mercoledì , 21 novembre 2018
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Veduta della Moschea di Solimano, Istanbul © Moyan Brenn / Flickr 2011

Turchia, libertà di stampa sempre più a rischio

Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, si è espresso più volte per denunciare le gravi violazioni della libertà di espressione in Turchia. Ad inizio settembre, ad esempio, si è detto molto preoccupato dei raid condotti dalla polizia turca in varie redazioni, degli arresti e delle espulsioni di giornalisti di diverse testate nazionali o straniere. E si è pronunciato anche pochi giorni fa, prima della cessazione del coprifuoco durato dal 4 settembre all’11 settembre a Cizre, una città curda nel Sud est della Turchia, appellandosi alle autorità perché ponessero fine all’assedio della cittadina e permettessero l’accesso di osservatori indipendenti sul posto.

La libertà di stampa in Turchia

La Turchia, secondo il World Press Freedom Index 2015, è al 149° posto (su 180 Paesi) nella classifica mondiale sulla libertà di stampa. Molti fatti dimostrano come in questo Paese sia in atto un braccio di ferro molto pericoloso tra il governo e la stampa, accusata da Erdogan di terrorismo e di offese al Presidente.

Ad esempio, alla fine dell’anno scorso la polizia turca ha fatto irruzione ad Istanbul presso gli uffici dei media controllati dal filosofo islamico Fetullah Gulen, capo di una corrente politica contrapposta a quella di Erdogan, arrestando diversi giornalisti. A seguito dell’arresto di diversi giornalisti, nel gennaio del 2015 il Parlamento europeo ha presentato una proposta di risoluzione sulla libertà di espressione in Turchia.

Ad aprile la giornalista olandese Frederike Geerdling, di base nella zona di Diyarbakir, è stata prima arrestata e poi prosciolta dall’accusa di avere legami con il Pkk, il gruppo separatista curdo. Ancora, la notte fra il 27 e il 28 agosto i giornalisti britannici Jake Hanrahan e Philip Pendlebury sono stati arrestati (e in seguito rilasciati) presso la stessa città di Diyarbakir mentre riprendevano uno dei tanti scontri tra la polizia turca e i giovani curdi nel luglio scorso.

Molto significativo infine l’episodio del giugno scorso quando è stato accusato di propaganda terrorista il quotidiano Cumhuriyet, per aver pubblicato delle immagini risalenti al gennaio 2014 in cui gli uomini del Mit – i servizi segreti turchi – apparivano intenti a scortare camion con armi destinate ai jihadisti siriani. La notizia comunque ha avuto una forte incidenza sull’opinione pubblica turca e sul risultato delle elezioni di giugno: Erdogan non è riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta e l’Hdp (Partito democratico del popolo), filocurdo, ha ottenuto ottanta seggi, superata la soglia di sbarramento del 10%.

Cizre, la Kobane turca

In merito allo scontro tra le forze governative e i separatisti curdi, c’è chi ha iniziato a parlare di guerra civile. In particolare Cizre è stata definita la versione turca di Kobane, città simbolo della resistenza curda siriana contro l’Isis: questo soprattutto a partire dall’attentato di Suruc, nel quale sono morti trentaquattro studenti curdi e aleviti che intendevano portare aiuti alla città di Kobane e a seguito del quale il governo di Erdogan è stato accusato di sostenere in modo implicito lo Stato islamico.

I giornalisti non hanno potuto documentare molto dei giorni di assedio nella città di Cizre: l’esercito turco non permetteva a nessuno di entrare ed è stato negato l’ingresso anche agli esponenti del partito Hdp. Il 4 settembre la città ha dichiarato l’autogoverno, in netta opposizione alla leadership di Erdogan. È in seguito arrivato l’esercito ed è stato imposto alla popolazione un estenuante coprifuoco: corrente elettrica, acqua e comunicazioni sono state interrotte, gli ospedali erano bloccati e i soccorsi nelle strade ostacolati dalla paura dei cecchini.

Verso le elezioni anticipate 

A seguito di pressanti richieste e appelli da parte della comunità internazionale, l’11 settembre è cessato lo scontro tra i militanti del Pkk e l’esercito nazionale ma a pagarne le conseguenze sono stati soprattutto i civili. Per ora il bilancio è di cento feriti e ventuno morti, tra cui anche bambini. A novembre ci saranno in Turchia le elezioni anticipate ed è possibile che il clima di tensione possa portare ad altri scontri, oltre che a ulteriori limitazioni della libertà di dissenso politico e, più semplicemente, della libertà di raccontare le vicende che si susseguono nella contraddittoria Turchia.

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L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

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