18comix

L’Ucraina dice no: stop alle trattative per l’Accordo di Associazione

“E’ molto difficile da commentare, difficile dire qualcosa”. Così Linas Linkevičius, Ministro degli Esteri della Lituania, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione, pochi minuti dopo il comunicato ufficiale con cui l’Ucraina, ad una settimana dal decisivo vertice della Eastern Partnership di Vilnius, ha annunciato di aver sospeso i preparativi che potevano condurla alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE. A sorprendere il Ministro degli Esteri lituano, ma probabilmente le intere istituzioni dell’Unione, più che il “no” , sono le motivazioni e le proposte ucraine.

C’erano state infatti più avvisaglie da Kiev: ultima la bocciatura, da parte del Parlamento, di sei disegni di legge del governo per recepire alcune richieste dell’UE. Dei correttivi, in sostanza, al sistema giudiziario, finalizzati a porre fine alla cosiddetta giustizia “selettiva”, manipolabile in base ad esigenze politiche o economiche. Beneficiaria di tali adeguamenti sarebbe stata soprattutto l’ex-premier Julija Tymošenko, che sta scontando una pena di 7 anni per aver, secondo le accuse, negoziato un accordo per la fornitura di gas dalla Russia senza il preventivo assenso del governo (abuso di potere). Detenzione tra l’altro definita “illegale” anche dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. I sei disegni di legge prevedevano tra l’altro la possibilità per la Tymošenko di recarsi all’estero (in Germania) per ricevere delle cure mediche.

A condannarli al fallimento però è stato proprio il Partito delle Regioni del Presidente Viktor Janukovyč, rivale politico della Tymošenko, i cui rappresentanti si sono astenuti. Salvo poi votare in seguito, paradossalmente, alcuni altri provvedimenti richiesti dall’UE, contenenti modifiche alla legge elettorale. Frustrate quindi le pur deboli speranze di chi riteneva che i ritardi di Kiev nell’adeguare la propria legislazione fossero solo un “bluff” del presidente Janukovyč per ottenere migliori condizioni dall’UE in sede di negoziazione dell’Accordo di Associazione.

Come detto in precedenza però, più che il “no” definitivo all’accordo, sorprendono le motivazioni addotte dal governo ucraino: oltre alle canoniche dichiarazioni, appaiono ambigue le esigenze di “tutelare la sicurezza nazionale” prospettate nel comunicato. Lo stesso contiene inoltre la richiesta di coinvolgere, nel dialogo con l’UE, anche la Russia, creando una sorta di “commissione a tre” che regoli i rapporti commerciali UE-Ucraina-Russia. Questo in quanto Kiev “vuole riprendere un attivo dialogo con la Federazione Russa e gli altri paesi dell’Unione Doganale (Bielorussia e Kazakhstan), ravvivare le relazioni commerciali e rafforzare, con uno sforzo comune, il proprio potenziale economico”.

Parole che risuonano come una ammissione di completa dipendenza da Mosca, non solo economica (tra i paesi dell’area l’Ucraina è quello che dipende maggiormente dalla Russia), ma anche per quanto riguarda le scelte geopolitiche e strategiche.

Numerose le reazioni al comunicato. Il Commissario all’Allargamento Štefan Füle, che in mattinata, dopo la bocciatura dei sei disegni di legge, sembrava pronto al secondo viaggio settimanale verso Kiev, ha annullato il tutto, reputando qualsiasi altro tentativo inutile, malgrado poche ore prima del voto si fosse detto cautamente ottimista. Non è esclusa la convocazione di un Consiglio Affari Esteri da parte dell’Alto Rappresentante Catherine Ashton per discutere della questione.

Forti anche le reazioni interne. Alla bocciatura dei provvedimenti in favore della Tymošenko, in aula, l’opposizione ha urlato “Vergogna” e si è spinta, attraverso Arseniy Yatsenyuk (attuale leader di “Bat’kivščyna“, partito della stessa Tymošenko), a chiedere le dimissioni del governo e l’impeachment per Janukovyč che, sempre secondo Yatsenyuk, non agirebbe per l’interesse del Paese.

La scelta ucraina quindi, in apparenza netta, lascia invece spazio a molti interrogativi. Come ha detto lo stesso Linkevičius, “la scelta non è chiara”, in quanto la Eastern Partnership rappresenta per l’UE un progetto di cooperazione “elastico”, che include paesi come la Moldavia e la Georgia che ripongono molte aspettative nell’UE, ma anche la Bielorussia che è parte dell’Unione Doganale con la Russia e l’Azerbaijan che non aspira in alcun modo ad aderire all’UE, neanche in un futuro lontano. Nelle sue parole, l’Ucraina non aveva che da scegliere il “livello” del dialogo con l’UE, cosa che invece non ha fatto, neanche con il comunicato odierno (dove lascia aperta una porta, pur chiedendo il coinvolgimento di Mosca).

Vince l’amarezza comunque, per quello che rappresenta a tutti gli effetti, per la strategia di dialogo UE, un fallimento. Le ritorsioni economiche, le promesse (Janukovyč il 9 novembre era a Mosca, accordo “di favore” sul gas in vista?) e i metodi di Mosca hanno sempre la loro efficacia.

Nell’immagine, del marzo 2005, un incontro tra l’allora premier ucraina Julija Tymošenko e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin (photo: Wikimedia Commons)

Print Friendly, PDF & Email

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

Check Also

Caucaso: in mezzo alla crisi tra Russia e Turchia

L’abbattimento, qualche settimana fa, del bombardiere russo Su24 ha scatenato una grave crisi diplomatica tra …