lunedì , 24 settembre 2018
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Un manifesto elettorale del partito pro-curdo HDP © Julia Buzaud

Turchia, Erdogan verso lo scontro con i curdi

Si allontana la possibilità che venga raggiunto un accordo con i curdi in Turchia in relazione al loro status di minoranza etno-linguistica, che intrattiene legami importanti col resto del Kurdistan, comprendente varie regioni di Siria, Iran ed Iraq. A determinare tale maggiore lontananza, oltre alle operazioni aeree che il governo di Ankara ha deciso di intraprendere nei giorni scorsi contro l’Isis ed i militanti del partito fuorilegge del Pkk, è il sempre più polarizzato dibattito politico interno.

Con le elezioni d’inizio giugno scorso, il partito islamista dell’AKP, al governo dai primi anni Duemila, non solo ha perso la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento (raggiungendo il 41%, con 258 seggi), mancando l’obiettivo di raggiungere la quota dei due terzi utile ad una modifica della Costituzione che consenta un rafforzamento dei poteri presidenziali. Ma deve anche confrontarsi con il Partito Popolare Democratico (HDP), filo-curdo di sinistra: esso è riuscito a superare la soglia di sbarramento, così da entrare in Parlamento, dove avrà 80 seggi (su un totale di 550).

La nuova presenza dell’HDP nel Parlamento turco

Il leader dell’HDP, Selahattin Demirtas, ha rilasciato dichiarazioni secondo cui il suo partito non è interessato ad entrare in una coalizione di governo che l’AKP dovrà pur formare alleandosi con altre forze politiche. Anzi, Demirtas si è dovuto difendere da una serie di attacchi da parte del presidente Erdogan, il quale lo ha accusato di essere una copertura dei fuorilegge del Pkk, Partito dei lavoratori curdi, gruppo etnico sui cui problemi ha impostato l’intera campagna elettorale.

Dopo l’approvazione della legge che rafforza i poteri delle forze di sicurezza turche, c’è chi interpreta le varie iniziative prese dal governo turco come un tentativo, da parte dell’AKP, di rafforzare la propria posizione al vertice del regime. Allo stesso modo, le recenti operazioni contro le postazioni di Isis e Pkk in Siria ed Iraq, legittimate in quanto forme di “esercizio del diritto all’autodifesa” dal segretario dell’Onu Ban Ki-Moon e dalla Nato, sarebbero volte a creare un’atmosfera d’emergenza nazionale, il cui obiettivo ultimo sarebbe quello d’imporre le riforme istituzionali impedite dal recente scacco elettorale subìto.

Mogherini chiama Ankara

La discriminazione delle minoranze etno-linguistiche, la natura non pienamente democratica del regime, lo scomodo ruolo politico ed economico che la Turchia avrebbe all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea hanno impedito ad Ankara, negli anni, di ottenere la piena membership. Ma sia da parte turca sia da parte di Bruxelles vi è un approccio all’insegna della cooperazione nelle reciproche relazioni.

E così l’Alto Rappresentante dell’Unione per la Politica Estera e la Sicurezza Comune, Federica Mogherini, ha avuto una telefonata col ministro degli Affari Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, dopo l’inizio delle operazioni contro l’Isis e il Pkk.

L’ex ministro italiano ha espresso sostegno agli sforzi di Ankara contro il terrorismo, ma al tempo stesso preoccupazione per la sorte del processo di pace avviato nel 2013 con i curdi. «Ogni azione intrapresa dovrebbe evitare – ha dichiarato la Mogherini – il rischio di danneggiare il cessate il fuoco. Il processo di pace rimane la migliore opportunità di una generazione al fine di risolvere un conflitto che ha comportato la perdita di molte vite. Il governo turco ha mostrato negli ultimi anni coraggio, ferma intenzione e saggezza su questo percorso che avrà il sostegno dell’Unione».

L' Autore - Antonino Stramandino

Laureato, con lode, nella Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche, curriculum Politica e Sicurezza Internazionale, presso il campus di Forlì dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Ho svolto uno stage MAECI-CRUI presso l'Ambasciata d'Italia a Riad, dal quale ho preso spunto per la mia tesi magistrale dal titolo "L’Arabia Saudita tra petrolio e politiche per la diversificazione economica. Un’analisi dell’evoluzione del paradigma del rentierism". Sono giornalista pubblicista dal 2012 e mi sono occupato di cronaca, politica e sport cittadini sulle colonne del quotidiano messinese “Gazzetta del Sud”. Dal 2015 faccio parte della redazione di Europae, per la quale mi occupo di Relazioni Esterne UE e Medio Oriente.

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