18comix
Turchia
Il premier turco Ahmet Davutoglu © Bahrain Ministry of Foreign Affairs - www.flickr.com, 2011

Un’Europa divisa tratta con la Turchia sui migranti

Il 22 gennaio si è tenuto a Berlino un incontro importante tra il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu e la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Il vertice, come era prevedibile, si è svolto in un clima di tensione e protesta. Infatti l’arrivo di Davutoglu a Berlino è stato accolto da una manifestazione filo curda che ha contestato il regime di Erdogan in Turchia e la sua politica di soprusi verso il popolo curdo, la repressione in atto di diversi diritti umani e la sua ambiguità nei confronti dello Stato islamico.

Nonostante però le molte ombre che si celano dietro lo Stato turco, il tono del Primo Ministro è stato modo forte e deciso, per nulla intimidito dalle accuse dei manifestanti e di una buona parte dei leader europei. Davutoglu ha infatti chiaramente fatto intendere che è l’Europa ad aver bisogno della Turchia, non l’inverso, per affrontare la questione immigratoria: proprio per questo sembra che la Turchia sia ben determinata, come è stato detto da più parti, “ad alzare l’asticella” delle pretese verso l’UE.

Gli impegni dell’UE con la Turchia

La Merkel dal canto suo ha rassicurato il Primo Ministro turco, confermando gli impegni che i leader europei, tra molte perplessità e dubbi, hanno assunto nei mesi scorsi con la Turchia: l’UE infatti si è dichiarata pronta a sborsare 3 miliardi di euro per aiutare Ankara a gestire i flussi migratori, o meglio a contenere i migranti in viaggio verso le frontiere europee. Non solo: l’Europa ha anche garantito ad Erdogan un’importante accelerazione dei negoziati di adesione.

Tuttavia Davutoglu sembra aver giudicato l’impegno finanziario mostrato dall’Europa come meramente simbolico e scarsamente effettivo, tale cioè da dimostrare solo astrattamente la volontà di cooperare con la Turchia. La Merkel invece nella conferenza stampa a conclusione dell’incontro ha sottolineato la necessità e la volontà di cooperare con lo Stato turco in modo più incisivo. In definitiva, secondo il premier turco, la cifra dovrà essere rivista, considerato che, come lui stesso ha spiegato, la Turchia ha speso finora 10 miliardi di dollari per gestire i 2,5 milioni di rifugiati provenienti dalla Siria e le oltre 300.000 persone che arrivano dall’Iraq. Cifre che fanno riflettere, se si pensa anche che oltre 1 milione di migranti è arrivato sulle coste europee dalla Turchia nell’ultimo anno e più di 700 sono stati i morti nella traversata in mare dalla Turchia alla Grecia.

L’Europa divisa

Ma l’asse fra Unione Europea e Turchia certamente non può essere analizzato alla luce della sola emergenza immigratoria, che ancora getta nel panico i Paesi europei, scarsamente uniti e determinati a trovare una soluzione condivisa. Probabilmente rimane questo il grande problema europeo, ossia la mancanza di una reale coesione soprattutto verso l’esterno: ci si dovrebbe chiedere a questo punto quindi se la questione migratoria l’abbia solamente portato alla luce. Di questo, in fondo, sembra rammaricarsi la Cancelliera tedesca quando ribadisce, con una forza smorzata però dalla stanchezza, la necessità di soluzioni condivise, quando recrimina agli Stati di frontiera, soprattutto Italia e Grecia, la mancata predisposizione e attivazione degli hotspot, dei centri di identificazione dei migranti al loro arrivo, e la paura di perdere porzioni della propria sovranità.

In gioco ci sono anche molte altre questioni spinose da affrontare con Ankara. In primis le criticità della situazione in Siria, poi la politica di Erdogan nei confronti dei curdi e dello Stato islamico, e, ancora, l’adesione all’UE di un Paese costantemente denunciato per violazione dei diritti umani fondamentali, dalla libertà di stampa, di pensiero e religiosa, dell’uguaglianza dei sessi e sociale. Non cessano le accuse di miopia verso l’Europa e oggi imperversano anche le lamentele verso la leadership politica di Angela Merkel, che secondo diverse letture, sarebbe sempre più sola, sempre più isolata soprattutto a causa delle sue decisioni in materia di immigrazione.

Tutti questi saranno punti che verranno discussi a breve, visto che è prevista per il 18 febbraio la sigla dell’accordo tra Bruxelles e Ankara. I leader europei avranno il tempo per pensare e per dialogare, cercando di trovare un equilibrio più stabile di quello attuale.

L' Autore - Elisabetta Sartor

Studentessa all’ultimo anno di giurisprudenza all’Università di Udine. Vorrei raccontare l’impegno europeo per una maggiore tutela dei diritti, soprattutto degli ultimi. Scrivere mi dona felicità, è un modo per conoscere se stessi e la realtà multiforme e imprevedibile che ci circonda.

Check Also

libia

Libia e la roadmap per le elezioni: l’offensiva diplomatica di Macron

A Parigi il 30 maggio scorso è andato in scena il protagonismo francese sullo scacchiere …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *