martedì , 18 dicembre 2018
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Il Consiglio Affari Esteri © Council of the European Union, 2015

Ucraina: sanzioni UE ritardate, Merkel vede Obama

Il Consiglio Affari Esteri ha confermato la decisione di estendere le sanzioni ai danni della Russia, adottata alla riunione d’emergenza dei Ministri degli Esteri degli Stati membri lo scorso 29 gennaio, ritardandone però l’entrata in vigore fino al 16 febbraio, lunedì prossimo. Questa posizione è stata adottata dal Consiglio per dare spazio e tempo ai negoziati che si stanno svolgendo in queste ore fra le parti, dopo l’iniziativa del Cancelliere tedesco Angela Merkel e del Presidente francese François Hollande, che venerdì scorso si erano recati a Mosca per trattare con Vladimir Putin.

In attesa di un nuovo accordo a Minsk

In conferenza stampa, l’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha confermato che la decisione di ritardare l’entrata in vigore delle sanzioni è stata adottata all’unanimità, con l’appoggio quindi di tutti i Paesi europei. Nel frattempo, è stata completata la lista di nuove persone e entità economiche russe che si vedranno congelare i conti in Europa e bloccare i visti: sono 19 e, se non ci saranno novità da Minsk, saranno i prossimi ad essere colpiti dalle sanzioni europee, scattate a seguito della strage di Mariupol in cui rimasero uccise alcune decine di civili.

Proprio il possibile vertice di Minsk di mercoledì è al centro della strategia europea. L’incontro dovrebbe vedere protagonisti il Presidente ucraino Petro Poroshenko, Putin, Merkel e Hollande per cercare una soluzione diplomatica alla nuova escalation di violenza nell’Ucraina orientale. L’UE riconosce la bontà dell’iniziativa franco-tedesca, come confermato anche dal Ministro italiano Paolo Gentiloni, e si aspetta novità immediate sul campo. Nel caso invece i negoziati dovessero saltare (nelle ultime ore la posizione russa sembra essersi nuovamente irrigidita) e le violenze continuare, le sanzioni entrerebbero automaticamente in azione.

Cosa vogliono gli Stati europei

Gli obiettivi diplomatici europei sono stati chiariti dal Ministro francese Laurent Fabius all’uscita dal Consiglio: frontiere fra Russia e Ucraina controllate da osservatori, lo status giuridico chiaro dei territori separatisti intorno a Donetsk e Luhansk e il ritiro delle armi pesanti, questione imprescindibile per un esito pacifico, ha detto lo stesso Fabius. Forse, secondo fonti della BBC, anche una zona demilitarizzata di 50-70 Km fra le parti. La Francia comunque si dimostra prudente e intende far rispettare il più possibile gli accordi di Minsk già siglati a settembre. Difficile però convincere i separatisti, che nel frattempo hanno guadagnato terreno.

L’Italia appoggia pienamente la posizione francese ed europea, perseguendo quella che Gentiloni ha definito la via del “doppio binario”: sforzo negoziale e fermezza nei confronti della Russia. Chi avrebbe forse voluto un’azione immediata era la Gran Bretagna, che però alla fine ha votato con tutti gli altri Stati membri. Tuttavia, il rappresentante britannico Philipp Hammond ha ammonito che anche in caso di accordo a Minsk, quello che conta sono poi le azioni sul campo. Se un eventuale accordo dovesse venire nuovamente disatteso dalla Russia, le sanzioni dovrebbero scattare comunque.

Merkel da Obama: la questione delle armi

Nel frattempo, proprio ieri Angela Merkel ha incontrato a Washington il Presidente Barack Obama, per confrontarsi sulla linea comune da adottare nei confronti della crisi. Il fronte occidentale finora ha retto, con UE e Stati Uniti a rincorrersi a vicenda nell’imposizione di sanzioni economiche. Ora tuttavia la Casa Bianca è sottoposta a forti pressioni interne perché approvi l’invio di armi all’esercito ucraino, a fronte della nuova aggressività mostrata dai separatisti sostenuti da Mosca nell’Ucraina orientale, e il Presidente Obama starebbe valutando l’invio di armi difensive in caso di fallimento a Minsk. L’Europa difficilmente approverà una soluzione simile.

Sempre Gentiloni è stato molto chiaro sul fatto che l’Italia “e molti Paesi europei” (fra cui spicca la Germania) sono contrari all’invio di armi in Ucraina e favorevoli a un ulteriore sforzo diplomatico. La stessa Merkel nei giorni scorsi aveva detto di non ritenere che più armi avrebbero potuto risolvere la crisi. Prima dell’incontro John Kerry ha negato ogni divisione fra Stati Uniti ed Europa, ma sull’invio di armi difficilmente l’UE farà passi avanti. Tutto rimandato a Minsk dunque, sperando che tutti si siedano al tavolo.

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L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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