martedì , 19 giugno 2018
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Zeman
Incontro fra Zeman e Putin a Mosca © "Встреча Владимира Путина с Президентом Чехии Милошем Земаном 1" di Kremlin.ru. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons

Zeman all’ONU: più coordinamento contro ISIS

di Jennifer Murphy

L’avanzamento dei jihadisti dello Stato Islamico spaventa sempre più l’Occidente. Francia e Russia nelle settimane scorse hanno iniziato la loro offensiva contro l’ISIS in Siria senza un reale coordinamento a livello europeo o internazionale. Lo stesso Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in visita al Palazzo di Vetro di New York, ha posto l’accento sulla necessità di instaurare un maggiore dialogo tra i leader mondiali, volto a scongiurare un Libia-bis. Portavoce di questo impegno il Presidente della Repubblica Ceca Miloš Zeman, il quale invita Unione Europea, Stati Uniti e Russia ad unirsi per contrastare quello che ha definito «un cancro in crescita».

Le parole del Presidente Zeman

In occasione del discorso tenuto presso l’Assemblea Generale dell’ONU lo scorso 29 settembre, Zeman ha esortato una più stretta collaborazione volta a combattere l’avanzamento dei miliziani dello Stato Islamico. Solamente una coalizione che miri ad eliminare i leader dei gruppi terroristici garantirà la salvaguardia di tutti quei Paesi nel mirino dell’ISIS. Secondo il Presidente ceco, contrastare il terrorismo islamico da soli sarebbe un errore imperdonabile.

«C’è un crescente numero di Stati così detti “falliti”, assassini, brutalità, esecuzioni, annientamento di culture – come nel caso di Palmira – e via dicendo. Noi non possiamo più ignorare questo processo in costante crescita» ha dichiarato.

Il Presidente invita poi ad evitare l’uso di armi, chiedendo piuttosto «una nuova forma di combattimento», scongiurando l’azione unilaterale di singoli Stati che, oltre ad essere pesantemente criticata da più parti, in passato si è rivelata un totale insuccesso, citando il caso dell’Iraq. Continua sottolineando come un intervento di terra sia da escludere, lasciando piuttosto spazio a «piccole unità militari dotate di droni ed elicotteri, con un coordinamento di servizi segreti, forze speciali e caschi blu, volto ad eliminare i leader dei gruppi terroristici, centro nevralgico di queste organizzazioni».

La Russia e i raid aerei in Siria

Le parole di Zeman suonano come un monito verso Stati tanto diversi tra loro, quanto accomunati da un nemico comune, monito che la Russia di Vladimir Putin sembra aver ignorato. Il 30 settembre, subito dopo il via libera del Parlamento russo, sono iniziati raid aerei contro postazioni dell’ISIS in Siria. Putin ha fatto intendere che l’operazione si configura come “un intervento preventivo” fortemente richiesto dal Presidente siriano Bashar al-Assad. Quest’ultimo ha infatti confermato di aver formalmente chiesto al Cremlino di intervenire militarmente per contrastare l’avanzata dei jihadisti.

L’assenza di coordinamento nella comunità internazionale rischia di generare ulteriore caos in un contesto già martoriato da violenze senza fine, per non parlare delle ricadute sui civili. Si auspica quindi un maggior dialogo volto a scongiurare un intervento tanto scoordinato quanto inconcludente.

L' Autore - Redazione Europae

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