27 e 28 novembre, Vilnius: un vertice che potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra l’UE ed alcune delle ex Repubbliche Sovietiche. Dal 2009 infatti, l’UE ha dato vita alla Eastern Partnership (EaP), con l’obiettivo di approfondire i legami economici e commerciali con Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Ucraina e Moldavia. Proprio quest’ultima appare come la più vicina a firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.
La Commissione Europea le ha infatti ultimamente riconosciuto importanti passi avanti: la riforma del Ministero dell’Interno, la maggiore cooperazione transfrontaliera contro la criminalità e la maggiore attenzione verso i diritti umani. Questo malgrado la situazione politica ed economica del Paese non sia delle più rosee: terra incastrata fra Ucraina e Romania, è uno Stato che non ha ancora trovato la sua identità. Dal 27 agosto 1991, giorno in cui ha conquistato l’indipendenza, la Moldavia ha dovuto fronteggiare gravi difficoltà economiche, corruzione e l’ingombrante influenza di Mosca.
A peggiorare la situazione, è poi la questione Transnistria. La travagliata vicenda di questa regione, confinante con l’Ucraina, ha avuto inizio durante la dissoluzione dell’URSS: l’armata russa di stanza a Tiraspol proclamò l’indipendenza del territorio, senza che questa fosse però riconosciuta da alcun organismo internazionale. All’epoca la Transnistria era una delle regioni più ricche della Repubblica Moldava, nonché uno dei più grandi arsenali di armi sovietiche. Ancora oggi proprio il commercio di armi, per lo più illegale, è alla base dell’economia di Tiraspol, dove la corruzione regna sovrana. Composta da una maggioranza di popolazione russa, ha sempre rifiutato di entrare a far parte della Moldavia e, da ormai più di vent’anni, permane una pace armata.
In questo contesto, il 3 novembre scorso si è svolta una grande manifestazione, il cui messaggio era “vogliamo l’Europa”. La capitale moldava Chişinău si è riempita di folla che sventolava bandiere nazionali ed europee. Un grande successo, perché i partiti filoeuropei, sostenuti da un elettorato giovane e urbano, finora avevano faticato ad unirsi, lasciando così maggior potere ai filorussi. Diversamente da altre occasioni, in questa manifestazione popolare non è stata menzionata la riunificazione alla Romania, fortemente voluta da una parte di elettorato.
Proprio nei giorni in cui si organizzava la grande manifestazione pro Europa, sono giunti degli avvertimenti: “l’inverno sta arrivando”, ha affermato il Vice-Primo Ministro russo Rogozin. Questa frase è più di una velata minaccia: la Moldavia per la fornitura di gas dipende dalla compagnia statale russa Gazprom. Senza il gas russo l’inverno si prospetterebbe molto freddo. Non solo, ma molti moldavi lavorano in Russia e Rogozin ha fatto sapere che potrebbero sorgere delle difficoltà per questi lavoratori, così come è accaduto per il vino e le mele moldave, le cui importazioni in Russia sono stata sospese per motivi “sanitari”, che, nella giusta interpretazione, sta per “motivi politici”.
Motivi politici non legati solo ad una questione di orgoglio, ma anche a fattori economici. Mosca sta creando un’area di libero commercio simile a quella che l’Europa offre ai partner dell’EaP. Questo le permetterebbe di mantenere inalterata la sua influenza nell’area e sfidare la vicina Unione Europea sul piano economico. La principale differenza fra i due sistemi, quello europeo e quello russo, sta nei benefici che Paesi come la Moldavia potrebbero ottenere. Per Chişinău sarebbe piuttosto semplice rientrare nella sfera d’influenza russa: nessun rischio di veder compromessi i suoi export verso Mosca, fornitura del gas garantito, meno problemi con la Transnistria che è fortemente filorussa.
Tutti però benefici a breve termine. Nel lungo periodo pochi sarebbero i miglioramenti che l’Unione Doganale con la Russia potrebbe apportare al benessere della popolazione. La proposta europea di contro, offre pochi o quasi nessun beneficio a breve termine: le aziende moldave dovrebbero adeguarsi alle normative di sicurezza e sanitarie dell’UE, il governo dovrebbe approvare numerose riforme. Guardando, però, con uno sguardo lungimirante, l’Europa offre molteplici occasioni alla Moldavia per aumentare il proprio benessere e modernizzarsi, sconfiggere la corruzione interna, riavvicinarsi alla Romania (anche se un’unificazione è fuori discussione) ed entrare a far parte di un grande mercato in cui riversare i propri prodotti.
Anche l’UE non ha interessi di breve periodo nel siglare un accordo con la Moldavia: la sua economia è fragile, è povera di risorse naturali e non ha ancora un’identità nazionale formata. Di contro, stringere un patto con questo Paese significherebbe rendere maggiormente sicuri i confini europei, perché uno Stato che oggi appare come confuso sul proprio futuro, domani potrebbe essere fonte d’instabilità per l’intera area.
Nell’immagine Iurie Leancă (sulla destra), premier moldavo, in compagnia del premier rumeno Victor Ponta (a sinistra) e di José Manuel Barroso, durante la sua recente visita a Bruxelles, che nei prossimi giorni Rivista Europae vi descriverà nei dettagli (photo: European Commission, multimedia)
Europae Rivista di Affari Europei
