mercoledì , 20 giugno 2018
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Photo © European Commission DG ECHO, 2013, www.flickr.com

RCA, Rep. Centrafricana: un voto per stabilizzare

Il 30 dicembre 2015 si è svolto in Repubblica Centrafricana il primo turno delle elezioni Presidenziali che dovrebbero mettere fine al governo di transizione guidato, sin dal gennaio 2014, da Catherine Samba-Panza.

3 anni di guerra

La situazione nel Paese rimane tuttavia molto delicata: da ormai 3 anni la Repubblica Centrafricana è attraversata da una guerra civile che vede contrapposte l’alleanza tra le milizie riunite sotto la sigla Séléka (prevalentemente musulmane e supportate da mercenari provenienti da Ciad e Sudan) e quelle prevalentemente cristiane Anti-balaka.

La violenza e la complessità della situazione hanno causato una grave crisi umanitaria e l’intervento della Comunità Internazionale, presente nel paese in tre forme differenti: tramite la missione MINUSCA (a guida ONU), EUFOR-RCA (a guida UE) e l’operazione Sangaris (guidata dai francesi).

L’iter del voto

Il 13 dicembre 2015 – dopo alcuni ritardi – si è svolto il referendum costituzionale che ha portato all’adozione della nuova costituzione, che prevede – oltre alla formazione di un Parlamento di 105 seggi – anche l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, con mandato quinquennale. Tali elezioni erano già state rinviate numerose volte per motivi di sicurezza e organizzativi.

Finalmente, il 30 dicembre, la popolazione si è potuta recare ai seggi ed esprimere la propria preferenza tra i 30 candidati. Le elezioni si sono svolte in relativa tranquillità e lo spoglio elettorale è in fase molto avanzata: circa la metà delle schede sono già state contate, con un’affluenza che ha raggiunto circa il 77%. Al momento, Anicet-Georges Dologuélé con 259,211 voti e Faustin Archange Touadéra con 222,391, guidano la contesa, aprendo così la possibilità di un secondo turno da tenersi, eventualmente, il 31 gennaio.

Verso la stabilità?

Le elezioni presidenziali sono un momento molto delicato per un Paese che sta gradualmente uscendo da una situazione di forte instabilità interna. Tra gli elementi di maggiore preoccupazione ci sono la necessità di smobilitare e reintegrare le milizie armate ancora attive, di fare in modo che i candidati accettino il risultato elettorale e di fare in modo che la presenza di attori “stranieri” sul territorio venga accettata, anche dopo l’elezione di un nuovo governo.

Purtroppo, le recenti notizie non fanno ben sperare. È infatti recente la notizia di circa 16 candidati che hanno cominciato ad avanzare dubbi circa la regolarità delle elezioni. Sono in corso negoziati interni – facilitati dall’inviato ONU Parfait Onanga-Anyanga e dal capo di MINUSCA Balla Keita – per far sì che lo spoglio proceda senza intoppi.

Oltre a ciò, Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario Generale ONU Ban Ki-moon, ha confermato la richiesta di aprire una nuova investigazione riguardante i casi di presunti abusi sessuali dei caschi blu su cittadine minorenni, avvenuti nella capitale Bangui. Questo potrebbe favorire l’attività delle milizie armate ancora attive, incoraggiando attacchi sia contro la popolazione recatasi al voto, sia contro le missioni internazionali presenti nel Paese a tutela della sicurezza e stabilità.

La fine dello spoglio elettorale e l’annuncio dei risultati sarà il momento chiave per capire se la Repubblica Centrafricana è decisa a lasciarsi alle spalle 3 anni di guerra civile. ann

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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