mercoledì , 19 dicembre 2018
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Ucraina: UE prepara sanzioni economiche alla Russia

L’Unione Europea ha intrapreso una strada che potrebbe portare in tempi rapidi al varo di sanzioni economiche nei confronti di interi settori dell’economia russa. Finora, l’UE si è limitata a sanzionare persone ed entità – adesso anche russe – che abbiano sostenuto o abbiano tratto vantaggio da attività mirate alla destabilizzazione dell’Ucraina o alla violazione della sua indipendenza e integrità territoriale.

In continuità con questa impostazione e secondo quanto deciso dai Ministri degli Esteri dell’UE lo scorso martedì, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) ha approvato ieri l’ampliamento della lista delle persone e delle entità oggetto di misure restrittive. Ai 72 nomi già in elenco, si sono aggiunte ieri nuove persone ed entità. La nuova lista sarà ufficializzata nelle prossime ore in seguito alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, ma nella giornata di ieri correva voce di 15 persone e 18 entità, metà delle quali società e l’altra metà istituzioni. Le misure restrittive restano quindi, per ora, all’interno della cosiddetta fase 2+.

L’accelerazione imposta dallultimo Consiglio Affari Esteri (CAE) ha però portato a una svolta nella storia della crisi ucraina e delle relazioni UE-Russia. Secondo le conclusioni del CAE di martedì, i governi UE si tengono “pronti ad approvare senza indugio un nuovo pacchetto di misure restrittive significative”, se Mosca non darà segnali di apertura e non risponderà alle richieste del Consiglio Europeo del 16 luglio. Si tratterebbe di sanzionare interi settori quali il mercato dei capitali, la difesa, i beni a duplice uso e le tecnologie sensibili nel settore energetico.

In questo caso l’UE entrerebbe nella fase 3, quella delle sanzioni economiche a interi settori economici russi, ed è probabile che per farlo sia necessario convocare un nuovo Consiglio Europeo straordinario già nelle prossime settimane. Per farlo non saranno necessarie nuovi peggioramenti della situazione in Ucraina orientale: il CAE ha infatti ribaltato il ragionamento, aprendo la strada alle sanzioni economiche a meno che la Russia non faccia significativi passi sulla strada del dialogo e non rispetti le condizioni poste dal Vertice di metà luglio.

La Commissione Europea e il SEAE hanno così presentato ieri in Coreper un rapporto che analizza le diverse opzioni a disposizione per sanzionare economicamente la Russia. Nel documento, pubblicato nella giornata di ieri dal Financial Times, la Commissione avrebbe ipotizzato il divieto per le persone fisiche e giuridiche dell’UE di investire in titoli delle banche di proprietà dello Stato russo. Escluse invece misure restrittive sul debito pubblico di Mosca, perché una reazione della Russia potrebbe portare al contro-divieto russo di acquistare debito pubblico europeo.

Sul tema degli armamenti, scrive il quotidiano anglosassone, il rapporto sembra “abbastanza freddo” e non entrerebbe nel merito degli effetti che queste sanzioni avrebbero sulla commessa di navi da guerra Mystral che la Francia dovrebbe consegnare alla Russia nei prossimi mesi. Si aprirebbe infatti alla possibilità di un embargo che non comprometta i contratti già in essere. Un modo per tutelare Parigi (e non solo…), ma anche per evitare una serie di ricorsi contro le sanzioni.

Ancora più eloquente delle difficoltà con cui l’UE, che ha stretti legami economici, commerciali ed energetici con la Russia, si avvicina alle sanzioni economiche è il capitolo relativo all’energia. L’UE infatti potrebbe varare misure per interrompere le forniture di tecnologie specifiche per l’energia verso il mercato russo, ma in modo da non danneggiare le forniture di breve-medio periodo. Un’assurdità logica che parte dal presupposto, per certi versi fondato, che la Russia non potrebbe comunque reagire interrompendo le forniture, per non violare i contratti, ma soprattutto per la mancanza di vere alternative di breve periodo al grande cliente europeo.

L’interdipendenza economica ed energetica che unisce UE e Russia è alla base della differenza tra la reazione europea e quella americana alla crisi ucraina. Se l’Unione deciderà di procedere sulla strada delle sanzioni economiche, con tutto quello che potrebbe comportare in termini di costi per la stessa fragile economia europea, non sarà il risultato di una strategia finalizzata a questo risultato. Sarà semmai il risultato del rincorrersi degli eventi sul campo, della mancanza di aperture sostanziali da parte di Putin e del tragico abbattimento del volo MH17, che ha causato la morte di centinaia di persone provenienti da Europa, Americhe e Asia e ha reso la crisi ucraina davvero globale.

In foto la sala dove si riunisce il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper), gli ambasciatori dei 28 Stati membri presso l’UE (Photo: Council of the European Union). 

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L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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3 comments

  1. CARLO GRAGNOLI

    DEVO DIRE CHE GLI EUROPEI SONO DEI GRANDI IMBECILLI. GLI AMICI AMERICANI CI STANNO PER STROZZARE CON IL LORO GAS CHE COSTA IL DOPPIO E FANNO DI TUTTO PER INDEBOLIRE LA RUSSIA E FAR APPARIRE PUTIN COME UN CRIMINALE. CRIMINALE E’ OBAMA E TUTTA LA SUA POLITICA.

  2. Kiev, la Guerra Sporca di Obama per Fermare la Cina
    Posted on 25/07/2014 by Enrico Sanna i

    [Originariamente pubblicato su Libre Idee il 4 maggio 2014]
    “Le provocazioni degli Stati Uniti in Ucraina non possono essere comprese se si prescinde dal Pivot Asiatico”, ovvero il grande piano strategico concepito da Washington per “porre sotto controllo la crescita cinese, in modo da renderla compatibile con le ambizioni egemoniche degli Stati Uniti”. I “cacciatori di draghi”, sostiene Mike Whitney, sono per una strategia di contenimento, mentre i “panda huggers”, cioè gli occidentali filo-Pechino, vorrebbero un “fidanzamento”. Non si sa chi riuscirà a prevalere, ma è chiaro fin d’ora che “dipenderà in modo pesante dalla forza militare”, considerando anche le ostilità in atto nel Mar Cinese Meridionale e nelle isole Senkaku, contese al Giappone. Cos’ha a che fare il controllo della Cina con il polverone alzato in Ucraina? Facile: Washington teme la Russia come formidabile fornitore di energia, lungo l’asse eurasiatico. Ecco perché “ha deciso di utilizzare l’Ucraina come banco di prova per un attacco contro la Russia: una Russia forte ed economicamente integrata con l’Europa è una minaccia per l’egemonia degli Stati Uniti”.

    Washington, scrive Whitney in un post su Counterpunch ripreso da Come Don Chisciotte, vuole una Russia debole, impossibilitata a sfidare la presenza americana in Asia Centrale, dove gli Usa puntano a controllare le risorse energetiche vitali. “La Russia fornisce attualmente circa il 30% del gas naturale necessario all’Europa Centrale e all’Occidente, il 60% del quale transita attraverso l’Ucraina. Le popolazioni e le imprese europee dipendono dal gas russo per riscaldare le loro case e per fornire energia ai loro macchinari”. Il rapporto di scambio tra Ue e Russia? E’ “reciprocamente vantaggioso”, perché “rafforza sia il compratore che il venditore”, mentre escude gli Usa, che “non guadagnano nulla dall’accordo Ue-Russia, ragione per cui Washington vuole bloccare l’accesso di Mosca ai mercati “critici”: questa forma di sabotaggio commerciale va considerato come un atto di guerra”.

    I rappresentanti delle “Big Oil”, le più grandi multinazionali del settore energetico, conosciute anche come “supermajors”, tempo fa pensavano di poter competere con Mosca attraverso la costruzione di sistemi alternativi, come il Nabucco. “Ma il piano è fallito, e così Washington è passata al piano-B, ovvero al taglio del flusso di gas dalla Russia verso l’Ue”. Interponendosi tra i due partner commerciali, continua Whitney, gli Stati Uniti “sperano di poter sovrintendere alla futura distribuzione delle forniture energetiche, e di controllare la crescita economica dei due continenti”. Il problema che Obama sta per avere? “Convincere i cittadini dell’Ue che i loro interessi siano stati effettivamente serviti, visto che dovranno pagare il gas, nel 2015, il doppio di quanto hanno fatto nel 2014 – che è quello che succederà se il piano statunitense dovesse riuscire”. Per centrare l’obiettivo, gli Stati Uniti “stanno facendo di tutto per attirare Putin in un “confronto”, in modo che i media lo possano trattare alla stregua di un vizioso aggressore che minaccia la sicurezza europea”.

    La demonizzazione di Putin, aggiunge Whitney, fornirà le giustificazioni necessarie per fermare il flusso di gas fra la Russia e l’Ue, indebolendo ulteriormente l’economia russa e dando nuove opportunità alla Nato per impiantare basi operative sul perimetro occidentale della Russia. “Non fa alcuna differenza, per Obama, se le persone saranno strozzate dai prezzi del gas, o se dovranno semplicemente morire congelate dal freddo. Ciò che conta davvero è la politica del “pivot” nei riguardi dei mercati più prosperi e promettenti del prossimo secolo”. Ciò che conta, per la Casa Bianca, “è schiacciare Mosca tagliando le sue vendite di gas naturale, erodendo al contempo la sua capacità di difesa ed i suoi interessi”. Per cui, “seguire gli incidenti giornalieri in Ucraina come se fossero separati dal quadro generale è semplicemente ridicolo”, osserva Whitney. “Fanno tutti parte della stessa folle strategia”.

    Ne parla apertamente uno stratega come Zbigniew Brzezinski, che a Foreign Affairs spiega che “l’Eurasia è ora la scacchiera geopolitica decisiva: non si può più adottare una politica per l’Europa ed un’altra per l’Asia”, visto che l’obiettivo è “il primato globale dell’America”. Per questo, dice Whitney, “la Cia ed il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno attuato il colpo di Stato per rovesciare il presidente ucraino Viktor Yanukovich, per poterlo rimpiazzare con un loro fantoccio”, il premier Arseniy Yatsenyuk, che a sua volta ha ordinato due “operazioni antiterrorismo” per “reprimere gli attivisti disarmati dell’Ucraina Orientale che si oppongono alla giunta di Kiev”. Obama, inoltre, “ha evitato d’impegnarsi con Putin in un dialogo costruttivo, volto a trovare una soluzione pacifica alla crisi attuale”, perché “vuole impegnare il Cremlino in una lunga guerra civile per indebolire la Russia, screditare Putin e spostare l’opinione pubblica dalla parte degli Stati Uniti e della Nato”.

    Putin sa già quello che vuole Obama: la guerra. “Ecco perché il direttore della Cia, John Brennan, è apparso a Kiev il giorno precedente a quello in cui il premier-golpista Yatsenyuk ha ordinato il primo giro di vite sui manifestanti pro-russi nell’est del paese”. Ed ecco perché il vicepresidente americano Joe Biden è apparso a Kiev “solo poche ore prima che Yatsenyuk lanciasse il suo secondo giro di vite su quei manifestanti”. Alimentare l’incendio: è quello a cui mira Washington, cercando di coinvolgere l’Europa in sempre nuove sanzioni contro Mosca. Dettaglio decisivo: a rimetterci è soprattutto l’Europa. Il peggio, ovviamente, è l’escalation militare. “Sembra che Washington abbia la necessità di attirare le truppe russe in un conflitto”, aggiunge Whitney. “Putin ha dichiarato ripetutamente che “risponderà”, se dei russi dovessero essere uccisi in Ucraina. E’ questa la linea rossa da non superare”. L’ha ripetuto il ministro degli esteri Sergej Lavrov, solitamente pacato, definendo “criminale” l’attacco di Yatsenyuk ai civili ucraini: “Un attacco ai cittadini russi – avverte Lavrov – sarà considerato come un attacco alla Federazione Russa”. Putin finirà nella mischia? Nel caso, è meglio non dimenticare la posta in gioco: Mosca, per Obama, è solo l’antipasto. Poi viene Pechino.

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