martedì , 18 dicembre 2018
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Una fiera del commercio di armi a Houston © M Glasgow - www.flickr.com, 2007

Armi convenzionali: entra in vigore l’accordo sul commercio

L’Arms Trade Treaty (ATT) è un accordo globale siglato in ambito ONU, che ha come obiettivo la regolamentazione del commercio di armi convenzionali. Al tempo del primo approfondimento di Europae in merito, si era appena passati dalla fase della firma del Trattato a quella della ratifica vera e propria, senza la quale simili accordi non possono ritenersi applicabili. Ad aprile 2013 i Paesi che avevano ratificato l’ATT erano solo 11 e molti analisti si chiedevano se anche tale accordo, come altri firmati e mai ratificati, fosse destinato ad entrare nel dimenticatoio.

Contrariamente ad ogni previsione, invece, il 24 dicembre 2014, il Trattato è entrato ufficialmente in vigore, divenendo quindi giuridicamente vincolante per i 61 Paesi che ad oggi lo hanno ratificato. La note positive sono almeno due: innanzitutto che in tale gruppo vi rientrano 6 dei 15 maggiori produttori ed esportatori di armi al mondo, ossia Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. In secondo luogo, tutti i Paesi europei, ad esclusione della Grecia che per adesso ha solo firmato il Trattato, sono parti dell’accordo, evidenziando la volontà e la necessità dell’UE della ricerca di una posizione comune, anche in casi di accordi così delicati. La motivazione per la ricerca di una posizione comunque è abbastanza chiara: l’UE dispone già di un programma che ha l’obiettivo di tracciare il commercio e l’utilizzo illecito di armi convenzionali. Tale progetto rende il nome di iTrace, programma che tramite l’utilizzo dei dati raccolti dal team di investigatori del Conflict Armament Research (CAR), riesce a geo-localizzare una grande quantità di armi, soprattutto di medio e piccolo calibro. Tale progetto ha per certi aspetti obbligato i Paesi UE – nonostante i grossi interessi economici in gioco – ad uniformarsi e ad accettare l’ATT.

La nota negativa di questo processo di ratifica è l’assenza dei tre più grossi esportatori di armi convenzionali al mondo, cioè Cina, Russia e Stati Uniti. Le motivazioni sono molte e complesse: in primis,  una storica reticenza di questi Paesi a limitare il proprio spazio d’iniziativa attraverso la ratifica di accordi multilaterali vincolanti. In secondo luogo, un ruolo di non poco conto lo giocano gli interessi economici che ruotano attorno al commercio di armi, e infine una buona dose di politica di potenza reciproca non è da escludere.

Tuttavia, nonostante l’assenza dei tre grandi, c’è comunque spazio per l’ottimismo. Infatti, ad una più estesa analisi dei molti accordi firmati per limitare o regolare il commercio o l’uso di certi armamenti, è facile evidenziare come la loro caratteristica comune sia proprio l’assenza di Cina, Russia e Stati Uniti. Basti pensare alla Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione, anche conosciuta come Trattato di Ottawa e firmata nel 1997. In quel caso, addirittura, oltre ai tre Paesi sopracitati, anche l’India, l’Arabia Saudita, l’Iran, il Pakistan o il Vietnam non sono parte dell’accordo. Questo avrebbe dovuto ridurre in modo considerevole le conseguenze positive che tale intesa avrebbe potuto portare. In realtà, l’applicazione estesa e ben articolata da parte di tutti gli altri firmatari, ad oggi 162, ha portato ad una riduzione di 2/3 del numero di vittime causate dalle mine antiuomo e ad quasi totale scomparsa del commercio di tale arma.

Ovviamente, dato che il numero dei Paesi parte dell’ATT difficilmente includerà la Russia o gli Stati Uniti, sarà difficile quantificare gli effetti positivi nel medio termine. Nonostante questo, non è assolutamente da escludere che nell’arco di un decennio sia possibile registrare importanti progressi portati dall’accordo, ripetendo il successo del Trattato di Ottawa. Certo, l’ATT non ha l’obiettivo di bandire l’uso di armi convenzionali – obiettivo impossibile fintanto che varrà il diritto all’autodifesa – ma di regolarne il commercio, in modo da poterne tracciare tutto il ciclo vitale: dalla sua produzione, al suo utilizzo fino al suo smantellamento. In sostanza, l’ATT potrebbe estendere considerevolmente l’impatto dei progetti come il già citato iTrace, rendendo virtualmente impossibile il commercio e l’utilizzo illecito delle armi convenzionali.

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L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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