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Ucraina: la Cina sostiene l’azzardo di Putin

Nel clima di crescente tensione in Europa orientale, anche la Cina fa la propria mossa nello scacchiere ucraino. La decisione cinese di intervenire, per lo meno a parole, su una questione “lontana” da Pechino trova una spiegazione almeno ambivalente, legata agli interessi della Cina in Ucraina ma anche alla propria politica egemonica in Asia.

La crisi politica ucraina potrebbe avere conseguenze imprevedibili sulle relazioni commerciali tra Kiev e Pechino. Ricordando il ventennale embargo europeo al commercio di armi con la Cina, l’avvicinamento dell’Ucraina a Bruxelles potrebbe infatti incidere significativamente sulle relazioni tra Ucraina e RPC nel comparto militare.

Nonostante la modernizzazione delle tecnologie militari made in China abbia ridotto la dipendenza da fornitori esteri, l’Ucraina, che nel 2012 era il quarto esportatore mondiale di armi, resta comunque un partner importante di Pechino. Ucraina è infatti la prima portaerei cinese, la Liaoning, ristrutturata e entrata in servizio nel tardo 2012. Ucraina è parte della tecnologia radar dei cacciatorpediniere cinesi Type 52C e ucraini sono i gruppi turbogas delle turbine degli stessi. Ucraino era anche il caccia multiruolo imbarcato Sukhoi SU-33 che la Cina ha acquistato per studiarne la tecnologia e colmare quella che oggi è la principale lacuna tecnica aeronautica cinese. La vicinanza tra i due Paesi è stata inoltre avvalorata dal recente accordo bilaterale di sicurezza nucleare siglato pochi giorni prima del ribaltamento del regime ucraino.

Anche da un punto di vista prettamente economico i legami tra Ucraina e Cina sono andati rafforzandosi nel tempo: un recente accordo tra i due Paesi ha aperto le porte di Kiev a un flusso di investimenti cinesi che si aggira intorno agli 8 miliardi di dollari. Inoltre, Cina e Ucraina hanno negoziato un accordo che prevede investimenti cinesi per oltre due miliardi e mezzo di dollari nel settore agricolo ucraino, a coprire circa il 9% delle terre coltivabili del Paese europeo e il 5% del territorio totale. Il cambio di governo in Ucraina rischia dunque di danneggiare gli interessi cinesi. Queste motivazioni hanno probabilmente influito sulla decisione di appoggiare la posizione russa anziché quella occidentale.

Nel clima di incertezza delle ultimissime settimane, il Comitato centrale del Partito Comunista ha dunque reso noto, tramite il Quotidiano del Popolo, che “è tempo per le potenze occidentali di abbandonare la loro mentalità da guerra fredda e smettere di cercare di escludere la Russia da una crisi politica che non sono stati in grado di mediare”, sostenendo inoltre che “il Cremlino è un tassello che non può mancare in questo puzzle politico”. Inoltre, l’agenzia di stampa Reuters riporta che in una telefonata tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il suo omologo cinese Wang Yi, i due si sono trovati d’accordo sulla necessità di “gestire in maniera appropriata” la questione.

Appoggiando le motivazioni dell’intervento di Mosca – proteggere i propri interessi e i russofoni in Ucraina – e affermando al tempo stesso che “la Cina non interferisce negli affari interni dell’Ucraina e rispetta la scelta indipendente fatta dal popolo ucraino”, Pechino ha forgiato un messaggio apparentemente contraddittorio. In realtà è invece la perfetta sintesi diplomatica tra la duratura posizione di non interferenza negli affari interni di altri Stati – baluardo della politica interna cinese contro le spinte indipendentiste di alcune regioni – e la giustificazione dell’intervento russo in Ucraina, che per estensione potrebbe applicarsi anche alle ingerenze più o meno dirette della stessa Pechino. La Cina è infatti alla ricerca di una posizione di egemonia regionale in Asia, che cerca di affermare anche contro gli interessi di Stati vicini, come nel caso delle isole Senkaku (Diaoyu in cinese) per il Giappone, o delle dighe sul Mekong in territorio laotiano, contro gli interessi di Vietnam e Cambogia.

La Cina si sta dunque mostrando un attore acuto e attento a non correre rischi inutili, proponendosi come un Paese responsabile che invita tutte le parti in causa a “trovare una soluzione pacifica basata sul rispetto del diritto internazionale”. Lo sta facendo da un lato colpendo il fianco scoperto dell’inconsistenza dell’azione europea e delle ritorsioni diplomatiche statunitensi, dall’altro approfittando della rude Realpolitik moscovita, a propri uso e consumo futuri.

In foto, truppe di terra dell’esercito russo (foto: wikimedia commons)

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L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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