mercoledì , 21 novembre 2018
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Un momento del vertice ASEM in Mongolia @ Europan Commission , 2016

Vertice ASEM fra UE e Asia: il rischio è l’irrilevanza

“Io ammiro questo Paese, io ammiro il suo straordinario progresso, il meraviglioso sviluppo che questa nazione ha attraversato nel tempo intercorso tra le mie visite”: così il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha ringraziato la nazione ospite, la Mongolia, e il Presidente mongolo, Tsakhiagiin Elbegdorj, durante la conferenza di chiusura dell’11° vertice ASEM, tenutosi ad Ulan Bator il 15 e il 16 Luglio. Nel corso delle tre visite al Paese, avvenute nell’arco di vent’anni, Juncker ha assistito alla rapida trasformazione di una nazione, la Mongolia, che può essere simbolo dei rapidi cambiamenti che hanno percorso tutta l’Asia negli ultimi vent’anni e a cui la stessa Europa, istituzione e regione all’estremità del continente euroasiatico, è sempre più chiamata ad adeguarsi.

Il contesto di riferimento per l’ASEM

Vent’anni sono anche gli anni in cui questo forum di dialogo fra “Oriente” e “Occidente” ha operato per definire a livello continentale le tematiche che caratterizzano l’agenda e il dibattito politico degli Stati del continente eurasiatico. L’incontro sembra avere avuto, per altro, un’importanza simbolica più che sostanziale. E’ comunque significativo il fatto che i capi di Stato e i rappresentati di due istituzioni sovranazionali, ASEAN e UE, abbiano raggiunto tramite consenso la delibera di due documenti, la Dichiarazione di Ulan Bator e il Chair Statement, ricchi di contenuti.

Tra di essi spicca la condanna verso il terrorismo in Europa e in Medio Oriente, riferendosi, in particolare, all’attentato avvenuto a Nizza proprio nei giorni del summit. Quasi a bilanciare la situazione di instabilità a un’estremità del continente, gli Stati partecipanti si spostano a considerare con preoccupazione lo sviluppo incontrollato di tecnologia atomica a scopo bellico da parte della Repubblica Popolare di Corea  .

Rafforzamento degli obiettivi

Nondimeno, proprio in tale ambito di emergenza il summit rivela il proprio potenziale, esprimendo una maggiore volontà di cooperazione fra i membri sia in un orizzonte immediato, che in vista dei prossimi incontri. D’altra parte il tema dell’incontro, “collaborazione per il futuro attraverso la connettività“, si snoda e fa da cornice proprio all’esigenza di far fronte a tali emergenze. Comprendere la connettività significa, infatti, cogliere il senso di rischio sistemico insito nell’emergenza del terrorismo, in quella ambientale e energetica e in quella economica, ma anche l’opportunità di collaborazione più stretta e multidimensionale fra gli attori nell’approciarsi alle sfide globali.

Nuovi propositi e metodi consolidati

Tale volontà si estrinseca attraverso il rispetto degli standard fissati dal diritto internazionale, principalmente dalla carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. A ciò corrisponde l’esigenza di preservare un metodo di negoziazione multilaterale all’interno della generale cornice del sistema Onu e dei diversi forum e organizzazioni particolari di riferimento per le tematiche internazionali.

A livello operativo emerge infine l’esigenza di rafforzare per il futuro la visibilità dell’organizzazione, introducendo un giorno dedicato all’ASEM, agendo per aumentare la partecipazione degli attori della società civile e coinvolgendo maggiormente i giovani. I valori di riferimento rimangono, infine, la moderazione e un approccio progressivo e adattivo verso i mutamenti globali: entrambi caratterizzano e guidano l’organizzazione nel suo metodo di approccio e di risoluzione delle sfide internazionali.

Troppa o troppo poca concretezza: rischio di irrilevanza?

Nonostante ciò, è amaro notare come il mancato raggiungimento di risoluzioni concrete caratterizzi questo forum di cooperazione, che, potenzialmente, avrebbe pure rilevanza continentale. La contingenza stessa delle crisi, dall’attentato a Nizza alla nuclearizzazione della Corea del Nord, così come gli interessi dei singoli Stati, fungono da base materiale di negoziazione, ma impediscono anche di andare oltre la prossimità geografica, che sia il Medio o Prossimo Oriente, per l’Europa, o la Corea e il Mar della Cina, per l’Estremo Oriente. L’esigenza di pianificazione di lungo periodo, che giustificherebbe proprio un forum di questo tipo, sembra invece sacrificata fra un piano fatto di contingenze immediate e uno di propositi generici spostati in un futuro indeterminato e indefinito.

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L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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