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Ucraina: UE prepara sanzioni economiche alla Russia

L’Unione Europea ha intrapreso una strada che potrebbe portare in tempi rapidi al varo di sanzioni economiche nei confronti di interi settori dell’economia russa. Finora, l’UE si è limitata a sanzionare persone ed entità – adesso anche russe – che abbiano sostenuto o abbiano tratto vantaggio da attività mirate alla destabilizzazione dell’Ucraina o alla violazione della sua indipendenza e integrità territoriale.

In continuità con questa impostazione e secondo quanto deciso dai Ministri degli Esteri dell’UE lo scorso martedì, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) ha approvato ieri l’ampliamento della lista delle persone e delle entità oggetto di misure restrittive. Ai 72 nomi già in elenco, si sono aggiunte ieri nuove persone ed entità. La nuova lista sarà ufficializzata nelle prossime ore in seguito alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, ma nella giornata di ieri correva voce di 15 persone e 18 entità, metà delle quali società e l’altra metà istituzioni. Le misure restrittive restano quindi, per ora, all’interno della cosiddetta fase 2+.

L’accelerazione imposta dallultimo Consiglio Affari Esteri (CAE) ha però portato a una svolta nella storia della crisi ucraina e delle relazioni UE-Russia. Secondo le conclusioni del CAE di martedì, i governi UE si tengono “pronti ad approvare senza indugio un nuovo pacchetto di misure restrittive significative”, se Mosca non darà segnali di apertura e non risponderà alle richieste del Consiglio Europeo del 16 luglio. Si tratterebbe di sanzionare interi settori quali il mercato dei capitali, la difesa, i beni a duplice uso e le tecnologie sensibili nel settore energetico.

In questo caso l’UE entrerebbe nella fase 3, quella delle sanzioni economiche a interi settori economici russi, ed è probabile che per farlo sia necessario convocare un nuovo Consiglio Europeo straordinario già nelle prossime settimane. Per farlo non saranno necessarie nuovi peggioramenti della situazione in Ucraina orientale: il CAE ha infatti ribaltato il ragionamento, aprendo la strada alle sanzioni economiche a meno che la Russia non faccia significativi passi sulla strada del dialogo e non rispetti le condizioni poste dal Vertice di metà luglio.

La Commissione Europea e il SEAE hanno così presentato ieri in Coreper un rapporto che analizza le diverse opzioni a disposizione per sanzionare economicamente la Russia. Nel documento, pubblicato nella giornata di ieri dal Financial Times, la Commissione avrebbe ipotizzato il divieto per le persone fisiche e giuridiche dell’UE di investire in titoli delle banche di proprietà dello Stato russo. Escluse invece misure restrittive sul debito pubblico di Mosca, perché una reazione della Russia potrebbe portare al contro-divieto russo di acquistare debito pubblico europeo.

Sul tema degli armamenti, scrive il quotidiano anglosassone, il rapporto sembra “abbastanza freddo” e non entrerebbe nel merito degli effetti che queste sanzioni avrebbero sulla commessa di navi da guerra Mystral che la Francia dovrebbe consegnare alla Russia nei prossimi mesi. Si aprirebbe infatti alla possibilità di un embargo che non comprometta i contratti già in essere. Un modo per tutelare Parigi (e non solo…), ma anche per evitare una serie di ricorsi contro le sanzioni.

Ancora più eloquente delle difficoltà con cui l’UE, che ha stretti legami economici, commerciali ed energetici con la Russia, si avvicina alle sanzioni economiche è il capitolo relativo all’energia. L’UE infatti potrebbe varare misure per interrompere le forniture di tecnologie specifiche per l’energia verso il mercato russo, ma in modo da non danneggiare le forniture di breve-medio periodo. Un’assurdità logica che parte dal presupposto, per certi versi fondato, che la Russia non potrebbe comunque reagire interrompendo le forniture, per non violare i contratti, ma soprattutto per la mancanza di vere alternative di breve periodo al grande cliente europeo.

L’interdipendenza economica ed energetica che unisce UE e Russia è alla base della differenza tra la reazione europea e quella americana alla crisi ucraina. Se l’Unione deciderà di procedere sulla strada delle sanzioni economiche, con tutto quello che potrebbe comportare in termini di costi per la stessa fragile economia europea, non sarà il risultato di una strategia finalizzata a questo risultato. Sarà semmai il risultato del rincorrersi degli eventi sul campo, della mancanza di aperture sostanziali da parte di Putin e del tragico abbattimento del volo MH17, che ha causato la morte di centinaia di persone provenienti da Europa, Americhe e Asia e ha reso la crisi ucraina davvero globale.

In foto la sala dove si riunisce il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper), gli ambasciatori dei 28 Stati membri presso l’UE (Photo: Council of the European Union). 

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L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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