largo della quale sono stati di recente rilevati importanti giacimenti di gas. Questi ultimi hanno, inevitabilmente, attratto Ankara, la quale ha inviato nella zona economica esclusiva cipriota alcune navi da guerra per monitorare l’attività delle piattaforme cipriote, e la nave Barbaros, nave destinata all’esplorazione dei giacimenti. Il gesto ha compromesso i negoziati tra le due parti dell’isola, ripresi solo l’inverno scorso.

La Turchia ha affermato di non aver alcuna intenzione di essere “tagliata fuori dal Mediterraneo” e di non voler accettare lo sfruttamento esclusivo greco-cipriota di tali risorse, forte del suo nuovo ruolo nei rapporti UE-Russia. La Turchia ha infatti acquisito nuova importanza nel mercato delle esportazioni di gas russo dopo l’abbandono da parte di Putin del progetto South Stream, che avrebbe rifornito i Balcani e l’UE senza transitare per l’Ucraina. Mosca ed Ankara si sono accordate per la costruzione di un gasdotto avente la stessa capacità di South Stream, ossia 63 miliardi di metri cubi all’anno, che fornirà alla Turchia il 20% di gas in più con uno sconto del 6%. Putin, sosterrà, inoltre, la costruzione della prima centrale nucleare in territorio turco, dimostrando quindi di voler orientare Ankara verso la sua anima centro-asiatica.

Il governo di Erdogan aveva già dimostrato una certa freddezza nei confronti dell’UE: le riforme intraprese, l’atteggiamento nei confronti dei manifestanti, le restrizioni della libertà di espressione non rientrano certo nella “Positive Agenda” creata nel 2012 per accelerare il processo di adesione della Turchia all’UE. La Turchia nel 2014 ha firmato solo 1/3 delle posizioni comuni di politica estera dell’UE, numero esiguo se comparato con l’80% raggiunto in passato. Al fine di rinsaldare i legami, Federica Mogherini, Alto Rappresentante UE, si è recata ad Ankara offrendo sostegno finanziario per l’accoglienza dei rifugiati siriani e richiedendo un aumento dell’impegno nella lotta contro il terrorismo e l’astensione da decisioni che potrebbero limitare l’effetto delle sanzioni UE nei confronti di Mosca.

È opportuno, però, che l’Europa formuli una strategia più efficace per scongiurare un definitivo allontanamento della Turchia. L’obiettivo dell’adesione ha perso gran parte del suo fascino per Erdogan, in quanto alcuni Stati membri potrebbero porre il loro veto anche qualora la Turchia dovesse rispettare tutti i requisiti. È necessario dunque che gli Stati membri raggiungano prima una posizione univoca, affinché il processo di negoziazione sia più credibile e più efficace quale strumento per attrarre un Paese strategicamente importante. Le relazioni greco-turche riflettono la posizione ambigua attualmente assunta da Ankara, capitale di un Paese a metà tra il continente europeo e quello asiatico che riacquista oggi il proprio ruolo di Sublime Porta tra oriente e occidente.

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L' Autore - Giulia Riedo

Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (SID) a Gorizia. Profondamente affezionata al progetto dell'Unione Europea ed al continente africano, ove ha passato parte della sua infanzia. Da ottobre 2013 a marzo 2014 stagista presso il SEAE, si è occupata del progetto di accorpamento delle sedi diplomatiche e di Africa dell’Ovest. In precedenza ha svolto diversi periodi di stage: a New York presso la Missione Permanente dell’Italia all’ONU, assegnata alla sezione crisi politiche di Africa ed Europa, presso l’ambasciata di Francia a Roma e presso lo United Nations Staff College di Torino.

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